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Comunicazione e condivisione della conoscenza in linguistica

Se si accetta che le lingue naturali non sono solo codici destinati alla trasmissione delle informazioni da un soggetto all’altro, e se l’attenzione si accentra anche sugli elementi non posti esplicitamente nell’enunciato, diviene chiaro il portato dell’analisi di Grice. Condizione del successo comunicativo non è il fatto che il ricevente abbia riconosciuto il significato linguistico di un enunciato ma piuttosto che egli abbia inferito il significato inteso dal parlante.

Nella produzione e nell’interpretazione di un enunciato si fa riferimento a un insieme di credenze, di informazioni e di premesse comuni agli interlocutori, vale a dire ad un insieme di conoscenze condivise, shared knowledge. Secondo alcuni studiosi, il successo di un processo comunicativo è garantito solo dall’esistenza di un insieme di conoscenze condivise dal parlante e dall’ascoltatore.

Tra le varie analisi condotte sulla modalità della condivisione della conoscenza particolare, assume rilevanza l’articolazione della focalizzazione di Givon, secondo cui è possibile identificare diverse forme di focalizzazione. Si ha un focus generico, in riferimento alla conoscenza del mondo reale, che il parlante assume sia posseduta dall’ascoltatore manifestate primariamente nel lessico.

Si ha un focus deittico, in riferimento alla conoscenza, condivisa dal parlante e dall’ascoltatore in un particolare atto linguistico, ed in virtù dell’essere insieme sulla stessa scena, nello stesso momento e della situazione discorsiva immediata. Fa anche riferimento alla conoscenza, condivisa dal parlante e dall’ascoltatore, dei loro rispettivi ruoli. Si ha infine un focus del discorso in riferimento alla conoscenza dello specifico discorso in atto.

E’ indubbio che si possa ingiungere a una persona di tacere o di uscire da una stanza senza proferire parola. Si dà spesso il caso che il riconoscimento delle intenzioni comunicative del parlante sia facilitato da comportamenti non verbali come un gesto con le mani. Risulta evidente che l’attività verbale e non verbale sono strettamente connesse.  

di Domenico Valenza
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