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L'unico successore del Vasari : Raffaele Borghini

Vasari non trovò diretti successori nel corso del 1500. Il profluvio di biografie italiane di artisti arriverà solo nel 1600, e per ora è troppo forte l'impressione dell'opera vasariana perché qualcuno tenti di emularla.
Raffaele Borghini
E però non possiamo fare a meno di citare Raffaele Borghini, l'unico che con qualche diritto può essere considerato come il successore del Vasari. Il suo libro, Il Riposo, stampato a Firenze nel 1584 e dedicato a Don Giovanni dei Medici, ha però solo in parte un orientamento storico. Di lui non sappiamo quasi nulla.
La sua opera è contata fra i testi di lingua dell'Accademia della Crusca, ma non è nemmeno paragonabile per vitalità e altezza spirituale all'opera del Vasari; tuttavia è importante, specialmente per il suo tempo, per il ricco materiale che contiene e per la forma attraente. La forma, infatti, è quella di un dialogo. Borghini affonda nella tradizione greca e latina del genere, da I dotti a banchetto di Ateneo di Naucrati fino ai Saturnalia di Macrobio. L'ambiente è tipicamente fiorentino.
Bernardo Vecchietti, noto nobile e bello spirito fiorentino, si gode il fresco in piazza del Duomo una sera di maggio fino a quando non incontra Rodolfo Sirigatti, scultore e nipote di Ridolfo Ghirlandaio; lo invita il giorno seguente nella sua villa, chiamata appunto Il Riposo, in Val d'Ema. Alla conversazione in questa villa partecipano altri due nobili fiorentini: Baccio Valori e Girolamo Michelozzi.
Vecchietti mostra agli ospiti le ricche collezioni della villa e per ognuna fornisce una descrizione, per noi di grande valore storico. Vi compaiono disegni e cartoni di Michelangelo, addirittura un pezzo della famosa battaglia di Pisa, oggi perduto; la Testa di un morto di Leonardo, il Perseo di Cellini; quadri del Botticelli e di Antonello da Messina, una serie di paesaggi fiamminghi e molti modelli, figure e dipinti del grande fiammingo Giovanni da Bologna, allora all'apice della sua fama. Anche lo studio del Sirigatti è descritto particolarmente col suo contenuto: al pari di Vecchietti possiede dipinti fiamminghi, naturalia e artificialia.
L'opera di Borghini si divide in quattro libri, due teoretici e due storici. È importante vedere come la parte dottrinaria sia messa in primo piano, differentemente dal Vasari la cui introduzione serviva anche a scopi pratici.
Il primo libro contiene quanto detto finora, il lungo discorso di Baccio Valori sul vecchio e ripetuto tema della preminenza delle arti figurative, un'esposizione filosofica dell'essenza dell'arte in generale, e lo scheletro della dottrina dell'arte secondo le categorie dell'invenzione, della disposizione, delle attitudini, della dottrina delle proporzioni e dei colori. La categoria dell'invenzione, dice, è tale che non dipende esclusivamente dalla volontà dell'artista.
La prefazione del secondo libro è notevole. L'autore sente il bisogno di giustificarsi perchè scrive di cose di arte pur non essendo del mestiere. Il Borghetti si colloca in opposizione segreta con Vasari, mettendo in evidenza il fatto che non scrive affatto per gli artisti, ma prima di tutto per gli amatori d'arte di ceto nobile; del resto il libro è introdotto da un complimentoso tono di corte. L'opera deve servire alle loro ore di ozio, che non sono dedicate solo agli esercizi cavallereschi. Segue una conferenza che tratta principalmente della dottrina artistica, ed è per questo affidata all'unico vero addetto ai lavori, lo scultore Rodolfo Sirigatti. Qui viene in evidenza la parte più importante dell'opera, in quanto Sirigatti dà importanti indizi sulle vedute teoretiche del Manierismo. I postulati di queste teorie sono esaminati criticamente usando come riferimento un numero di opere d'arte pubbliche fiorentine. Lo potremmo anche definire come il precipitato della critica profana dell'epoca, considerato però di valore anche dal Bocchi, che nelle sue Bellezze, la prima guida vera di Firenze (1591) accetta e diffonde gran parte di questi giudizi.


di Gherardo Fabretti
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