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Teorie sulla modernizzazione

Teorie sulla modernizzazione


Le tesi sulla modernizzazione: La minore stabilità (a partire dagli anni settanta) delle condizioni economiche, hanno indotto a delle riflessioni sugli apparati pubblici, ai quali viene richiesta più qualità efficienza, e riduzione dei costi, che fanno gonfiare troppo la spesa pubblica. Hanno quindi preso piede delle teorie sulla modernizzazione del servizio pubblico, prima fra tutti Il
1) NPM(New public Management ):  è il filone di studi più diffuso e prescrittivo, mira all’efficienza delle P.A. l’amministrazione non è più pensata come un unico settore con norme strutture metodi di direzioni uniformi, ma piuttosto come un settore dell’economia con più amministrazioni con proprie strategie in competizione , quindi mira alla frantumazione delle grandi amministrazioni come i ministeri in unità più ridotte , dimensionate su un solo tipo di servizio/prodotto onde evitare una sovrapposizione di responsabilità e di compiti, di rendere così piu trasparenti i costi, e dare più autonomia ai dirigenti responsabili delle unità .Il succo sta nella competizione.
2)Il filone della governance  :  pone l’accento sul superamento delle forme dirigistiche verticali, e promuovo l’emergere di relazioni orizzontali e cooperative tra stato e società. Non più modelli burocratici separati dalla società, ma reti di attori privati e pubblici , sono consorzi tra amministrazioni associazioni imprese, che integrano le pubbliche amministrazioni e colmano le insufficienze lasciate dal progressivo ritiro del welfare state.
3)La tesi della post democrazia: è la tesi della necessaria e rigorosa separazione tra pubblico e privato.  La collusione tra pubblico e privato porta in sé il rischio di una rinuncia dei governi a un ruolo distinitivo del servizio pubblico che comporta una venir meno delle responsabilità nel fornire un servizio equo a tutti, e anche la difficoltà dei cittadini di controllarne l’operato. In questo modo il servizio (che spetta di diritto al cittadino) diventa post-democratico, il governo risponde solo delle politiche generali, ma non dell’attuazione in dettaglio. Questa strategia crea una classe speciale di aziende con accesso alla politica e al pubblico, che aumenta anche il la corruzione. Proprio perché non c’è una privatizzazione definitiva, la relazione tra autorità pubblica e fornitore diventa costante per cui il lobbysmo e la tentazione di mutuo scambio di favori diventa una costante.
La modernizzazione di fatto: Un fenomeno che è certamente cresciuto a vista d’occhio, è quello del ricorso ai contratti, per la gestione e produzione di politiche pubbliche. Con questa prassi si indebolisce al quanto la distinzione tra atti di diritto pubblico (che sono unilaterali e imperativi in quanto regolano interessi pubblici), ed atti di diritto privato. Il ricorso al contratto può assumere diverse forme: la più classica, è quella in cui il pubblico vende servizi in concessione a uno o più potenziali acquirenti, dunque qui l’amministrazione è l’agente principale e pone determinate clausole al secondo agente per assicurarsi che gli obbiettivi vengano rispettati. La differenza tra questa forma classica e le altre sta nel fatto che mentre nel primo caso si può distinguere un agente principale (il pubblico) nel secondo, no. Infatti nel secondo caso sono accordi tra più parti che si impegnano a cooperare per un obbiettivo comune. Mentre molta letteratura sul N.P.M. si è focalizzata nel primo tipo, è il secondo invece che sta prendendo piede. I primi vengono chiamati da Bobbio contratti d’agenzia (agente principale), i secondi (contratti di cooperazione).



Tratto da SOCIOLOGIA DEL LAVORO di Antonio Grisolia
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