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Allungamento della vita e rendimento delle pensioni

Ed è proprio il deficit di equità l'argomento che, prima e forse più di altri, anima l'attuale dibattito sul sistema delle pensioni.
Si sostiene, infatti, che i pensionati, per effetto dell'allungamento medio della loro vita, si trovino a percepire più di quanto formava implicito oggetto dell'originaria promessa assunta nei loro confronti, sicché vengono a godere di un trattamento "ingiusto".
Si prospettano, pertanto, correttivi diretti a contenere il livello attuariale dei costi: l'in pratica, diretti a ridurre il rendimento della pensione, "spalmandone" il complessivo valore su di un arco di tempo dilatato in misura corrispondente al suddetto incremento della durata media della vita, oppure riducendo il periodo di godimento della pensione stessa, attraverso l'innalzamento dell'età pensionabile.
Ed invero, se si considera la questione dal punto di vista soggettivo, non può sfuggire che ciascun pensionato non può che aver nutrito l'aspettativa di godere del trattamento pensionistico, alle condizioni date, per tutta la durata della sua vita residua, e quanto più a lungo possibile: aspettativa del tutto giustificata e, dunque, meritevole di tutela.
Inoltre, neppure da un punto di vista oggettivo parrebbe potersi concludere diversamente, considerato che, in via generale, per l'anziano, il prolungarsi della vita accentua i bisogni di protezione sociale, non li affievolisce di certo; sicché, in via di principio, una decurtazione del trattamento pensionistico corrispondente alla maggior durata della vita si porrebbe in contraddizione con la funzione sociale stessa di quel trattamento: in sostanza, una riduzione proprio a fronte dell'accentuarsi delle condizioni di bisogno.
di Stefano Civitelli
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