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Deficit attentivi nel trauma cranico

Per quanto riguarda più da vicino i TCE, i deficit attentivi sono dovuti direttamente allo stiramento assonale (DAI) che rende la connessione deficitaria e più lenta. Ciò comporta una minor efficienza, difficoltà di concentrazione, distraibilità e la necessità di uno sforzo maggiore per raggiungere risultati facilmente ottenibili prima del trauma. Sembra infatti che per svolgere uno stesso compito, le persone con trauma cranico utilizzino più aree cerebrali, mostrando un quadro di attivazione maggiore, rispetto ai soggetti sani. L'efficienza di elaborazione è quindi diminuita dal danno assonale in quanto i soggetti con trauma cranico sembrano utilizzare più risorse di quante necessarie per un dato compito.

Alcuni autori notano una particolare difficoltà nella tenuta a lungo termine del livello di attenzione, con conseguenti cali nella performance. Mentre nella prima parte del compito i pazienti con trauma cranico non si differenziano molto dai soggetti di controllo, per quanto riguarda l'accuratezza delle risposte, nel susseguirsi della prova la loro resa diminuisce in modo più o meno drastico. I pazienti sembrano essere quindi almeno inizialmente capaci di esercitare un controllo top-down, focalizzando, come richiesto, le loro risorse attentive, ma la domanda ripetuta nel tempo di questo compito risulta essere troppo gravosa, portando di conseguenza i soggetti a distrarsi e a calare il rendimento.

Detto in altre parole, l'allerta fasico sembra essere mantenuta, quella tonica appare invece deficitaria. Il problema non è forse quello della non disponibilità di risorse, ma del modo in cui queste vengono utilizzate dai soggetti, che sembra non abbastanza efficace, almeno nel lungo periodo. Non vi sarebbe quindi la possibilità di mantenere l'attenzione abbastanza a lungo per imparare per esempio nuove tecniche sul luogo di lavoro, come sovente viene lamentato da questi pazienti.

Un'altra difficoltà incontrata spesso riguarda la selezione del materiale importante ai fini del compito e alla tolleranza dell'interferenza degli elementi distraenti. Dymowsky e i suoi collaboratori nel 2015 notano, infatti, come in un particolare test, l'Hayling Test Inhibition, i soggetti con trauma cranico cadessero drasticamente rispetto ai controlli sani. Questo test richiede ai partecipanti di completare una frase, in cui manca l'ultima parola, con una risposta illogica, che non fili con il resto della frase. In questo compito è richiesta quindi la capacità di inibire la risposta automatica (dire una parola che abbia senso con quanto detto prima) e di tollerare l'interferenza tra ciò che verrebbe spontaneo rispondere e quanto richiesto dal compito.

Tali risultati sono compatibili con uno studio del 2004, condotto da Madigan, dove si notava un effetto interferenza nel test PASAT, mentre tale effetto non compariva in una prova dello stesso test trasposto nella modalità visiva, dove i soggetti vedevano i numeri da sommare e producevano una risposta verbale. Per quanto anche nei controlli si noti un peggioramento nella prova PASAT uditiva rispetto alla visiva, nei soggetti con TCE tale calo era sproporzionato. Gli autori hanno ipotizzato che il PASAT uditivo crei un maggior effetto di interferenza all'interno della stessa modalità, in quanto i numeri da sommare vengono presentati sotto forma uditiva e la risposta è in forma verbale, al contrario in quello visivo ciò non accade perché lo stimolo e la risposta sono in due modalità diverse.

Sembra quindi che i soggetti con TCE provino particolari difficoltà nel tollerare l'interferenza e nell'inibire risposte automatiche, due capacità che hanno a che fare con il controllo strategico del SAS.

Tali difficoltà sono state ricondotte in letteratura a due cause principali: la diminuzione della velocità di elaborazione delle informazioni e il danneggiamento del sistema di controllo attentivo.
di Nives Balestra
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