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I media e la sfera pubblica nell’età moderna

E’ nell’età moderna che la stampa cresce interagendo coi moti politico-culturali.
Lo scenario della comunicazione sul quale irrompe l’invenzione della stampa è costituito dall’uso dei dialetti locali, ma già Dante, Petrarca e poi Boccaccio cominciarono a scrivere in volgare, mentre Lutero tradusse la Bibbia nel tedesco parlato.
Gutenberg portò una rivoluzione perché per la prima volta la gente comune poteva accedere alla cultura. Questa realtà fu intuita da Lutero, infatti prima di lui i movimenti di contestazione alla Chiesa di Roma erano falliti proprio per la mancanza di strumenti di comunicazione. 
Lutero voleva riformare la Chiesa dall’interno perché troppo gerarchica e avida di ricchezze; promuovendo la lettura personale della Bibbia valorizzò i fedeli così diminuì l’importanza del sacerdote. Le sue 95 tesi originali affisse nel 1517 sulle porte della chiesa d’Ognissanti erano scritte in latino ed erano contrarie alla vendita delle indulgenze per costruire S. Pietro.
Tra il ’17 e il ’20 le trenta pubblicazioni di Lutero vendettero trecentomila copie.
Dopo la scomunica fu il principe di Sassonia a metterlo in salvo con un finto rapimento e nel rifugio di Wartburg tradusse la Bibbia in tedesco componendo uno standard linguistico comprensibile da tutti i tedeschi e allargando la base dei lettori invogliò a leggere individualmente. La sua fu una rivoluzione perché indirettamente promuoveva il pensiero critico e i diritti del cittadino nei confronti del potere. Anche Calvino poi si ribella alla Chiesa nel 1536 con la teoria della predestinazione.
Questa battaglia religiosa fu combattuta principalmente sulla carta stampata; la Bibbia completa fu il primo long seller. 
I pamphlet polemici arrivarono a tirature molto elevate; questi spesso venivano letti per chi non sapeva leggere e dunque la comunicazione verbale si alleava a quella stampata. Le discussioni poi proseguivano nelle taverne, al mercato, nei ristoranti-pensioni e così nacque un’opinione pubblica, ma anche il fenomeno dell’ascendente di alcune persone sulle altre, la leadership sociale.
Anche i poteri della politica e delle istituzioni si misurano sull’efficacia dei pamphlet e dell’opinione pubblica, come il contrasto tra l’imperatore Carlo V e Francesco I che si svolse sulla carta stampata e nella sfera pubblica.
Le rivolte non avvennero solo in campo religioso, infatti i contadini insorsero contro  principi perché nella debolezza di papato e impero si affermò il principato nel quale il cittadino era ancora più asservito. La lotta per la supremazia il Europa parte nel 1519 con l’elezione imperiale di Carlo d’Asburgo. Fallisce il tentativo di unificare l’Europa e si affermano gli Stati nazionali; nel frattempo nella Chiesa cattolica ci sono alcuni segnali di rinnovamento che partono dai libri e dalla cultura come il neotomismo, fondazione di ordini religiosi orientati alla povertà, di grande rilievo sarò la fondazione dei Gesuiti di Ignazio di Loyola, ma allo stesso tempo il Concilio di Trento ridefinisce i dogmi soprattutto in Italia e Spagna.
Dalle annotazioni di Pierre L’Estoile emerge la prima guerra mediatica attraverso dispute in piazza, manifesti, fascicoli; c’erano le satire della “Mappa del Papismo”; l’assassinio ei fratelli Guisa per mano di Enrico III immortalato in xilografie:incisione immagini su tavolette di legno.
Questa è detta anche l’età dei pamphlet dal ’59 al ’72 ne uscirono trenta l’anno e assunsero toni violenti dopo la notte di San Bartolomeo quando vennero assassinati ventimila protestanti. In Francia, con il massacro degli ugonotti e nei Paesi Bassi con la rivolta per l’autonomia, le guerre con spade e fucili erano affiancate da quelle su fogli e manifesti.
Carte, manifesti e fascicoli giravano contro l’oscurantismo religioso e il dispotismo regio.

La stampa in Inghilterra


Nel 1558 in Inghilterra  sale al trono Elisabetta I, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena, consolida la Chiesa anglicana, difende il trono contro Maria Stuart e batte l’Invincibile Armata spagnola assicurandosi la presenza delle navi inglesi sui mari. 
Questo periodo è culturalmente felice: Tommaso Moro scrive Utopia; il teatro fiorisce con Marlowe e soprattutto con Shakespeare. Si forgia il Parlamento che inizialmente ha poca identità e potere, ma è lì che nasce l’opposizione al re, infatti nel 1635 Carlo I Stuart vuole formare una nuova flotta da guerra aumentando le tasse, il Parlamento non approva la decisione e il re lo scioglie, ma la rivolta dei parlamentari  porta ad assumere più controllo sul governo. Questo passo avanti è ottenuto grazie alla società civile, attraverso prediche, manifesti,opuscoli.
L’esecuzione di Carlo I è la conseguenza con la fine della monarchia e la presa al potere in regime repubblicano di Cromwell, che però instaura una dittatura sciogliendo il Parlamento.
In questa “guerra civile” tra Corona e Parlamento c’è la comparsa dei giornali, il Mercurius Aulicus dei reali contro il Mercurius Britannicus dei parlamentari. L’altra novità è il dibattito sulla libertà di stampa promosso da Milton il quale attacca l’ordinanza sulle restrizioni alla stampa e difende la libertà di stampare senza licenza.
Alla morte di Cromwell,Carlo II restaura l’assolutismo e riaccende i rapporti con il Parlamento, escludendo dalle cariche pubbliche i non anglicani, che si divide il due fazioni: Whigs e Tories, innovatori e conservatori monarchici, nascono dunque i partiti politici che promuovono le manifestazioni pubbliche, le pubblicazioni, gli slogan; i Tories fanno circolare cinque milioni di pamphlet;nascono i professionisti dell’organizzazione del consenso e la comunicazione politica.
Dopo il cattolico Giacomo II,le due fazioni chiamano al trono Guglielmo III d’Orange che invase l’Inghilterra facendosi precedere da un fascicoletto dove esprimeva le ragioni del suo agire,la sua sarà detta gloriosa rivoluzione perchè compiuta senza spargimento di sangue.
L’Inghilterra con la monarchia costituzionale scaccia l’assolutismo, diviene la prima potenza commerciale al mondo; decade il Licensing Act, è la fine della censura e del controllo dei giornali, c’è il libero accesso dei giornalisti al Parlamento; i giornali si moltiplicano e aumentano le tirature; si apre la via ai quotidiani grazie al recapito giornaliero della posta.

La stampa e la Francia


La Francia era preda dell’assolutismo di Luigi XIV e ovviamente i media venivano attentamente controllati, però nasce un gruppo di uomini colti che iniziano ad illuminare superstizioni e privilegi; sulla scia dell’Umanesimo,della cultura filosofico-scientifica e della divisione dei poteri di Montesquieu nasce l’Illuminismo, promosso dai Massoni in Inghilterra.
Gli inglesi avevano raccolto i saperi nella Cyclopaedia nel ’28, in Franca Voltaire, Rousseau, Diderot e D’Alambert tra il ’51 e il ’65 creano l’Enciclopedie puro strumento di conoscenza fatto per gli strati alti della società e grande evento comunicativo. Inizialmente era un acquisto per ricchi, ma dato il successo se ne fecero edizioni economiche; attaccata da gesuiti e giansenisti, fu messa all’Indice dei libri proibiti.
Sicuramente la Rivoluzione(1789-1799) ebbe origine dal formarsi di un’opinione pubblica; accanto ai giornali la comunicazione orale per la popolazione analfabeta, valevano molto gli appelli alle passioni, slogan su libertà, fratellanza e uguaglianza, anche la comunicazione visiva era importante come l’abbattimento delle state del Re Sole. 
Nel 1772 esce “Le Journal de Paris”, il primo quotidiano francese, così in dieci anni la Francia viene invasa dai periodici, con la Rivoluzione nasce poi un giornale politico; il mutamento in Francia è molto veloce rispetto all’Inghilterra che impiegò un secolo per giungere a tale consapevolezza politica, ma nei due paesi ci sono state fasi di restaurazioni, in Inghilterra con Carlo II nel 1661, e in Francia con Napoleone nel 1799, questi si rivelerà un grande della comunicazione,infatti durante la campagna d’Italia raccontava di avanzamenti e conquiste creando il mito della sua invincibilità;con lui i giornali di Parigi furono ridotti e impose un controllo.
Le scoperte delle nuove terre in America fatte da Colombo, Magellano,Vespucci, spalancano le porte ai commerci mondiali mescolando popoli e razze. Portoghesi, spagnoli, inglesi e olandesi nel XVI secolo cominciano a porre le basi dei loro imperi coloniali. 
L’emigrazione inglese è costituita soprattutto da puritani che creano proprietà agricole,commerci e fondano Harvard;negli Stati del Sud prevalgono le vaste proprietà terriere gestite con gli schiavi.
I contrasti con la madrepatria nacquero per interessi economici infatti Londra non potendo ammettere competizioni commerciali tassò  tutti i prodotti, la reazione dei coloni fu violenta e portò alla rottura con la madrepatria; le 13 colonie si aggregarono nel Congresso a Philadelphia e il 4 luglio 1976 si dichiararono indipendenti e l’Inghilterra perse la guerra; gli Stati adottarono costituzioni democratiche. La principale novità  istituzionale fu la separazione dei poteri e l’elezione delle cariche pubbliche intorno a un forte potere presidenziale, il primo presidente fu George Washington, quella americana fu una rivoluzione politica e sociale ce affermò una nuova idea di Stato. Tre fattori concorsero a investire le masse popolari di questi avvenimenti:uno scritto di Thomas Paine, un forte associazionismo e i giornali. Benjamin Harris diede vita al primo giornale americano: il “Publick Occurrences Bock Foreign and Domestick”; nel 1704 con John Campbell esce il “Boston News Letter”. James Franklin fa poi uscire il “New England Currant” innovativo nel rapporto col governo perché senza autorizzazione e si rivolge all’elite offrendo informazioni anche di città vicine, poi il fratello ossia Benjamin sviluppa una catena di giornali locali arricchiti da disegni satirici e inserzioni pubblicitarie, dà identità alla professione giornalistica e all’impresa editoriale facendola prosperare. A New York avviene la lotta per la libertà di stampa che si stabilisce nel 1735. tassando i fogli il governo inglese cerca di bloccare lo sviluppo di un’opinione pubblica in America, ma a Boston l’ufficio bolli sulla carta stampata viene distrutto. Ben 42 giornali raccontano della guerra d’Indipendenza e concorrono alla formazione di un cultura politica moderna, democratica  nazionale. Nel 1791 il primo emendamento della Costituzione garantisce la libertà di parola e di stampa.
Lungo i tre secoli e mezzo che vanno dalla metà del ‘400 alla fine del ‘700 la stampa rimase sostanzialmente ferma; era ormai acquisito che un giornale dovesse avere una periodicità almeno settimanale, una buona tipografia, un prezzo accessibile, doveva pubblicare notizie di interesse generale e in tempi ragionevoli, si era avvertita la necessità di un mix fra notizie  e opinioni e la resistenza alle pressioni del potere.
L’alto tasso di alfabetizzazione favorì lo sviluppo dei giornali come anche la linea giornaliera dei vettori a cavallo. Il “The Spectator” arriva a vendere 20000 copie, la chiave è nella formula letteraria: i fascicoli vengono redatti come delle fiction con opinioni contrapposte e per la prima volta anche le donne come interlocutori. 

La stampa moderna


A questo punto si comincia a dare metodo alla ricerca, selezione, confezione e gerarchizzazione delle notizie; si costruisce lo schema delle 5 W: Who? Where? When? What? Why? già intuite da Cicerone. I giornali inglesi introducono l’editoriale con firme di peso e a ordinare le notizie per pagine specializzate, sempre qui si delinea la figura e il ruolo autonomo del giornalista, preparato e responsabile delle notizie.
Nel 1785 John Walter fonda a Londra il “Daily Universal Register” che sarò il “The Times”, inaugura la vendita occulta e sistematica dell’informazione: si fa pagare per non pubblicare qualcosa che potrebbe danneggiare qualcuno. Jonh Walter II crea una rete di collaboratori e corrispondenti guadagnando con l’aumento delle tariffe pubblicitarie e delle tirature; fa un giornale rigoroso e affidabile, libero dal potere; introduce la pressa di stampa a vapore.
In Russia Pietro il Grande cerca di modernizzare il Paese aprendo una tipografia a Mosca, Caterina promuoverà una rivista sul modello dello Spectator. Gli altri paesi europei riuscirono con difficoltà ad imporre i giornali nei regimi assolutistici. In Italia uscirono nel 700 alcune riviste culturali, ma rispettose del potere come “La gazzetta Veneta” di Gozzi; idee innovative emersero dopo con il Risorgimento. In Cina e in India l’editoria era controllata dai governi e solo dopo due secoli si costituì una società civile consapevole dei propri diritti.
Tratto da STORIA DEL GIORNALISMO E DELLA COMUNICAZIONE di Anna Carla Russo
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