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La nascita del canto monodico e del melodramma


Fissato il punto centrale del discorso, sarebbe comunque difficile elencare tutte le caratteristiche dello stile musicale barocco. Ci limiteremo dunque a enucleare i tratti più vistosi e fondativi, tra i quali spicca quello dell’inversione radicale del rapporto musica – poesia. La polemica nasce in seno alla Camerata Fiorentina, un gruppo di nobili che nel XVI secolo si incontravano per discutere di musica, letteratura, scienza ed arti. Prende il nome dal conte Giovanni Bardi, nella cui abitazione di Firenze si tenevano le riunioni.
Secondo gli accoliti della Camerata, la tradizionale musica polifonica aveva violentato l’istituto della parola, della poesia, non rispettando la pratica dell’orazione, dando una ingiustificata priorità alla musica, che nell’intreccio delle voci, con le regole e le tradizioni allora note, calpestavano il senso del discorso verbale, annullando ogni effetto sul pubblico.
Il fine primo della musica barocca diventa dunque quello di subordinare parimenti musica e parola in un nuovo linguaggio espressivo, inizialmente monodico, mirato all’espressione o all’imitazione degli affetti al fine di soggiogare il pubblico, per commuoverlo o emozionarlo.
Questa rivoluzionaria teoria nasce in un periodo in cui prevalente era ancora lo stile polifonico, che aveva grandissima diffusione nelle forme profane del madrigale, della villanella e della canzonetta. Ciò non vuol dire che nel ‘600 (ma già due secoli prima) non esistesse una importante tradizione monodica, come ci testimonia, ad esempio, Baldesar Castiglione, che nel Cortegiano dichiara di apprezzare il cantare alla viola per recitare; o fonti di anonimi che ricordano come fosse uso anche allora il cantare ottave, vale a dire cantare strofe dell’Orlando Furioso di Ariosto; o ancora i canti a solo usati nei famosi intermezzi musico – teatrali usati fra un atto e un altro di commedie o tragedie, specie durante le feste principesche, come quelle dei Medici.
Alla fine del ‘500, dunque, il gusto per il canto solistico andava diffondendosi a macchia d’olio, e molti personaggi dell’epoca, tra cui Giulio Caccini, erano anche ben pagati. La Camerata andò oltre, partendo dall’idea, tipicamente umanistica, di studiare e ridare moderna circolazione sia alla concezione musicale degli antichi greci, sia all’uso che della musica ne avevano fatto nello spettacolo tragico.
Iniziando i primi esperimenti di canto monodico teatrale, si arrivò alla nascita di quello che sarebbe diventato uno dei generi musicali più importanti di sempre: il melodramma, o teatro in musica. Lo stile di canto che derivò dalla Camerata fu chiamato recitar cantando. Era una sorta di declamazione musicale che, pur non avendo poi molto a che fare con la musica greca, aveva molto da spartire con la melodia del contemporaneo madrigale polifonico. Il canto recitativo, così d’ora in poi lo chiameremo, si caratterizzava per le inflessione della parola recitata, che stilizzava musicalmente gli accenti e le durate delle sillabe, la direzione ascendente o discendente dell’intonazione, il dosaggio dell’intensità e del timbro dell’emissione vocale. In parola povere, la riproduzione, in modo intonato, dei contenuti e del ritmo dei testi poetici ed in generale espressivi. Da affiancare allo stile recitativo c’è il cosiddetto stile strofico, che poi prenderà il più conosciuto nome di aria. Si tratta di un brano, quasi sempre per voce solista, articolato in strofe o sezioni. Nella storia dell'opera essa si contrappone allo stile recitativo e rappresenta, sin dalle origini, un momento in cui la forma musicale, con le sue simmetrie e regole interne, prende il sopravvento sull'azione e sul dialogo. Di conseguenza, essa coincide normalmente con un momento drammaturgicamente statico, se non addirittura - specie nel primo Ottocento italiano - con un momento di sospensione del tempo durante il quale lo spettatore ha accesso all'intimo sentimento del personaggio.
Il melodramma come spettacolo indipendente e autonomo (non più come mero intermezzo di una recita teatrale), cantato con uno stile concepito espressamente per la recitazione, in cui l'azione scenica è sottolineata ed espressa attraverso, appunto, la musica ed il canto, nasce, nel senso più proprio e consapevole, il 6 ottobre 1600 al Palazzo Pitti di Firenze, con l’Euridice di Peri e Rinuccini.
Tratto da STORIA DELLA MUSICA di Gherardo Fabretti
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