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Il processo traduttivo

L’importanza assunta dall’analisi di linguaggi settoriali nell’ambito della linguistica applicata trova impulso in più fattori. Da un lato, essa sembra determinata dall’interesse verso i linguaggi della comunicazione sociale e massmediatica e verso le relazioni di potere che in questa si instaurano; dall’altro a livello interlinguistico trova giustificazione nelle profonde modificazioni prodotte nelle esigenze comunicative dei soggetti e nelle nuove consuetudini comunicative che si vengono precisando.

Si può affermare che negli ultimi decenni hanno avuto luogo profonde modifiche in glottodidattica per l’interesse sul lettore di L2 e la rispettiva enciclopedia, il bagaglio esperienziale e cognitivo che lo mette in grado di negoziare senso e significati del testo.

Tradizionalmente le difficoltà proprie dei processi traduttivi sono state considerate in relazione ai testi letterari. Il fallimento è stati visto come insito nella traduzione del polisemico testo letterario, e esso appare una condizione che sovrasta i processi traduttivi.

Il problema del processo traduttivo, come ha osservato Arcaini, è duplice: da un lato è un problema di lettura di quanto è stato linguisticamente codificato, dall’altro riguarda la medesima capacità ipotetica che si riferisce al destinatario.

Il problema non è più tanto di sostituire un’espressione linguistica di una lingua con un’altra corrispondente di un’altra lingua, ma di trovare il percorso dinamico di costruzione del significato. L’adeguatezza di una traduzione si misura anzitutto come adeguatezza di traduzione interna e quindi di lettura.

di Domenico Valenza
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