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Azione del sociologo clinico

Il lavoro clinico può collocarsi in qualunque punto del continuum macro-micro, nella consapevolezza che gli eventi che si situano ad un livello hanno implicazioni per gli eventi agli altri livelli, dal momento che, come afferma Collins, tutti i livelli sono correlati.
I mutamenti sociali che si verificano ad uno dei tre livelli si riflettono inevitabilmente anche sugli altri due ed il sociologo clinico deve necessariamente tenerne conto. Egli deve saper usare le teorie sociologiche esistenti per proporre diversi modelli di lettura delle problematiche affrontate che gli consentano di identificare e comprendere i problemi affrontati e le possibili strategie per affrontarli e risolverli.
L'azione sociale normalmente tende a migliorare la qualità della vita e quindi si rende utile socialmente attraverso il meccanismo dell'utilità sociale.
Da ciò che detto sopra, la pratica sociologica clinica crea un vero e proprio terzo livello, quello operativo. Le relazioni che si instaurano fra area teorica pura, area della ricerca empirica e area operativa producono una circolarità integrata intesa come "scambio reciproco e funzionale di conoscenze, di strumenti tecnici, di apporti informativi finalizzati all'ottenimento di un particolare risultato euristico, cioè al raggiungimento di una determinata verità più o meno spendibile immediatamente sul piano pratico". L'are operativa costruisce sulle teorie disponibili le proprie congetture progettuali di risoluzione dei problemi affrontati; e retroagisce sulla stessa area teorica fornendole nuovi materiali di riflessione attraverso l'emergenza dei problemi che incontra nella propria pratica quotidiana. D'altra parte, riceve dall'area empirica gli indirizzi pratici di ricerca metodologica scientificamente fondati;cui replica definendone i criteri di spendibilità e applicabilità che consentono a tali metodologie di produrre effetti pratici. Questa integrazione fra i tre livelli della sociologia si fonda su di una epistemologia di tipo correlazionale per la quale le interconessioni fra le diverse aree costituiscono un elemento di fertilizzazione reciproca.
Il sociologo clinico ha a sua disposizione una varietà di strumenti metodologici di natura sia quantitativa che qualitativa che dovrebbe saper utilizzare come basi metodologiche per sviluppare le skill fondamentali dell'osservazione, dell'ascolto, dell'indagine, della descrizione e del pensiero critico. Il locus nel quale applicare tale borsa degli attrezzi dovrebbe essere fondamentalmente quello del caso in esame d'oggetto d'intervento. Lo studio di caso diviene quindi in realtà l'approccio metodologico privilegiato dal sociologo clinico.
Secondo un modello classico, l'intervento procede secondo quattro stadi principali: di assessment, di pianificazione, di implementazione e di valutazione. Nella fase di valutazione preliminare della situazione problematica (assessment), lo studio di caso ha lo scopo di arrivare ad una sua comprensione adeguata sulla base di una definizione operativa della situazione. Nella fase di pianificazione dell'intervento, l'elemento operativo tende a prevalere, attraverso la definizione degli obiettivi e delle attività conseguenti dell'intervento, tenendo conto delle risorse necessarie e dei vincoli presenti. Nella terza fase, quella dell'implementazione, il sociologo clinico non dovrebbe dimenticare di individuare ed utilizzare regolarmente delle tecniche di ricerca che gli consentano di registrare in maniera puntuale il proprio intervento al fine di una sua eventuale successiva analisi: che diviene l'oggetto privilegiato della quarta ed ultima fase d'intervento, quella di valutazione, volta a misurare la performnce dell'intervento stesso sulla base degli obiettivi dichiarati.
di Angela Tiano
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