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Conoscenza e coscienza di sè


In che senso poi si parla di conoscenza di sé? Si sviluppa tutta un'arte della conoscenza di sé, con precise forme e prescrizioni:
processi sperimentali in grado di far progredire nell’acquisizione di una virtù e misurare il punto in cui si è giunti (prove che rendano capaci di far a meno del superfluo): esercizi di astinenza, che in epicuro dimostrano come i piaceri del poco sian più puri, negli stoici come è facile rinunciare. Voglion dimostrare che l’indispensabile è sempre garantito. Le pratiche di povertà consentono insomma di mantenere l’animo distaccato in mezzo all’abbondanza.
Esame di coscienza: abitudine pitagorica e poi diffusa. Ci si prepara ai compiti della giornata. La sera si memorizza e si valutano i progressi, preparandosi a un sonno placido. Si usan termini (seneca) che invocano il ruolo di giudice o ispettore di se stessi, come “fare l’esame”. E’un'operazione di ispezione. Non si stabiliscono colpevolezze, ma si rafforza un bagaglio razionale;
Lavoro del pensiero su se stesso: controllo permanente delle rappresentazioni (esaminarle, verificarle e sceglierle). È un atteggiamento da prendere nei confronti di se stessi. Epitteto dice di essere il proprio “Guardiano di Notte”. Parla di distinguere le rappresentazioni ed evitare di accettare la prima venuta. Diakrisis=discriminazione. Ciò che non dipende da noi va scartato.

di Dario Gemini
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