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I conflitti tra i bambini al nido

Quando due bambini tirano fortemente uno stesso gioco senza mollare la presa, gridando: “mio!”mio!”, spesso si girano verso l’educatrice con le facce congestionate, aspettandosi che prenda l’iniziativa. La tentazione è quella di far smettere il baccano intervenendo immediatamente, insistendo affinché uno dei due bambini rinunci al giocattolo. Ma se l’adulto riesce a stare tranquillamente vicina ai due contendenti e si limita ad aspettare, i bambini potranno trovare da soli una soluzione quando l’eccitazione si esaurirà, e la presenza dell’educatrice farà sì che non vengano alle mani.
Quando un bambino ha rinunciato a un giocattolo in favore di un altro lo ringrazieremo per dimostrargli che lo sforzo che ha fatto è stato apprezzato.
Se l’educatrice ha chiaramente visto l’azione di una bambina che strappa la bambola da una carrozzina spinta da un’altra, allora si deve intervenire, con calma ma rimettendo la bambola al suo posto.
Mordere
Mordere probabilmente genera più ansia di qualsiasi altra forma di aggressione. Essere morsi è molto doloroso e suscita sentimenti di forte ostilità non solo nei bambini ma anche negli adulti.
Nella vita di gruppo il mordere è contagioso e le educatrici devono concordare tra di loro come cercare di prevenire tali situazioni e come rispondere se succede. L’educatrice può cercare di trasmettere il suo affetto e la sua preoccupazione e, contemporaneamente, mostrare la sua risolutezza. Scegliendo un altro momento, più tranquillo, può mettere in evidenza l’uso corretto dei denti dicendo: “Guarda allo specchio i tuoi bei denti forti, vediamo come sono aguzzi - servono a morsicare il cibo non le persone”. Dividendo una mela o una carota con il bambino l’educatrice può parlare del piacere di mordere qualcosa di duro e croccante, mettendo in evidenza che cosa si può morsicare e che cosa no.
Vale la pena che la persona di riferimento studi attentamente cosa dire ai genitori sia dell’aggredito che dell’aggressore. La mamma può sentirsi in colpa per aver lasciato il bambino in un posto dove può succedere una cosa del genere. E probabile che si senta arrabbiata non solo con il bambino che ha morso ma anche con i genitori del bambino. È importante che le educatrici di riferimento di entrambi i bambini abbiano gli stessi principi educativi quando spiegano alle famiglie cosa è successo e quali sono gli approcci che utilizzano in queste situazioni.
Le vittime
Ci sono bambini, al nido, che a causa delle loro esperienze familiari o perché spesso non stanno bene fisicamente, si tengono in disparte e non hanno voglia di partecipare, oppure piangono facilmente e sembrano depressi. I bambini più forti e più aggressivi possono approfittarne spingendoli via dallo scivolo o strappandogli un giocattolo dalle mani. Sarà comunque la costante, affettuosa attenzione della sua educatrice che lo aiuterà a prendere coraggio e a sentire che c’è qualcuno su cui poter contare e che ascolta quello che lui ha da dire.
Iperattività e irrequietezza
Alcuni bambini cosiddetti “iperattivi” possono essere oggetto di aspettative e richieste inopportune, ad esempio chiedere loro di stare seduti a lungo. Solo in pochissimi casi si tratta di un comportamento dovuto ad un danno neurologico.
Un tale comportamento può scomparire quando ai bambini viene dedicata l’attenzione adeguata e gli viene offerta la possibilità di svolgere attività interessanti, oppure può strutturarsi fortemente in quanto unica via che il bambino ha trovato per attirare l’attenzione dell’adulto.
I bambini più difficili sono quelli che sembrano incapaci di concentrarsi, che distruggono il materiale di gioco, che corrono rumorosamente da tutte le parti disturbando e irritando tutti. Talvolta, se il personale educativo è d’accordo, il modo più efficace di aiutare un bambino come questo è di dedicargli un’attenzione molto concentrata per un certo periodo di tempo, portandolo in giardino da solo se si ha l’impressione che abbia bisogno di”sfogarsi”, oppure stando seduti accanto a lui mentre gioca, cercando di aumentare gradualmente il tempo di concentrazione in una particolare attività. L’attenzione che gli dedica la sua educatrice di riferimento gli fornisce un ancoraggio emotivo e la padronanza necessaria per permettergli di unirsi agli altri durante le attività.

di Anna Bosetti
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