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Mostri e antieroi. Monicelli, Risi e Scola


Da distaccare in questo periodo l’opera fondamentale di Mario Monicelli che ha dichiarato ambizioni drammaturgiche spettacolari ed inedite e ha fondato una propria casa di produzione. La realizzazione di La grande guerra lo ha portato a contatto con la storia collettiva e cercherà di seguire su questa strada con I Compagni (1963). Con L’armata Brancaleone utilizzerà i modelli dei poemi eroicomici per raccontare la parabola degli italiani verso i paradisi di un miracolo economico alla portata di tutti, seguiranno altri due episodi della saga meno riusciti. Tra i registi della commedia si rivela il più attento alle osservazioni antropologiche nei confronti di quella specie che sono i “perdenti nati”.  Ritorna a tematiche di attualità con La ragazza con la pistola (1968) raccontando il difficile cammino d’una ragazza siciliana nel compiere il salto dai costumi e dai condizionamenti medievali della sua terra. Monicelli prendendo atto della crisi ha continuato a rinnovare e nobilitare la commedia. Con un borghese piccolo piccolo (1976) segna la presa d’atto della fine di un’epoca, e dalla irrapresentabilità degli italiani per perdita irreversibile di tutti i caratteri positivi.
Luigi Comencini, con Tutti a casa (1960) si affianca a Monicelli raccontando l’antieroico viaggio del ritorno d’un gruppo di soldati sbandati all’indomani dell’8 settembre 1943, insieme al viaggio di risalita morale. Il regista si dimostra insofferente ai confini territoriali girando in svariate parti d’Italia.
Dino Risi gira una specie di quadrilogia non dichiarata Una vita difficile, il sorpasso, La marcia su Roma, I mostri. In cui sottolinea dalla liberazione agli anni del boom la caduta progressiva della moralità dell’italiano medio e delle sue speranze. Il regista è in gradi di adattare i suoi racconti alle nuove cadenze del rock and roll si Celentano e Mina; anticipando nuove forme di racconto per immagini in cui la musica è decisiva. Gassman sarà l’attore che meglio interpreta i personaggi di Risi. Negli anni Settanta si registra un importante svolta nella sua filmografia: con In nome del popolo italiano e Mordi e fuggi (1972- 1973) dichiara chiaramente le sue intenzioni ideologiche. Con la metà degli anni Settanta si comincia a notare una marca stilistica più nostalgica girando I nuovi mostri con Monicelli e Scola con esiti disastrosi.
Ettore Scola ha lavorato a lungo come negro per varie produzioni e scrive con Maccari il soggetto e la sceneggiatura de Il sorpasso. Esordisce registicamente nel 1064 con Se permette parliamo di Donne il secondo film riprende invece i motivi del Sorpasso denunciando con più forza il trasferimento di capitali all’estero La congiuntura (1964). Al successo di Scola si deve aggiungere l’apporto fondamentale dato da operatori, montatori e compositori eccezionali. Nei primi Settanta gira Torino-Trevico parlando della difficile integrazione di un giovane meridionale alla Fiat. Si destreggia nell’esplorazione dei sentimenti privati con C’eravamo tanto amati (1974) e Una giornata particolare (1977). Il suo cinema vuole metabolizzare la lezione dello straniamento Brechtiano sperimentando anche le unità di tempo e luogo: La famiglia, Ballando Ballando, La cena.
Da sottolineare in questo periodo Nanni Loy con una notevole capacità di direzione degli attori, Luigi Magni, Pasquale Festa Campanile, Luciano Salce.
Tratto da STORIA DEL CINEMA ITALIANO di Asia Marta Muci
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