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I nuovi mezzi di comunicazione

A cavallo tra i secoli XVIII e XIX c’è la fase di transizione fra la storia moderna e la storia contemporanea. Molti stati ottengono l’indipendenza; Alessandro Volta costruisce la pila elettrica; Stephenson sperimenta la locomotiva a vapore.
Questo è il secolo delle idee liberali, democratiche e socialiste; arrivano i parlamenti e gli Stati costituzionali, la questione sociale e il sindacato. Negli Stati europei la Restaurazione e le rivoluzioni nazionali, in Italia invece il Risorgimento e l’epoca romantica.
Treni e navi a vapore velocizzano i movimenti delle persone mentre telegrafo, telefono e radio quelli delle notizie. La ricerca nell’800 porta all’elettricità.
Le persone vivono in un periodo di invenzioni e novità: fotografia, cinema, grammofono e sviluppi tipografici moltiplicano le potenzialità di espansione; le città si affollano e arriva in Europa l’esperienza dell’associazionismo. Si affermano i media elettrici ed elettronici.
Il paese pioniere nell’applicare l’invenzione di Stephenson è l’Inghilterra nel 1814; in Italia la prima linea è Napoli-Portici inaugurata nel 1839. Trenta milioni di persone emigrano negli Stati Uniti fra 1776 e il 1940 attraversando l’oceano prima sulle navi a vela e poi su quella a vapore. Nel 1884 il meridiano di Greenwich viene utilizzato per la divisione dei fusi orari terrestri.
Sulle navi viaggiavano meglio libri,giornali,lettere e fiutando l’affare il governo inglese applicò al servizio postale il prezzo di un penny per lettera. L’elettricità rivoluzionerà la comunicazione
I cavi telefonici sottomarini permisero comunicazioni transoceaniche. Il telegrafo collegava i grandi mercati internazionali fra privati e fra enti pubblici. La consacrazione delle notizie arriva con lo sviluppo delle agenzie di stampa che cercano e vendono informazioni velocemente; nel 1835 nasce a Parigi la Havas che traduce e distribuisce a Parigi i principali articoli della stampa estera per i diplomatici francesi e si procura i listini della borsa di Londra che vende ai giornali in cambio di spazi pubblicitari. Dal ’48 faranno il loro apprendistato con lui due giornalisti tedeschi: Wolff che a Berlino con l’aiuto dei banchiere e del telegrafo fonda la Wolffsches Telegraphen Bureau, e Reuter a Londra fonderà la Reuter’s Telegraph Company. In Italia esordisce nel ’63 l’agenzia torinese Stefani; negli USA l’Associated Press nel 1892.
Il brevetto del telegrafo viene ottenuto in Gran Bretagna nel 1837 da Cooke e Weatstone e nel 1830 Morse crea un codice a punti e linee; arrivò poi la telescrivente: una tastiera dove si battevano lettere e numeri delle notizie che diventavano una banda perforata e la trasmettevano ai giornali collegati; ai giornali si allargava il campo di conoscenza dei fatti e si stringevano i tempi per il reperimento delle notizie. Queste novità erano potenti per cui lo Stato se ne riservò proprietà e gestione. Cominciò in Inghilterra l’affidamento alla società statale delle poste la gestione delle linee telegrafiche col Telegraph Act nel 1868 e poi il dominio internazionale.
Nel frattempo era arrivato il telefono, inventato da Meucci e brevettato bel 1871 ebbe applicazione commerciale nel ’76 per merito di Alexander Graham Bell. Presto arrivarono le centrali di commutazione automatica cioè le chiamate senza operatore e le onde elettromagnetiche studiate da Hertz. L’uso del telefono per diffondere notizie ebbe inizio in Ungheria nel 1893, poi il cavo sottomarino attraversa prima la Manica  e poi l’Atlantico.
Marconi nel 1895 con l’invio dei segnali senza fili sfruttando le onde elettromagnetiche aprì la strada alla radiofonia, nel frattempo l’uso sociale del telefono si diffonde, arriva nelle case, raccoglie notizie e nel 1936 inizierà l’uso dei cavi coassiali. Alla vigilia della seconda guerra mondiale l’AT&T gestisce l’83% dei telefoni americani e ha il monopolio internazionale, ma  nel 1911 fu applicato l’antitrust che impose la divisione in parti e arriva la concorrenza.
Nel 1897 Marconi fondò la Wireless Telegraph and Signal Company per la fornitura di apparecchi radio; le notizie via radio permisero al diffusione del mezzo come l’affondamento del Titanic, i concerti, le partite importanti, e presto arrivò la pubblicità. 
I dischi trasmessi in radio vendevano di più; settimanali e quotidiani pubblicavano orari  e programmi radiofonici facendo nascere le prime sinergie tra mezzi di comunicazione.
L’Olanda in Europa offrì le prime trasmissioni regolari nel 1919; in Italia a Torino nel 124 nasce l’Unione Radiofonica Italiana poi EIAR. Lo sviluppo della radio fu trionfale.
Si era capita l’importanza anche strategica del nuovo mezzo di trasmissione e c’era perciò una disputa per l’assegnazione delle frequenze nei rispettivi territori; lo strumento fu subito usato per ragioni politico-istituzionali da Roosvelt, Churchill, Hitler, Mussolini e Stalin.
Oggi la radio si è estesa nei transistor portatili, nelle auto; ha stretto un legame solido con il pubblico dando parola agli ascoltatori e contribuendo alla formazione dell’opinione pubblica.
Oggi vige ormai il pluralismo con molte radio locali,arriva la  pubblicità,che ha scatenato la concorrenza spesso a discapito della qualità, proporzionata gli ascolti rilevati con l’Audiradio.
La fotografia nasce con Niepce e Daguerre ne perfezionò il metodo. A Talbot si deve il procedimento negativo/positivo, mentre la foto a tre colori si ha nel 1861 con Maxwell.
L’utilizzazione così si deve a un americano ingegnoso: Eastmen che presentò la macchina fotografica Kodak.
Nell’800 compare anche il cinema in particolare nel 1895 con i fratelli Lumiere che brevettarono il cinematografo a Parigi. Cinema  e giornalismo si sposano subito; due tecnici dell’officina Lumiere nel 1896 a Mosca riprendono l’incoronazione dello zar Nicola II realizzando il primo cinegiornale. I film non sostituivano i giornali, ma il teatro.
Il mercato era dominato dalla Francia, ma nel 1914 gli Stati Uniti hanno il primato con Hollywood come centro di produzione; nasce a Pittsburgh la prima sala cinematografica nel 1905. Fra gli anni ’20 e ’30 sorsero le grandi società di produzione cinematografica e le catene di sale da proiezione. Sul versante dell’offerta in Europa Fritz Lang realizza Metropolis, Eisenstein lavora in Russia, in America abbiamo Charlie Chaplin, in Giappone Kurosawa, sempre in America nel ’27 la Warner produce il primo film sonoro, nasce Walt Disney, mentre nel dopoguerra trionferà l’Italia con il neorealismo.
Nel 1877 Edison brevettò il fonografo: disco ricoperto di carta che girava su un piatto e un braccio meccanico che incideva punti e linee a spirale; Berliner lo perfezionò e lo chiamò grammofono. Diede forte impulso alla musica:Caruso nel 1904 aveva venduto un milione di dischi. Nel dopoguerra compaiono i primi dischi a 33 giri il minuto e nel 1950 quelli stereofonici. I dischi di nuova generazione invece sono piccoli e digitali letti da un laser.
Lo scozzese Baird nel 1929 sperimentò un servizio televisivo con la BBC; nel ’31 compare in America il tubo catodico e nel 38 il ricevitore elettronico. Nel ’36 partono dalla BBC le prime trasmissioni televisive. Il boom della televisione esplode subito, in Italia nacque la Rai nel ’54.
Il colore entrò in America negli anni ’50, in Europa molto più tardi per la contesa tra il sistema Secam e Pal, poi adottato. Fin da subito fu evidente il rapporto della tv con il cinema e anche la sua forza di raccontare i fatti del mondo mentre accadevano. In Italia proliferarono le televisioni private con problemi nell’assegnazione delle frequenze; Berlusconi conquista con le reti Mediaset una larga fetta di tv battendo l’audience del servizio pubblico della Rai.
L’assetto normativo ha sempre costituito un grande problema, non ancora risolto, riguardante la tutela dei diritti dei cittadini, la qualità, il pluralismo e la protezione dei minori.

Passati 350 anni dall’invenzione di Gutenberg cominciano una serie di innovazioni tecnologiche in tipografia; nel 1804 Stanhope vara il torchio meccanico, Koening applica la macchina a vapore; Richard Hoe introduce la rotativa che usa più cilindri stampanti su un nastro di carta continuo e fa triplicare la velocità di produzione dei quotidiani. La novità è anche il tipo di incisione chiamata stereotipia costituita da un cartone umido sul quale veniva versato piombo fuso. Un’altra grande accelerazione è la linotype, grande macchina da scrivere
 che seleziona e mette in riga i caratteri del testo da comporre, li fonde in piombo ordinando le righe in sequenze corrette, poi verrà la monotype per comporre i titoli e la composizione automatizzata con banda perforata di Morey. La stampa roto-offset porterà oltre le 50mila copie.
La scomparsa del piombo fuso lascia il posto a laboratori lindi e silenziosi; oggi con la stampa digitale, la tipografia è un stanza e scompare con l’ingresso del computer. 
Con computer il giornalista assume anche le funzioni del compositore; anche la fogliazione e lì inserimento degli inserti è guidato dal sistema editoriale.
I giornali avevano scoperto una vocazione politica così editori e giornalisti cercano un’identità compiuta e un orientamento per il lettore; il giornale diventa di tutti.
Nel 1943 la Commissione federale delle comunicazioni imponeva alle emittenti radiofoniche di dedicare spazio adeguato alle questioni controverse d’interesse pubblico garantendo una par condicio. Londra sotto il dominio del “Times” disponeva di 18 quotidiani.
Al processo di diversificazione dell’offerta del quotidiano si accompagna lo sviluppo del periodico. Si impone il problema dei giornalisti: della loro selezione e preparazione, delle organizzazioni professionali e delle regole deontologiche; dal 1860 laureati e intellettuali cominciarono a entrare nelle redazioni inglesi, a Birmingham nasce l’Associazione nazionale giornalisti nel 1907; un profilo formativo e di studi specifici era già stato tracciato nel 1869 negli .USA, nel 1908 nel Missouri si apre la prima Scuola di giornalismo.
Nel 1912 la Columbia University diventa la maggiore fucina di giornalisti per merito di Joseph Pulitzer che mette a disposizione dell’ateneo due milioni e mezzo di dollari. Nascono anche studi e ricerche sulla comunicazione con Park e poi con Lippman.
In Europa a Basilea si istituisce un corso di scienza della stampa nel 1884 e nel ’19 nasce la famosa London School. In Italia nasce la Federazione della Stampa e nel 1928 a Roma apre una scuola di giornalismo. 
Nel dopoguerra nasce il giornalismo investigativo e d’inchiesta e il giornalismo fotografico. Significativo sarà lo sviluppo della tv e l’espansione della pubblicità che nata come veicolo di comunicazione commerciale a pagamento, diventa introito spesso principale che porta a una scatenata concorrenza. La crescita del mercato pubblicitario fa nascere nuove figure professionali e le agenzie pubblicitarie. Alla comunicazione pubblica, politica e aziendale provvedono gli uffici stampa che hanno il compito di selezionare le notizie utili, ovviamente i giornalisti non prendono per oro colato le informazioni degli uffici stampa. Il primo nasce in America, in Italia solo nel 2000 compare la legge sulla comunicazione pubblica che chiede più trasparenza, l’America è anche la patria della comunicazione politica che sia vale di specialisti per le funzioni di uffici stampa, pubblicità, eventi e immagine.

Lo sviluppo dei quotidiani


Le formule del quotidiano moderno sono eredi dello sviluppo tecnologico. In due secoli la società americana in grande evoluzione ha spinto al stampa verso l’innovazione e lo sviluppo.
Il potere acquisito dai giornali americani parte dalla riduzione concorrenziale del prezzo di vendita. Il “New York Sun” nasce nel 1833 e punta a nuovi lettori ovvero la classe operaia.
La cronaca è affidata ai reporter, nuova figura di giornalista sguinzagliato per le strade alla ricerca di scoop. Il successo istiga a copiare il modello, nel ’35 nasce il “New York Herald”; nel 1851 nasce il “New York Times” che punta sulla precisione. Sono tutti a prezzo ridotto per cui chiamati penny press. Gli articoli stretti sul fatto, redatti sula linea delle 5W sono tipici del giornalismo che nasce durante la guerra di Secessione; l’altro fattore importante è l’intrattenimento del lettore, oltre l’informazione è utile offrire fumetti, godei, giochi, astrologia, musica. Nel 1900 i giornali americani sono quadruplicati.
In questa corsa si affacciano le agenzie; i syndacate assumono artiste e firme di qualità offrendo i loro prodotti a prezzi che i singoli giornali non si potrebbero permettere; tra i cinque più forti oggi c’è il North American Sindacate di Murdoch.
Pulitzer acquista il New York World portandolo ad un successo editoriale strabiliante e diventando ricco; la formula: raccontare i fatti della gente che vive nella metropoli nel modo più semplice e con buone illustrazioni; è importate un buon titolo e l’inchiesta.

L’istituzione del quarto potere


Questi giornali non sostengono un partito e acquisiscono una forza autonoma che dà corpo al QUARTO POTERE. Quando Hearst compra il “Journal” fa concorrenza a Pulitzer, concorrenza che si fa accanita con il giornalismo investigativo; si montano le notizie e si introducono i titoli a tutta pagina, il successo lo porta a fondare la prima catena nazionale di testate e un’agenzia di news, ma presto questa tendenza qualitativa verso il basso favorisce un giornale più ricco ed equilibrato, il “New York Times”. 
Prima della grande crisi del ’29 entra in scena il giornalismo fotografico in formato tabloid che dà ampio spazio al pettegolezzo, allo sport, all’umorismo;altri giornali si occupano di economia  e finanza. Nascono i settimanali seri come “The New Yorker” e “Times”.
Arriva la concorrenza di tv e Internet, la strategia sarà puntare su contenuti di qualità.
In Europa i giornali hanno dei tratti comuni: dopo la seconda guerra mondiale devono reinventarsi un’identità; nascono a seguito delle contestazioni degli anni ’70 giornali nuovi nel format; i giornali di partito sono quasi estinti; compaiono testate di “nicchia” e di qualità.
In Inghilterra nel 1896 nasce il primo quotidiano popolare “The Daily Mail” di lord Northcliffe che punta sugli annunci, sulle notizie sensazionali e in una stesura breve e semplice, aggiunge periodici specializzati per ragazzi e donne, sport, romanzo d’appendice.

Inghilterra
Nel 1900 i quotidiani stampati a Londra sono 155; oggi si vendono 16 milioni di copie che si possono dividere in due filoni: giornali di qualità come il “Times”, il “Guardian” e l’ “Indipendet”.. rivolti alla società colta e benestante e giornali popolari come il “Sun” il “Daily Mirror”..rivolti alla classe lavoratrice. I migliori cronisti sono sguinzagliati a caccia di notizie e di scoop; entra in funzione il Code of Practice, carta di autoregolamentazione promossa nel 1933 dal ministro Brooke che impone il diritto di replica e le rettifiche.
Il Times sta per scomparire e viene rilevato da Murdoch che punta ai contenuti e alla diffusione, introduce il colore e titoli più vivaci, riduce il prezzo e insedia un nuovo direttore che cerca scoop e dialogo con i lettori. Vicenda diversa è quella del Sun, rilevato da Murdoch nel ’69, riduce il personale e ingaggia firme illustri, diventa un giornale-spazzatura, sulla stessa linea si muove il Mirror. Fra i giornali di qualità l’ “Indipendent” e il liberale “Guardian”.

Francia
In Francia nel 1931 Emil de Girardin lancia 32 pagine dedicate all’agricoltura e fa 130mila abbonati, poi lancia il quotidiano “La Presse” a metà prezzo e aumentano lettori e pubblicità.
L’altra carta vincente è il feuilleton, romanzo a puntate collocato al fondo della prima pagina con firme quali Honoré de Balzac, Dickens, Dumas. In Italia il napoletano Mastriani. Il romanzo d’appendice cattura l’attenzione del lettore e lo invoglia a seguire le puntate.
La principale specificità francese consiste oggi nella divisione netta fra i pochissimi giornali nazionali, regionali e di provincia come “Le Monde”, “Le Figaro”, “Liberation”; nel ’63 “Le Petit Journal” guarda a un’area vasta di lettori. I quotidiani venderanno 7 milioni di copie, nel frattempo oltre alla radio nascono i periodici. I quotidiani si dividono ai due personaggi politici del secolo: Charles De Gaulle e Mitterand. 
Emergono i grandi colossi dell’editoria come Hachette. Nel’84 il governo promuove la legge antitrust che fallisce l’obiettivo. Il tabloid invece esordisce con “Le Monde” e si rivolge a dirigenti ed intellettuali; “Le Figaro” a una cerchia più vasta di lettori. Tra i settimanali spicca “Paris Match”.

Germania
In Germania sono giunti alla libertà di stampa con al Costituzione del 1919. Bismarck esercitò il controllo sull’informazione con uffici e agenzie di stampa, nonostante ciò nel 1885 nasce il “Berliner Local Auzeinger” con molta pubblicità e il giusto mix di notizie, intrattenimento e divulgazione; dopo la prima guerra mondiale escono 147 giornali e in tutta la Germania la tiratura super ai 25 milioni. Hitler con la “legge degli scrittori” del ’33 decretò la scomparsa di giornali socialisti e comunisti, ripristinò l’autorizzazione statale per le pubblicazioni e la censura, affidò a Goebbels la propaganda. Dopo gli anni bui del nazismo la Germania rinasce nel ’49 quando i giornali ritrovano spazio e diventano l’editoria più forte d’Europa. Il popolare “Bild Zeitung” con 18 edizioni locali è il giornale più letto d’Europa, con cronaca e storie sfrontate, appartiene al gruppo Springer insieme al “Der Spiegel” forte di inchieste indipendenti e alta scrittura  documentazione.
La Spagna non ha un momento di pace dall’imperò seicentesco, al restauro della monarchia borbonica fino alla sua caduta con vittoria del Fronte popolare nel 1936 e poi con la restaurazione di Franco che subito si impadronì dei pochi strumenti di comunicazione.
Per tutte le testate valevano le leggi dittatoriali che ne autorizzavano al pubblicazione e imponevano la tipologia; i direttori venivano nominati dal ministro dell’Interno, la censura era preventiva. Dopo la guerra civile, il riconoscimento dell’Onu si ha uno sviluppo economico e sociale e con la morte di Franco nel 1975 ritorna il re Juan Carlos di Borbone e la Spagna rinasce; “El Pais” comincia le sue pubblicazioni quando il moderato Suarez viene eletto capo del governo e si propone una novità ossia rivolgersi ai giovani, mentre il centrodestra di Aznar viene sostenuto dal nuovo quotidiano “El Mundo”. “Abc” monarchico, segue la parabola di Franco, poi appoggia le autonomie regionali, ospita pubblicità osé e si fonde con il gruppo El Correro. Il giornale più letto è lo sportivo “Marca”, il quotidiano economico “Expansion” e il settimanale “Tiempo”.

La situazione italiana
La situazione dell’Italia è inizialmente di paese diviso e impotente. Nel 1804 era stato lanciato a Milano il “Corriere delle dame”, diretto al pubblico femminile, Eleonora Pimentèl Fonseca fonda il “Monitore napoletano”. La novità si trovava in Europa e Giuseppe I e Maria Teresa d’Austria ne avevano percepito la rilevanza ,ma la usarono per i loro interessi di sovrintendenza in Italia. Silvio Pellico sulla scia dello “Spectator” creò con un gruppo di intellettuali milanesi “Il Conciliatore”; un passo avanti si fece a Firenze dove Pietro Visseux aveva fondato un gabinetto di lettura che dal ’22 pubblicava il mensile “Antologia”, ma anche qui c’erano cautele a causa di Metternich. Un vero e proprio manifesto politico era “Il Risorgimento” nato nel 1847 ad opera di un gruppo di patrioti moderati torinesi guidati da Cavour; importante fu anche il quotidiano di Torino “La Gazzetta del popolo” diretta da Bottero: giornale popolare che raggiunse 14mila abbonati. Mazzini nella “Giovane Italia” utilizzò come arma politica proprio la penna. Una mano al Risorgimento l’ha data “La Nazione” di Firenze sostenendo che gli italiani dovevano promuovere l’unità d’Italia, testata unica ancora viva.
Allenta la censura l’editto albertino del ’48 che riconosceva libertà di stampa e toglieva la censura senza però poter fare più di tanto. Il primo quotidiano che si stampa è quello dello Stato Pontificio, “L’Osservatore Romano”. Nel ’65 era uscito a Milano “Il Sole”, primo quotidiano economico e l’anno seguente “Il Secolo”, cos’ in Italia si costruisce un’azienda editoriale che si occupa della vita quotidiana, nel ’67 nasce a Torino “La Stampa”.
A movimentare il panorama politico, culturale e giornalistico fu l’avvento al potere della sinistra di Depretis che inaugurò il trasformismo. Gli ultimi anni dell’800 sono importanti perché vedono l’allargarsi della lettura alla piccola borghesia, è in questa fase infatti che parte l’iniziativa di pubblicare un giornale di centrodestra “Il Corriere della Sera” con Violler.
Nell’85 l’industri lombarda entra nell’editoria, con il denaro si irrobustiscono giornali e redazioni, intanto a Roma era nato “Il Messaggero” diretto da Cesano era sganciato dalla politica  orientato alla cronaca, in un paio d’anni raggiungeva le 35mila copie. A Milano si stampava la “Gazzetta dello Sport”. Nello stesso periodo si moltiplicarono le edicole per la vendita dei giornali e crebbe la pubblicità commerciale; matura anche la professione del giornalista e la cultura della notizia, uno dei più prestigiosi esponenti è Prezzolini. A Roma “Il Popolo d’Italia” di Bergamini aveva spianato al via al giusto rapporto tra letteratura e giornalismo, intellettuali e classe dirigente, egli da gran giornalista aveva introdotto le pagine dedicate alle cronache locali. Intanto a Napoli usciva “Il Mattino” diretto da Edoardo Scarfoglio e la moglie Matilde Serao: sempre attento a interpretare gli interessi della borghesia meridionale. Però in Italia di “editori puri” non c’era l’ombra e peggio sarò con il fascismo, con la censura, la soppressione dei giornali di partito e l’asservimento della radio. 
La nuova carta costituzionale del ’48 stabilisce all’art. 21 la libertà di stampa, nel ’63 viene istituito l’Ordine professionale. Con gli anni della ricostruzione e del boom economico i giornali tornano a vita nuova anche se ci sarà ripetitività ed immobilismo. Nel ’56 nasce “Il Giorno” a Milano che vuole sostenere il centrosinistra e realizza un foglio innovativo nella struttura e nella grafica, successo ebbero le strisce di Jacovitti.
La crisi degli anni ’70 fu superata con le concentrazioni editoriali di Monti e Rizzoli e con l’intervento dello Stato mediante la legge per l’editoria  egli incentivi, sotto al spinta della società smossa dalle turbolenze del ’68 i vecchi giornali riconsiderarono le loro identità, i rapporti con i poteri economici e politici, nascono nuovi giornali politici come “Il Manifesto”, cattolici come “L’Avvenire” e i fogli locali. L’arrivo di Ottone al Corriere porta uno spostamento a sinistra che crea l’esodo di un autorevole gruppo di giornalisti che guidato da Indro Montanelli, fonda “Il Giornale”; due anni dopo con l’editore Caracciolo ed Eugenio Scalari, nasce “la Repubblica” formato tabloid, stile liberal. 
Si scoprì che la diffusione estera era dovuta alla solidità delle testate provinciali sostenute dalla pubblicità locale; gli insediamenti locali vennero facilitati dai nuovi impianti tipografici “a freddo” e dai sistemi editoriali aggiornati. Il gruppo guidato da Caracciolo attivò un’agenzia centrale, l’Agl, che fornisce della parte generale i quotidiani locali, la diffusione dei quotidiani, però è a svantaggio del Mezzogiorno.
Per la concorrenza delle televisioni nazionali e locali, le difficoltà della distribuzione, il calo degli investimenti pubblicitari, la spinta si è esaurita e i quotidiani hanno ora un tiratura inferiore ai 6 milioni di copie e cercano di riparare con la vendita abbinata di libri. C’è un ulteriore elemento strutturale che frena l’espansione dei quotidiani in Italia: il grande sviluppo dei settimanali, veri giornali popolari; il settimanale italiano nelle sue multiformi sfaccettature è una specialità della nostra editoria, a dare il via è stato Leo Longanesi nel ’37 con “Omnibus”, poi sono comparsi “L’Espresso”, “Panorama”, ricolti alle famiglie “Oggi”, “Tempo”, “Famiglia cristiana” “Gente” e i femminili “Grand Hotel”, “Donna moderna”,“Novella 2000”,“Chi” ricchi di gossip e argomenti leggeri. Infine nella grafica è reperibile un’ulteriore specificità dei fogli italiani, nasce la figura del grafico ora art director che progetta le nuove testate e poi le realizza.
La stampa studentesca ha avuto un ruolo fondamentale per la riscoperta dell’autocoscienza, della libertà, dell’autonomia e responsabilità.  Figure di spicco del ’68 sono oggi protagonisti della classe dirigente. Colsero il potenziale giovanile Gozzer e Bachelet ma le istituzioni cercarono di frenare l’espansione e proprio le loro paure fecero esplodere i moti del ’68. 
“Il Setaccio” a Padova nel ’57 era guidato da giovani, redattore capo era Muraro, si scriveva di tutto, vennero creati ponti tra Nord e Sud. Si rifletteva sull’essere giovani, svecchiare il paese e nacque nei giornali “la pagina dei giovani”.Questo movimento però non fu nazionale ma di nicchia.

I new media


Gli ultimi decenni sono stati contrassegnati da una straordinaria accelerazione dell’innovazione tecnologica nella comunicazione. Il passaggio del segnale da analogico a digitale è l’invenzione discriminante. Il computer si compone di una parte fisica l’hardware e i programmi, software; disponiamo del monitor che funziona come schermo, di una tastiera per immettere dati, di un mouse, di una stampante per riprodurre su carta, dello scanner, della videocamera e del modem per il collegamento con la rete telefonica. Il microprocessore è l’anima del computer, supportato dalla memoria. La digitalizzazione non ha distrutto mezzi e modalità precedenti ma li ha integrati e potenziati. Quando il computer è stato considerato più di un calcolatore e fatto interagire con la televisione e la rete telefonica, ha potuto esprimere le sue potenzialità, in particolare con il PC.
La Microsoft negli anni ’80 crea il sistema operativo Windows facendo di Bill Gates un giovane miliardario. E’ la convergenza tra informatica e telecomunicazioni con l’ausilio di sistemi di memoria; uno dei primi è il floppy disk, scalzato dal compact a  memoria ottica e poi da cd e dvd.
Il computer unifica i media; nel ’91 la prima guerra del Golfo è raccontata dall’inviato della Cbs tramite il telefono collegato all’antenna parabolica e il satellite arriva in tutto il mondo.
Il computer modifica l’editoria,gli assetti delle agenzie di stampa e l’allestimento di banche dati. Le tecnologie nuove e l’informatica facilitano e accelerano la raccolta e il flusso delle notizie, ma portano anche ad ampliare la riflessione sull’identità, il valore e l’uso dell’informazione.
L’ondata della new economy ha lanciato al meteora del giornale on line che avrebbe fatto sparire i quotidiani cartacei, con conseguente moltiplicazione delle fonti e delle testate. I giornali offrono i contenuti on line attraverso professionisti competenti; nel ’92 lo fa il “Chicago Tribune” poi il “New York Times” offendo informazioni e approfondimenti gratuitamente.
La rete propone al venditore un’offerta mirata sul target e un immediato riscontro; se prima erano gli utenti a cercare contenuti ora è chi organizza i contenuti a muoversi con gli inserzionisti.
Le telecomunicazioni volano grazie ai satelliti geostazionatori dove una stazione a Terra invia il segnale al satellite, lo amplifica e lo rinvia al suolo dove sarà captato da un’antenna parabolica e trasformato in segnale mediante un decoder. Con la banda larga la compressione e la codifica digitale permettono l’invio contemporaneo di più frequenze radio,tv, dati e telefonia.
Il primo dei satelliti in movimento fu Telestar, permise la diretta nel ’69 dell’uomo sulla luna. La Conferenza mondiale del ’77 cominciò ad assegnare le frequenze. L’Unione Europea con la sua Agenzia spaziale lanciò il primo satellite nel 1983; si giunge poi a Intelsat, l’organizzazione che gestisce il più importante sistema commerciale di telecomunicazioni via satellite collegando tutti i paesi del mondo. Nei primi anni ’90 Murdoch dimostrò che le trasmissioni via satellite costituivano un affare. Il cavo è l’altro grande strumento che unisce il mondo; quelli di rame trasferiscono la corrente elettrica da un capo all’altro entro un circuito; un cavo speciale è quello coassiale che permette un flusso di correnti elettroniche molto elevato. La tecnologia digitale ha indotto a produrre cavi a fibra ottica; ma funziona bene solo per sistemi a stella  con un nodo centrale e molte diramazioni, ma anch’esso deve risolvere il problema del copyright, un altro limite è che funziona solo tra punti fissi. Il caffo offre alla tv più canali che l’etere e proliferano canali specializzati di nicchia a pagamento. In Italia non ha avuto molta diffusione.
Nasce il televideo per trasmettere testi e grafica sullo schermo tv, esordisce così la telematica, ma si tratta di una comunicazione monodirezionale giacché l’utente può soltanto selezionare i dati.
In Inghilterra nasce il Videotext che consente una comunicazione bidirezionale poiché l’utente usando al linea telefonica può accedere agli archivi delle banche dati, ma negli altri paesi il decollo è ancora difficile. Nella concorrenza tra media ha vinto il digitale.
Altri strumenti sono il videoregistratore che ha innescato problemi di pirateria; nel 1957 l’Ampex lo realizzò per gli usi professionali nelle produzioni tv, poi è stata disponibile in formato
pratico e consente la videoregistrazione. Il videoclip è un brevissimo filmato che si è importo nel mondo musicale negli anni ’70 in Inghilterra e USA.
Il cd è un disco piccolo compatto inciso con laser e letto con lo stesso raggio, realizzato da Philips e Sony, il cd-rom memorizza dati per il computer. Nel 1995 i maggiori produttori mondiali di apparecchi elettronici crearono il dvd; passi avanti ha fatto il cd-mo su cui l’utente registra.
Non ha avuto fortuna il videotelefono; la telefonia mobile è cominciata con i cb, apparecchi per le comunicazioni a due; il telefono cellulare funziona a bassa potenza e si collega a reti cellulari sparse sul territorio;il cellulare mobile può essere utilizzato in diverse situazioni, permette di giocare, ascoltare musica, si può collegare a Internet. 
I cellulari sono comparsi nel 1983 in America dove in tre anni sono diventati un milione. La Gran Bretagna contava 6 milioni di utenti nel 1986, è stata presto superata da Italia e Finlandia. Nel nostro Paese sono comparsi nel ’90; in soli tre mesi si è imposto lo standard internazionale Gsm cha ha fatto saltare i monopoli telefonici nazionali. Soprattutto fra i giovani si costituisce uno dei maggiori business dell’era moderna.
Internet costituisce una vera e propria “rete delle reti” che connette telematicamente milioni di computer mediante un protocollo comune Tcp/Ip ; la rete è collettiva. Ognuno invia il suo pacchetto dirottandolo attraverso molte linee di collegamento messe a disposizione da server gestiti dagli operatori specializzati. L’obiettivo viene raggiunto grazie ad un sistema di indirizzi codificati in una serie numerica di quattro ottetti che aggancia la rete principale e in successione le sottoreti fino al computer finale. I numeri vengono tradotti in parole. Il singolo utente entra nel sistema collegandosi attraverso la rete telefonica ad un provider,ad un browser. Si può usare la rete per inviare e-mail, chattare, usare forum…. L’effetto più spettacolare è quello delle molteplici forme di comunicazione rese possibili con la rete interattiva del web. Mediante il protocollo Http e il linguaggio Html vengono offerte in rete pagine di ipertesto: l’accesso è aperto a tutti grazie al WWW (World Wide Web). Di grande aiuto sono i motori di ricerca; Internet è anche il tramite per servizi di vendita e-commerce. E’ la via privilegiata per la comunicazione degli enti pubblici. Sul fronte educativo invece è aperto il discorso sulla media education. 
Le origini sono americane dove viene realizzata l’agenzia Arpa  che collegava in una rete le università; a Los Angeles si avvia il sistema Arpanet nel ’69 per dialogare con messaggi di posta elettronica. Aumentando le dimensioni della rete nasceva il problema della gestione commerciale dei servizi dunque i provider. La svolta si ha aprendo la rete a tutti; Berners Lee crea il linguaggio Html per scrivere file visualizzabili su Internet; il primo browser grafica, Mosaic poi Netscape, fu concepito nel 1993 da Anderssen e Eric Bina, poi sarebbero venuti altri compresi Microsoft.
Le innovazioni portano il giornale a divenire fenomeno di massa, si parla di mass media.
L’informatica cambia il modo di leggere e scrivere;l’ipertesto è frammentato e autonomo. I nuovi media suscitano anche problemi: se, come e quando istruire, formare o divertire, se non deviare o danneggiare. Nascono studi e ricerche; negli anni ’30 la Scuola di Francoforte critica i media.
La ragione dell’autonomia del sistema dell’informazione sta nella cultura della democrazia moderna: pluralista e fondata sull’equilibrio dei poteri istituzionali.
I nuovi mezzi non hanno eliminato i precedenti anche se la televisione ha inciso più degli altri; secondo Gilbert Seldes la stampa richiede abilità per leggere, è individuale e ha una diffusione lenta, mentre l’elettronica on richiede educazione, si usa in compagnia, ha una diffusione rapidissima. Il mondo della parola punta sulla logica, la tv sulla fantasia e l’emotività.
Oggi siamo in una fase ricca di mezzi dove si necessita di una buona cultura della comunicazione; questo va in parallelo con la necessaria cultura dei produttori e autori di stampa e televisione.
L’informazione con i nuovi media si è arricchita nei supporti e nell’elaborazione, ma l’esclusione potrebbe portare a nuovi analfabetismi. Dal Cogito al Comunico, ergo sum.
di Anna Carla Russo
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