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Il capitalismo in America dopo la guerra civile – Michel Aglietta

La guerra civile americana fu l’ultimo atto della lotta contro il dominio coloniale, per la nuova rivoluzione capitalistica americana. La forma di produzione schiavistica nel Sud traeva la sua esistenza e prosperità dalla sua totale integrazione col commercio internazionale dominato dall’Inghilterra. La schiavitù frenava l’espansione delle industrie tessili e sterilizzava immense risorse minerarie. Inoltre, i proprietari schiavisti esercitavano un’influenza preponderante sul Congresso federale, sufficiente a bloccare ogni politica protezionista; era dunque l’insieme del capitalismo industriale a soffrirne, in quanto le industrie motrici nella divisione economica del lavoro erano incapaci di far fronte alla concorrenza inglese. La posta in gioco della guerra era dunque insieme la penetrazione diretta del capitalismo sull’insieme del territorio dell’Unione, una politica commerciale protezionistica, l’unificazione politica e ideologica della nazione sotto la direzione della borghesia industriale e finanziaria.

La guerra civile diede un colpo di frusta vigoroso allo sviluppo delle forze produttive. Gli scambi economici Nord-Sud furono interrotti. Lo sforzo di guerra del Nord mobilitò tutte le risorse industriali: nella produzione tessile, di armamento, alimentare. L’immediato dopoguerra vide l’espansione continuare nel suo slancio stimolato dalla costruzione delle ferrovie transcontinentali.

Bisognò aspettare la recessione del 1873 che diede inizio a una lunga fase depressiva fino alla fine del secolo perché fosse chiaro che l’articolazione dei modi di produzione fosse chiaro che l’articolazione dei modi di produzione nella formazione sociale si era profondamente modificata. La piccola produzione per il mercato era progressivamente integrata alla produzione capitalistica.

Questa integrazione creò una tendenza permanente all’aumento della produttività del lavoro nell’agricoltura e provocò una grande estensione della produzione dei mezzi di produzione per l’agricoltura. Ne risultò una forte tendenza alla diminuzione dei prezzi agricoli. Il calo dei prezzi agricoli fu poi decisivo per la diminuzione del salario.

di Domenico Valenza
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