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Dante Alighieri – L'apparizione di Beatrice

Dante Alighieri – L'apparizione di Beatrice


Questo secondo capitolo è l'inizio narrativo della Vita nuova. Notiamo anzitutto molte citazioni latine, di sapore biblico e o meno: sia sintagmaticamente sia paradigmaticamente Dante congiunge a conferire autorità alla sua prima prosa, la voce del Vecchio e del Nuovo Testamento a quella dei classici pagani, rappresentata soprattutto dal più grande di loro, Omero.
Per altro verso si affollano le notazioni scientifiche. Il giovane e già maturo Dante si presente orgoglioso di tutti i suoi atouts, ma così vuole anche far intendere che l'incontro con la giovanissima salvatrice non è avvenuto sotto l'insegna del caso ma della necessità provvidenziale, secondo precisi ritmi e precisi rapporti di causa ed effetto, e che la sua rievocazione e il suo effetto si svolgono sotto lo fedele consiglio della ragione. A tale scopo si accalcano la notazione astronomica, quella fisiologica, il cavalcantiano balletto degli spiriti, col quale Dante peraltro si situa  esplicitamente ancora nell'ambito dello Stilnovo e del suo fondatore, il primo amico Cavalcanti.
Si osserverà che la precisione cronologica, passibile di simbolismo, è tanto più notevole in contrasto con l'assoluta genericità geografica che è sempre stata notata nell'opera; Dante si afferrerà alla geografia solo nella Comedìa.
Solennità e tensione sono create anzitutto dalla scelta lessicale, che punta su distesi polisillabi, volentieri in clausola: nascimento e girazione, maravigliare, nutrimento, sicurtade e imaginazione, segnoreggio e segnoreggiare; fra questi prendono particolare spicco i superlativi, per lo più attribuiti a Beatrice: nobilissimo e giovanissima, secretissima e gli avverbi lunghi in -mente.
Quando il lessico non abbia di per sé particolare spessore, lo acquista con le replicazioni, semplici o in figura di poliptoto: del suo anno nono...del mio nono; cominciò a tremare... e tremando disse. E l'apparizione di Beatrice è caratterizzata da un'inusuale catena floreale di aggettivi che svariano dal morale al fisico: nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno, cinta e ornata.
La sintassi va nella stessa direzione di contenuta nobiltà, con periodi mai elementari ma nemmeno troppo folti di subordinate: tra le quali è interessante vedere che dominano, dopo le ovvie relative, le consecutive, cioè lo stesso tipo di secondaria che è così largamente diffuso nelle poesie stilnovistiche di Dante, a segnare la necessaria consecuzione di una causa, l'azione della donna salvifica, e di un effetto in Dante stesso, secondo un rapporto di tensione e distensione. Solennità è data anche dalla collocazione del verbo in fondo alle frasi. Sicuri sono anche i collegamenti da periodo a periodo, con anafore, espressioni temporali, riprese pronominali. Dante trasferisce formule e colori della poesia stilnovistica in un dettato molto più maturo e articolato di un Novellino.

Tratto da STORIA DELLA LINGUA ITALIANA di Gherardo Fabretti
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