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Ragioni del successo di Bretton Woods


Il sistema di Bretton Woods ebbe fin dall’inizio un gran successo per tre ragioni fondamentali:

1. La nuova stabilità, dopo le due guerre mondiali e un periodo fra le due guerre fortemente caratterizzato da instabilità, incertezza, volatilità e cambiamenti improvvisi, favorì la crescita del commercio e anche del reddito; stabilità fu la base su cui ricostruire l’economia, non solo città e paesi.

2. Aderire a un sistema di accordi così articolato ma anche condizionante (perché si aderiva a regole e istituzioni) favorì la collaborazione, ci si ricominciò a riunire, ad avere occasioni di scambi di informazioni e conoscenze tra i paesi.

3. Da un punto di vista finanziario, essi erano accordi repressivi perché ci si accorda di mantenere controllo sui movimenti finanziari anche rigidi, se i paesi aderenti erano d’accordo, se li ritenessero utili e questo per evitare il succedersi di crisi finanziarie che almeno per quei 25 anni furono sporadiche.

Il sistema è stabile, garantito, sicuro certo che favoriva la ripresa degli scambi, la ripresa del PIL, crescita guidata dalle esportazioni, clima migliore; il controllo di movimenti di capitale e dei cambi producono repressione finanziaria che favorisce la riduzione delle crisi che sono meno frequenti e meno devastanti.

 Ma questo sistema ha delle criticità, fino ad arrivare al suo fallimento nel 1971 (si perde la stabilità dei cambi) per diversi motivi:
- Eccessiva rigidità: il sistema dei cambi era fisso ma aggiustabile: nei fatti divenne fisso dunque si cristallizzarono i rapporti fra le monete, diventando sempre più irrealistici. La rigidità del sistema soprattutto dei paesi più forti era dovuto al timore di perdere la possibilità di esportare, di perdere mercati, svalutando la moneta per migliorare il sistema.
- eccessiva asimmetria: in caso di squilibrio, esso è di due tipi opposti, in avanzo e in disavanzo: se un paese in avanzo un altro si trova in disavanzo pertanto è necessario che entrambi gli attori finanziari si muovano in favore dell’aggiustamento, è fondamentale affrontare sia la situazione di deficit che quella di surplus (sebbene nella realtà affrontare il deficit/disavanzo è più complicato rispetto al surplus/avanzo). Questo problema si crea nel ‘50-’60, i paesi in avanzo volevano che fossero solamente quelli in disavanzo a muoversi per aggiustare lo squilibrio (perché era il paese che aveva avuto un atteggiamento dissipato e aveva speso troppo). Non c’è pertanto una distribuzione simmetrica degli oneri, anche i paesi in avanzo sono in squilibrio e anche loro devono contribuire all’aggiustamento ma dato che sono i paesi più forti richiedevano un intervento unilaterale del paese in disavanzo (questo negli anni ’60).
- il paese al centro, gli USA, che negli anni ’40-’50 per varie ragioni fanno la loro parte, a un certo punto perde colpi. La potenza economica degli Stati Uniti si ridimensiona: aumentano i contatti con l’Europa, aumentano le spese militari a causa della scelta scellerata della guerra in Vietnam, questo provoca disavanzo, inflazione, si ha svalutazione del dollaro perché se la moneta al centro del tasso di cambio perde valore è un problema perché perde fiducia degli altri paesi dell’accordo, come in effetti è successo al dollaro. Pertanto, i paesi (De Gaulle per primo) chiedono di trasformare le proprie riserve in oro, i propri avanzi della Bp non in dollaro ma in oro, visto che esisteva questo legame $/oro anche sul piano giuridico (De Gaulle dice “trasformiamo il dollaro in oro”). Nel frattempo muore Kennedy, diventa presidente Nixon che viene travolto da tutto ciò e fa scelte scellerate. È con lui che il sistema di Bretton Woods fallisce.

Questo è un sistema che rappresenta un compromesso: rende possibile l’integrazione internazionale grazie alla stabilità economica ma senza ridurre la sovranità nazionale dei paesi (che può essere diversa da paese a paese). L'obiettivo di Bretton Woods non era l’iper-globalizzazione, cioè l’eccesso di integrazione, di globalizzazione, ma era integrazione inizialmente moderata, poi sempre più forte ma comunque giusta, che poteva contribuire alla crescita del benessere; inoltre, essa aveva come obiettivo fondamentale l'aumento dei rapporti commerciali, della possibilità di commerciale prodotti frutto del lavoro, è una globalizzazione con l’obiettivo fondamentale di favorire l’integrazione fra le economie reali (cioè fra paesi più capaci a fare cose e altri a farne altre ed è fondamentale che si mettano insieme e favoriscano lo scambio su questi prodotti).
Gli Stati Uniti favoriscono il ritorno al multilateralismo degli anni ‘50 (a differenza del bilateralismo degli anni ‘30, accordi bilaterali in cui si ha una sorta di ritorno al baratto, accordi di compensazione).

Tratto da STORIA DELLA POLITICA ECONOMICA INTERNAZIONALE di Federica Palmigiano
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