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I DISTURBI DELL’UMORE

comprendono i gravi sbalzi d’umore e non solo i momenti di tristezza che la gente percepisce occasionalmente.
Essi vengono distinti in 2 grandi categorie:
1) il disturbo unipolare: che consiste in episodi di depressione, che hanno un’insorgenza lenta e durano per settimane o mesi e terminano gradualmente; le caratteristiche tipiche di questi disturbi depressivi sono: umore depresso, perdita di interesse per le attività usuali, disturbi dell’appetito e del sonno, perdita di energia, pensieri ricorrenti di morte e ideazione suicida. Il rischio è due volte maggiore per le donne rispetto agli uomini, dopo l’adolescenza, con un rischio del 17%. Il problema sembra stia peggiorando, poichè ogni generazione successiva, dopo la II guerra mondiale, mostra un’incidenza maggiore, indicando un’influenza temporale.
2) il disturbo bipolare: che consiste in episodi sia di depressione che di mania. La mania comprende uno stato di euforia, esagerata autostima, diminuito bisogno di sonno, loquacità, pensieri di competizione, distraibilità, iperattività, comportamento avventato; essa comincia e finisce improvvisamente e dura da diversi giorni a diversi mesi. Essa è difficile da diagnosticare, per questo motivo il DSM-IV distingue:
- il disturbo bipolare di tipo I: con un chiaro episodio di mania;
- il disturbo bipolare di tipo II: con un episodio di mania meno chiaramente definito.
Il disturbo bipolare  è meno comune della depressione maggiore, con un’incidenza dell’1% e un’incidenza uguale nei due sessi.
Studi familiari hanno riscontrato un rischio maggiore per i parenti di primo grado di individui affetti da disturbi dell’umore: per la depressione unipolare il rischio per i parenti di primo grado è del 9%, per la popolazione generale è dell’3%; per la depressione bipolare il rischio per i parenti di primo grado è dell’8%, per la popolazione generale è dell’1%.
E’ stato ipotizzato che la distinzione tra depressione maggiore unipolare e depressione bipolare sia una questione di gravità, ovvero la depressione bipolare potrebbe essere la forma più grave del disturbo dell’umore. Inoltre, i parenti dei probandi unipolari non hanno un rischio maggiore di andare incontro a depressione bipolare (1%), ma i parenti dei probandi bipolare hanno un rischio maggiore di andare incontro a depressione unipolare (11%).
La depressione maggiore risulta 2 volte più probabile nei figli quando il primo episodio di depressione nei genitori si è verificato prima che il genitore stesso compisse 20 anni; ma questa aumentata familiarità non si registra quando l’insorgenza del primo episodio depressivo del genitore risale all’infanzia.
Studi sui gemelli hanno riportato prove a favore dell’influenza genetica sui disturbi dell’umore.
Per la depressione unipolare, i primi studi sui gemelli hanno riportato una concordanza del 40% per i gemelli identici e dell’11% per i gemelli fraterni; per quanto riguarda la depressione bipolare, la concordanza è del 72% per i gemelli identici e del 40% per i gemelli fraterni.
Come per la schizofrenia, uno studio su gemelli identici discordanti per la depressione bipolare, ha riportato il 10% di rischio di contrarre disturbi dell’umore sia per i figli del gemello affetto sia per i figli del gemello non affetto; questo dato suggerisce che il gemello identico non affetto possa comunque trasmettere una predisposizione alla malattia come il gemello identico affetto.
Studi sulle adozioni hanno mostrato che i genitori biologici di figli bipolari dati in adozione mostrano un rischio di depressione unipolare del 21%, contrariamente ai genitori biologici di figli adottivi sani; ciò fa ipotizzare l’esistenza di un’influenza genetica sulla depressione bipolare e sulla depressione maggiore grave.
Sono state ipotizzate alcune associazioni tra depressione e marcatori sul cromosoma 11-18-4-12-16-21, ma richiedono ulteriori approfondimenti.
Inoltre, sono state ipotizzate alcune associazioni con i geni candidati, ad esempio con il gene hSERT, codificante per il trasportatore della serotonina.
di Anna Battista
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