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L’Impero di Napoleone III – Robert Palmer e Joel Colton

Luigi Napoleone Bonaparte si fece imperatore dei francesi col nome di Napoleone III. Egli diventò dittatore sull’onda del favore popolare. Il nuovo Napoleone non somigliava affatto al suo grande zio. Non era un soldato, non era un amministratore, ma un politico. Non si va lontano dal vero dicendo che il primo Napoleone non fece mai un discorso in pubblico. Luigi Napoleone ne faceva di continuo, il podio politico era il suo ambiente naturale. Luigi Napoleone vide l’opinione pubblica come un’opportunità, non come un fastidio. Capiva perfettamente che un capo singolo esercita più magnetismo di un’assemblea elettiva. Esaltava il progresso moderno e si presentava come il leader di un mondo nuovo. Proclamava di incarnare la sovranità popolare. In tutti gli altri grandi Stati, il suffragio universale era ritenuto incompatibile con un governo intelligente e con la prosperità economica. Egli si vantò di aver realizzato questa combinazione. Affermava, inoltre, di essere al di sopra delle classi e di voler governare equamente nell’interesse di tutte.
Le istituzioni politiche del Secondo Impero furono autoritarie. C’era un Consiglio di Stato, composto di esperti che redigevano i progetti e consigliavano su questioni tecniche. C’era un Senato, i cui membri venivano nominati, che avevano poche funzioni importanti. Le elezioni venivano gestite con cura. Il governo proponeva un candidato ufficiale per ciascun seggio, potevano presentarsi altri candidati ma non erano consentiti comizi politici di nessun genere. Il Corpo legislativo, eletto a suffragio universale maschile, non aveva poteri indipendenti propri. Non poteva presentare progetti di legge, non esercitava controlli sul bilancio, non aveva potere sull’esercito.
Napoleone III ambiva soprattutto alla fama di grande ingegnere sociale. Trovò alcuni dei suoi principali sostenitori fra gli ex saint-simoniani, che ebbero il loro maggiore trionfo nell’invenzione delle banche d’investimento, con le quali essi speravano di guidare la crescita economica.
I tempi erano quanto mai favorevoli a un’espansione, perché la scoperta dell’oro in California nel 1849 e poco dopo in Australia, insieme ai nuovi strumenti di credito, portò a un cospicuo aumento della disponibilità monetaria europea. Le ferrovie passarono in Francia negli anni ’50, da 3000 a 16000 chilometri. La domanda di materiale rotabile per le stazioni dava lavoro a fabbriche e miniere. Fecero la loro comparsa le grandi società per azioni, anzitutto in campo ferroviario e bancario. Nel 1863 la legge concesse il diritto di responsabilità limitata, per il quale un’azionista non poteva perdere più del valore nominale del suo pacchetto: ciò incoraggiò gli investimenti.
L’imperatore voleva fare qualcosa anche per i lavoratori, entro i limiti del sistema esistente. La banca agraria fu di qualche utilità per i contadini più facoltosi. I posti di lavoro erano abbondanti e i salari buoni, almeno fino alla depressione del 1857. Maggiori furono le realizzazioni nel campo dell’assistenza pubblica. Furono fondati ospedali e case di ricovero, con distribuzione gratuita di medicine. Cominciavano a profilarsi vagamente i contorni di uno Stato attento ai servizi sociali. Nel 1864 fu riconosciuto ai lavoratori organizzati il diritto allo sciopero. Furono così legalizzati i sindacati e le grandi società d’affari. Napoleone III non fece abbastanza per i lavoratori per figurare come eroe della classe operaia, ma abbastanza per essere considerato socialisteggiante.
Le dittature successive sono state di solito fortemente protezionistiche, aliene dall’affrontare una libera concorrenza con il resto del mondo. Napoleone III credeva nella libertà del commercio internazionale. Ideò un vantaggioso progetto di unione doganale con il Belgio, poi andato in fumo; concluse nel 1860 un trattato di libero scambio con la Gran Bretagna, accompagnato da accordi commerciali minori con altri paesi.
Ma nel 1860 l’Impero cominciava a trovarsi in difficoltà. Con la sua politica di libero scambio l’imperatore si era inimicato gli industriali di certi settori. I cattolici non vedevano di buon occhio la sua politica in Italia. Dopo il 1860 l’opposizione si intensificò. Luigi Napoleone si rovinò con la guerra. Dopo la guerra di Crimea, il nuovo Napoleone combattè nel 1859 in Italia, dal 1862 al 1867 in Messico e nel 1870 nella stessa Francia con la Prussia in una guerra che di fattò fece svanire il suo Impero.
Soltanto negli anni ’20 e ’30, quando i dittatori spuntarono in tutta l’Europa, il mondo cominciò ad avere sentore di cosa era stato veramente Napoleone: un’anticipazione del futuro più che una bizzarra reincarnazione del passato.
di Domenico Valenza
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