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Immagini della valutazione

Le immagini di valutazione raccolte tra gli insegnanti hanno come prima caratteristica comune un ‘intensa problematicità e un alone complessivo di negatività: valutare è difficile, è spesso drammatico, è fonte di dubbi, di inquietudini, di conflitti interni, è una necessità imposta dal proprio ruolo a cui ci si sottrarrebbe volentieri.
In generale la valutazione è sentita più come una presenza minacciosa che come una risorsa educativa.
Un nucleo profondo di significati, nelle immagini espresse, riguarda l’invalutabilità dell’educazione e dei suoi prodotti. Questo pensiero ha molti riconoscibili motivi. C’è in primo luogo la doppia complessità del valutare individui, persone intere, e non cose o prodotti, e del valutare processi che mettono in gioco variabili infinite e non controllabili. C’è poi la fondamentale questione pedagogica dell’impossibilità di distinguere gli effetti di azioni educative intenzionali dagli effetti dell’educazione diffusa e del naturale sviluppo dell’individuo. Ma ciò che soprattutto rende scettici sulla possibilità di valutare in educazione sono le concezioni stesse del processo educativo. Esso è rappresentato ancora spesso come qualcosa che assomiglia più all’arte, all’artigianato o alla magia che all’uso di una scienza o di una tecnica, e come tale esula dalla razionalità e sfugge alla possibilità di controllo.
Un’emozione molto presente nelle immagini degli insegnanti è la paura: paura della responsabilità di valutare, paura degli effetti dei propri giudizi, paura del potere di decidere le sorti, paura di essere giudicati per i propri giudizi.
L’idea della valutazione implica necessariamente un’asimmetria di rapporto che interferisce con la ricerca di una buona relazione e comunicazione tra insegnante e allievo.
Un elemento di inquietudine rispetto alla valutazione è il diffuso vissuto di inadeguatezza: valutare richiede una competenza, e gli insegnanti rivelano di non sentirsi preparati a valutare.

di Anna Bosetti
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