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Diritto all’integrità genetica

Tra i problemi trattati dalla letteratura bioetica una particolare rilevanza ha quello che ha a che fare con la sperimentazione sugli embrioni, situazione resa possibile partendo dalla fecondazione in vitro e dalla possibilità di creare embrioni in vitro, in laboratorio. Queste le questioni trattate da Demetrio Neri, questo lo studio della nostra Bioetica in Laboratorio. Nella trattazione di tale ci si chiede dunque in che forma e in che limiti dovrà essere riconosciuto dalle nostre leggi un diritto all’integrità genetica. Con tale diritto si intende salvaguardare da ogni tipo di manipolazione la base genetica individuale, di ogni embrione. Il Parlamento italiano nega qualsiasi sperimentazione a riguardo. Il termine manipolazione è più persuasivo che descrittivo, poiché si riferisce a trasformazioni negative che condurrebbero alla produzione di mostri (si pensi a Frankestein).
Tra le varie aree della bioetica è questa quella in cui hanno più spazio i vari demagoghi della morale e di conseguenza numerose sono le concezioni formatesi attorno a tale tema.
C’è chi tenta di rispondere ai problemi etici in gioco in questa area procedendo lungo una via naturalistica o biologistica, concezioni che rifiutano interventi manipolativi sugli embrioni , la raccolta di informazioni attraverso la diagnosi preimpianto o prenatale, la crioconservazione e qualsiasi forma di intervento genetico.
Come contropartita,sempre muovendosi in un quadro biologico, c’è chi indica nello sviluppo dell’embrione le basi per consentire la sperimentazione nelle prime fasi della vita, distinguendo tra pre-embrione ed embrione propriamente detto.
Queste due linee spesso si confondo con quella più filosofica che sostiene che ciò che conta non è il materiale biologico ma piuttosto quello che in esso troviamo costituirsi ovvero la sua identità personale.
C’è poi chi procede lungo una via diversa da quella biologistica, ovvero quella che non considera un qualche statuto dell’embrione ma si limita a considerare il tipo di procedura sperimentale che viene avviata, distinguendo tra quelle lecite e quelle illecite, sulla base di ipotetici criteri morali.
Come per le questioni etiche legate ai nuovi modi di morire o nascere, ciò che dà valore alle decisioni moralmente legittime non è il semplice fatto che esse siano compiute in modo autonomo o libero (questa strada è fallimentare) ma piuttosto il fatto che esse siano decisioni responsabili ispirate da motivazioni morali apprezzabili (volte alla considerazione e alla cura degli interessi di coloro che nasceranno).
Dobbiamo chiarire che  molte delle questioni che maggiormente agitano l’opinione pubblica sono virtuali, proprio perché la stessa comunità di ricercatori si è imposta codici di autoregolamentazione fino a sottoscrivere veri e proprio impegni di moratoria in certe aree( come nella clonazione). Si sostiene però che l’impegno ad elaborare un’etica adeguata per la bioetica complessivamente intesa possa aiutarci nell’individuare i mutamenti nella ricerca più significativi e nell’immaginare i principi morali che ci ritroveremo di fronte un prossimo futuro.
di Marianna Tesoriero
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