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Gli anni '20 e le Avanguardie: l'espressionismo


Gli anni '20 sono per il cinema uno dei periodi più vivaci e interessanti per quanto riguarda la sperimentazione sul piano formale.
In questi anni l'industria cinematografica americana va affermandosi come punto di riferimento per le cinematografie mondiali, mentre l'Europa vive la grande stagione delle Avanguardie.
In realtà, il fenomeno delle Avanguardie interessò un numero molto ridotto di registi e film, ma ha contribuito all'evoluzione del linguaggio cinematografico e lasciato una preziosa eredità per il cinema “commerciale”.

Importante è anche il fatto che molti registi fuggono dai loro Paesi e arricchiscono il cinema di quelli dove trovano rifugio.
Per esempio, i generi americani per eccellenza, il noir e l'horror, devono molto all'esperienza espressionista.
Tra le esperienze delle avanguardie non ci sono tratti in comune, se non il rifiuto dei canoni del cinema “commerciale” e della tradizionale concezione di arte.

L' espressionismo cinematografico nasce e si sviluppa nella Germania degli anni '20.
Proprio nel 1920 esce “Il gabinetto del dottor Caligari”, film diretto da Robert Wiene e manifesto dell'esperienza espressionista.
L'espressionismo cinematografico raccoglie quella che è l'eredità della medesima esperienza delle altre discipline artistiche, come la pittura, la scultura, ma soprattutto il teatro: il teatro espressionista esprime un nichilismo esasperato che rifiuta i canoni dell'alta borghesia e concepisce il palcoscenico come il luogo più adatto per esprimere i “chiaroscuri dell'anima”.
I film espressionisti possono essere basati su un'opera letteraria già esistente, come il “Nosferatu” di Murnau che si identifica come adattamento del “Dracula” di Bram Stoker, oppure essere basati su una sceneggiatura scritta appositamente senza riferimenti a opere terze.

Caratteristiche fondamentali sono:
• i titoli, che riferiscono sempre a luoghi abituali che introducono poi altre peculiarità.
• valenza metaforica: personaggi dalle personalità multiple o dall'identità incerta, sdoppiamenti, personalità demoniache, viaggi, ecc.
• gli oggetti, che non sono più oggetti di scena ma vengono soprattutto dipinti nei fondali e assumono una valenza drammatica.
• linee sghembe, spezzate e oblique, che caricano il film di tensione e della sensazione di un pericolo imminente.
• fondali su cui vengono dipinti luci, ombre e oggetti.
• recitazione enfatica, movimenti innaturali, trucco pesante.
• contrasti chiaroscurali dell'impianto luministico.

Il gabinetto del dottor Caligari” esce a Berlino nel 1920 e riscuote un grande successo di pubblico e di critica, tanto che si parlerà del fenomeno del “caligarismo”.
In un primo momento doveva essere girato da Fritz Lang che tuttavia era impegnato nella realizzazione di un altro film e fu per questo affidato a Robert Wiene, mentre fu sceneggiato da Carl Mayer e Hans Janowitz.
Il protagonista è Francis, un uomo ancora abbastanza giovane che, all'inizio del film, troviamo in giardino intendo a raccontare a un conoscente una vicenda accaduta tempo prima. Questo racconto, che occupa gran parte del film sotto forma di flashback, ruota attorno alle figure del Dottor Caligari e di Cesare: Caligari è un illusionista, che ci viene presentato come una creatura demoniaca che svolge la sua attività all'interno di una fiera; il suo numero di maggior successo consiste nel sonnambulo Cesare, soggiogato così da fargli commettere azioni criminose.
Durante uno degli spettacoli è presente anche un caro amico di Francis, che chiede a Cesare, “in grado di predire il futuro”, quanto vivrà. La risposta di Cesara sarà: “fino all'alba”.
Cesare tenterà anche di rapire la donna di cui Francis è innamorato e alla fine del racconto si scopre il dottor Caligari è in realtà il direttore di una clinica psichiatrica e viene internato.
Tuttavia, quando il flashback si chiude e si torna alla cornice narrativa, lo spettatore comincia a vedere Francis come non affidabile e a pensare al racconto come frutto della sua immaginazione.
Alla fine del film lo spettatore scopre che Francis soffre di disturbi psichici e che tutti i personaggi del racconto sono suoi compagni all'interno della clinica psichiatrica dove è internato.
Il finale, in realtà, è molto aperto e insinua nello spettatore il dubbio circa la vera identità del direttore della clinica.
La parte costituita dal flashback costituisce il trionfo dello stile espressionista: dominano le linee sghembe e spezzate, contrasti chiaroscurali molto forti, recitazione enfatica, movimenti innaturali, trucchi esagerati e uso del mascherino.

In questi anni in Germania si possono individuare altre due tendenze:
• il Kammerspiel, o cinema da camera, che si basa sul Kammerspiel teatrale e valorizza i movimenti di macchina a discapito delle didascalie.
• La Nuova Oggettività, i cui film risentono molto dell'atmosfera in cui era immersa la Germania di questi anni, appena uscita sconfitta dalla Grande Guerra e con un tasso di disoccupazione e inflazione alle stelle.

Tra i film più celebri dell'esperienza espressionista ricordiamo “Nosferatu”, film del 1922 diretto da Murnau.
Murnau è uno dei registi più importanti della storia del cinema, con una formazione da storico dell'arte, da cui deriva il suo gusto compositivo e figurativo.
Egli muore molto giovane, mentre girava “Tabù”, ma nonostante questo riesce a produrre un numero consistente di film.
“Nosferatu” costituisce un punto di riferimento anche per il cinema horror, tanto che Murnau è considerato l'autore delle scene più inquietanti del cinema tedesco e non solo.
Il film è girato in gran parte in esterni e gli interni sono autentici, quindi non ricostruiti in studio.
Il protagonista è Hutter, giovane agente immobiliare sposato, che conduce una tranquilla vita borghese in una cittadina della Germania.
Il suo principale gli chiede di recarsi nei Carpazi per discutere della vendita di una casa con il conte Orlok, che in realtà è Nosferatu.
Hutter nel frattempo sta leggendo un libro sui vampiri, di cui fermamente rifiuta l'esistenza.
Il viaggio di Hutter verso il castello del conte Orlok è stato interpretato come viaggio iniziatico: dalla dimensione della piccola borghesia Hutter giunge in una dimensione dominata dalla libido, incarnata nel vampiro.
Hutter viene inizialmente scortato da una carrozza il cui conducente, attraversato il ponte, avverte l'uomo che non andrà oltre perché da quel punto cominciava la “terra dei fantasmi”.
Egli viene quindi raggiunto da un'altra carrozza, mandata da Orlok, il cui conducente è un individuo ambiguo e dati tratti inquietanti.
Giunto al castello, Hutter incontra il Conte Orlok, ripreso a figura intera e inscritto in due volte (scena più celebre del film). Continuando a leggere il libro sui vampiri, Hutter capisce che Orlok in realtà è Nosferatu, il quale si sta avvicinando alla sua camera per attaccarlo.
Nel frattempo, la moglie di Hutter, Ellen, dotata di capacità sensitive, capisce che il marito si trova in pericolo e inspiegabilmente riesce a fermare l'attacco.
Hutter riuscirà a fuggire e mandare una lettera alla moglie avvisandola del suo ritorno, mentre Nosferatu è giunto, trasportato da una nave, nella piccola cittadina tedesca.
Insieme a lui, giungono anche i topi, responsabili della diffusione di una grave epidemia di peste.

Nonostante il film sia girato in gran parte in esterni e gli interni non siano ricostruiti in studio, Murnau riesce con grande abilità ad inserire soluzioni che rispecchiano i canoni dell'espressionismo:
• Linee spezzate e sghembe che caricano il film di drammaticità.
• Porte che si aprono e chiudono da sole, per sottolineare una dimensione altra e la sensazione di pericolo imminente.
• Montaggio del negativo durante il percorso della carrozza che trasporta Hutter per sottolineare il passaggio da una dimensione all'altra.
• Forti contrasti chiaroscurali.

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