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Confagricoltura e Coldiretti. Due diverse opposizioni

L'opposizione all'apertura a sinistra condotta dalla CONFINDUSTRIA incontrò la piena solidarietà della CONFAGRICOLTURA (anche quando con l'esaurirsi della presidenza De Micheli dopo il '58, era stata sciolta la CONFINTESA). L'evoluzione organizzativa della CGAI, sembrò seguire in quegli anni il modello CGII.

Nel '59 furono fondati i primi gruppi di giovani industriali nonché l'Associazione giovani agricoltori che esprimeva l'interesse dell'organizzazione a trasformarsi in un organo di rappresentanza dell'imprenditoria agricola piuttosto che della proprietà fondiaria.

Agli inizi degli anni '60, furono costituiti una serie di uffici che dovevano affiancare la Presidenza della CGAI: l'Ufficio politico, l'Ufficio per i rapporti con il Parlamento, l'Ufficio legislativo, ecc.; lo scopo era attrezzarsi per un lavoro di lobbying politico-parlamentare anche se questo non aveva il significato di avvicinamento alla DC la cui apertura a sinistra venne duramente attaccata dal presidente della CGAI, Gaetani.

Per gli agricoltori, naturalmente, ii problema centrale non era la nazionalizzazione delle imprese elettriche ma la normativa relativa alla mezzadria, della cui abolizione si ricominciò a parlare nel '61, suscitando la preoccupazione degli agricoltori. Si trattava comunque di una lotta destinata alla sconfitta. La legge n. 756 del 1964, infatti, impedendo la stipulazione di nuovi contratti di mezzadria, rappresentò il primo passo verso la sua abolizione. A questo si aggiunse l'avversione nei confronti degli Enti di sviluppo che si temeva potessero ledere gli interessi della proprietà fondiaria.
La CGAI, nel complesso, non era contraria al principio di programmazione economica, purché questa si ponesse come aiuto fiscale e contributivo per le aziende agricole.
L'avversione al centro-sinistra degli agricoltori rispecchiava soprattutto la cultura della difesa del vecchio ordine sociale, mentre per gli industriali partiva dalla lesione di colossali interessi economici.

Contraria all'apertura a sinistra, fu anche la COLDIRETTI, nonostante fosse strettamente legata alla DC. Ma questa avversione si svolse sempre in una logica interna al partito senza mai minacciarne l'unità.
Proprio questa avversione di Bonomi indusse la CGAI a ricercare l'alleanza della COLDIRETTI nella lotta. Ma si trattò di una convergenza che muoveva da presupposti diversi e che condusse ad esiti politici diversi.
Inoltre, la COLDIRETTI e la CGAI avevano posizioni diverse sulla questione della mezzadria: la COLDIRETTI puntava alla conversione della figura del mezzadro in una nuova figura professionale della campagna, in particolare in quella del contadino proprietario.
Bisogna ricordare che Bonomi riuscì sempre a conservare un buon controllo del ministero dell'Agricoltura e con esponenti della DC espressi dall'organizzazione.
La CGAI, invece, in occasione delle elezioni del '63 diede il suo sostegno al PLI e al MSI (raggiungendo il punto di massima rottura con la DC) ottenendo un risultato discreto (sette parlamentari) non paragonabile a quello della COLDIRETTI.
A partire dalle elezioni del '68, Il crollo della presenza parlamentare della CGAI, fu massiccio: i parlamentari si ridussero a uno o due al massimo, tutti democristiani.

La CGAI a partire dalla metà degli anni '60, seguendo l'esempio della CGII, iniziò ad assumere atteggiamenti di apertura verso una maggioranza che si dimostrava moderata. La presidenza Gaetani terminò dopo le elezioni del '68 sia per la sua età avanzata, sia per il fallimento dei tentativi di recuperare un'influenza politica perduta, sia perché il mondo agricolo si era notevolmente trasformato e bisognava dare spazio all'emergente ceto di "agricoltori-imprenditori" che A. Diana, sostenuto dai giovani imprenditori agricoli, ben rappresentava. La successione fu sancita dall'assemblea del maggio 1969.

di Cristina De Lillo
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