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Alcune considerazioni sulla cartolarizzazione classica. Le cartolarizzazioni con scopo di arbitraggio e i covered bond

Quando l’alienazione degli attivi avviene a titolo definitivo, la cartolarizzazione classica permette all’originator di eliminare dal suo bilancio, oltre ai cespiti, il relativo rischio di credito solo se egli presta garanzie limitate o non ne presta affatto. L’uscita di cespiti di buona qualità dallo stato patrimoniale del cedente può portare a un aumento del suo rischio di credito complessivo. Per esempio, questo succede se le nuove attività hanno una qualità peggiore di quelle cedute o, a parità di qualità, se i loro rendimenti presentano una maggiore correlazione con gli impieghi trattenuti dall’originator. Poi, l’originator è chiamato a garantire in larga misura i sottoscrittori dei titoli, soprattutto quando a essere oggetto di cessione sono attivi scadenti. L’uso della cartolarizzazione classica a fini di riduzione del costo del funding può dunque rivelarsi difficilmente praticabile per l’originator, soprattutto a causa della necessità di contenere i costi dell’operazione. Modalità meno dispendiose di gestire l’esposizione al rischio di credito sono costituite: - dall’utilizzo di credit derivatives puri o finalizzati alla creazione di una cartolarizzazione sintetica
- dalla cessione dei crediti a un veicolo multiseller, creato da un intermediario al fine di perfezionare operazioni di cartolarizzazione a scopo di arbitraggio sul differenziale di cash flow.

Una terza alternativa che permette di trasformare cespiti il liquidi in titoli riducendo il rischio di credito a cui sono sottoposti i sottoscrittori di questi mediante forme di garanzia simili a quelle previste nel caso delle ABS ma senza cessione dei cespiti a un veicolo è l’emissione di covered bond.
di Alessandra Depaola
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