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La canzone che suscita il pianto negli uomini



Ciò che Feld si proponeva era di studiare la denominazione linguistica dei concetti musicali e i relativi postulati teorici del sistema musicale del popolo kaluli. Egli sosteneva che la teoria della musica dovesse essere vista come questione cognitiva, concettuale e sociale, da affrontare anche a livello ideativo non riducendosi a soltanto la trascrizione dei suoni e traendo deduzioni a partire da queste. I kaluli usavano termini relativi all’acqua e alle cascate come metafore per la struttura sonora (non c’è abbastanza flusso dopo la caduta). La terminologia relativa alla canzone e la concettualizzazione della forma musicale dei kaluli sono sistematicamente legate alla terminologia relativa alle cascate e al suono e al movimento dell’acqua. La lingua kaluli non si limita a mediare costrutti mentali attraverso suoni e parole, essa mette in relazione due campi semantici - suono e acqua- attraverso la polisemia, unendone sistematicamente gli elementi, sia connotativi che denotativi, nell’ambito della metafora. La teroia della musica kaluli, quindi, si evidenzia verbalmente nell’espressione metaforica. Per i kaluli numerosi termini per corsi d’acqua sono metafore visive per forme del suono.
La nozione di composizione dei kaluli si fonda su una distinzione fra melodia e testo. Gisalo è il termine per canzone, e sagisalo significa testo o meglio parole dentro gisalo. La melodia è collegata al richiamo simbolo dell’uccello muni. Il testo di gisalo, usa come artifcio fondamentale le parole del bambino nel mito dopo che si è trasformato in un uccello, vale a dir parole sonore di uccelli. Quindi la canzone gisalo nel senso di suono viene concettualizzata come una forma melodica derivata dagli uccelli; mentre il testo è concettualizzato come forma testuale presa in prestito dagli uccelli. La composizione di un canzone implica l’uso di modelli sonici e linguistici che simboleggiano la comunicazione degli uccelli. Il testo è culturale, implicito nel suono, suggerito da esso o concepito per il richiamo in relazione a esso (al suono). I kaluli dicono che tutte le composizioni iniziano con una melodia “fuori”, essa è nell’aria con i suoni degli uccelli, o messa effettivamente in voce quando qualcuno canta una melodia. La composizione implica dunque un testo “interiore” che aderisce a una melodia “esteriore” esistente. L’idea in pratica è che il suono sia una sostanza naturale data, mentre il testo è una sostanza composta e creata; in oratica gisalo è una melodia standard alla quale si possono adattare testi diversi, questa è la tecnica classica con cui iniziano i compositori alle prime armi. Da canzone a canzone l’interno, il testo, sarà sempre sostanzialmente diverso. La melodia può dunque essere formulare mentre l’elemento creativo e di nuova ideazione della canzone è il testo. Possiamo dunque nel testo editato adattato alla melodia aggiungere toponimi, tok o bale to, o varie forme di artificio.
Tratto da SUONO E SENTIMENTO di Marianna Tesoriero
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