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Il grottesco nel cinema italiano

Fin dall’immediato dopoguerra si è imposta nel cinema una corrente neo realista che ha portato alla condizioni necessarie per il fondamento del grottesco attraverso il ribaltamento delle linee di forza del  realismo. E’ nella fase della commedia all’italiana che si coniuga con successo l’imagérie grottesca. Negli anni sessanta il realismo perde la sua componente meramente patetica per inserirsi nell’ottica grottesca; mondo e soggetto si coniugano nella deformazione e nell’alterazione allucinatoria. Il grottesco è la forma di rappresentazione tragico-comica del reale. Ritroviamo il grottesco puro in opere di Zavattini e Fellini, quello satirico ed aggressivo nei cinema di Germi, Risi e Scola, mentre ritroviamo le maschere grottesche del cinema politico di Petri.

Il grottesco diventa il registro dominante nel nostro cinema dagli anni sessanta, rispondendo al rapporto anomalo del cinema italiano con i generi. I generi sono mondi attraverso i quali la società si auto rappresenta raccontando la sua origine e la sua storia epica; al cinema italiano è mancato l’epos perché è mancata una unità di fondo, l’epos si fonda su un’armonia dei rapporti tra mondo e natura, società e uomo. In Italia l’assenza dei valori comuni condivisi, la differenza territoriale, la guerra hanno determinato una scissione ed una frattura nel corpo sociale che ha riconosciuto nel grottesco l’unica tipologia di approccio e descrizione della propria realtà. La vita italiana deve essere raccontata attraverso uno stile che sia anti-epico, comico e patetico alla stesso tempo. Il grottesco si converte in mediazione obbligata del reale.
Pensare il grottesco nel cinema italiano significa pensare al rapporto tra cinema e società
di Asia Marta Muci
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