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Rossellini e neorealismo


Il neorealismo è una corrente involontaria, ci sono autori molto diversi che condividono lo stesso spazio e promuovono a storia molti signor nessuno. Grazie a Rossellini il cinema si libera della tradizione teatrale, letteraria e figurativa consacrando la nascita del cinema moderno con una sequenza di Roma città aperta. C’è un cambio di polarità, il cinema influenza la letteratura con le sue tematiche e metodologie. Il neorealismo vuole abbracciare tutto il territorio italiano e dar voce a tutte le forme dialettali, i piani non sono prefissati ma si lascia che la macchina da presa incontri la realtà naturalmente. La Padania ed il Po sono visti come culla della civiltà e modernità mentre il meridione è apprezzato per la fissità e rappresentatività dei suoi riti. Quelle soluzioni registico stilistiche che porteranno al successo Rossellini, sono date in realtà dalla necessità oggettiva di rispondere a problemi di mancanza di mezzi. Rossellini rappresenta l’uomo medio di educazione cattolica, affascinato dal fascismo per il cambiamento proposto e deluso nelle speranze dalla ferocia dei mezzi e la guerra. Con Roma città aperta si cerca di dimostrare che a Roma vi fosse un diffuso antifascismo maturato nel contatto con la violenza.
Nel 1947 realizza Germania anno zero, che restituisce un senso di chiusura delle speranze, la macchina da presa segue il protagonista nella ricerca di confronto in un mondo che lo ha spinto ad uccidere il padre. L’autore con quest’opera rimanda un’immagine forte di crisi personale e ideologica. Alla fine degli anni 40 gira due episodi di L’amore in cui cerca anche stilisticamente delle nuove risposte al senso del vivere, ricerca segnata da una forte componente eucaristico cattolica. Dagli anni 50 si apre la fase che lega Rossellini a Ingrid Bergman con Stromboli (1951) e Viaggio in Italia (1952). In questa parte della sua filmografia si integra l’indagine del reale con la ricerca esistenziale sulla vita, sul vuoto filosofico e sul silenzio di Dio nei momenti di disperazione. In Rossellini bisogna notare una tensione costante al superamento di se stesso senza accontentarsi della rendita. Nel 1954 gira La paura in cui rinuncia totalmente a far sentire la sue presenza registica; sfiduciato dalla critica si reca in India per un periodo tornato dal quale,  girerà Il Generale della Rovere (1959) che gli restituirà pieni poteri e gli permetterà di riacquisire i crediti perduti.
Tratto da STORIA DEL CINEMA ITALIANO di Asia Marta Muci
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