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L’arte del corallo a Trapani

La lavorazione più antica del corallo a Trapani era caratterizzata dalla produzione di grossi grani di corallo.
Nel XV sec la lavorazione del corallo è esercitata da artigiani ebrei e i corallari erano circa 50 (cristiani).
Un significativo impulso veniva tuttavia offerto all’arte del corallo nel XVI sec dal nuovo metodo di lavorazione con il bulino introdotto da Antonio Ciminello (maestro), che consentiva di realizzare sculture dalla raffinata perizia tecnica e dalla notevole perfezione estetica, anche se di minuscole dimensioni. All’ingegnoso Ciminiello è stato attribuito il gruppo in corallo di Susanna e i vecchioni.
I corallari trapanesi prima si organizzarono in consolato, e poi in maestranza nel 1555. I più antichi capitali della maestranza del 1628-1633 comprendevano sia semplici maestri corallari, sia scultori in corallo.
Nel 1570 l’arte aveva raggiunto alti livelli artistici, come dimostra la famosa Montagna di corallo. La composizione contava ben 85 figure (oggi perduta) che raffiguravano diverse scene della vita di Cristo  e figure di santi.
Al magistrale uso del bulino si devono raffinate figure di corallo come il San Girolamo   realizzato in un cespo di corallo mantenendone la forma naturale.
La lavorazione trapanese del corallo si mostra nelle sue forme più caratteristiche nella realizzazione di quelle pregiate composizioni che prevedono le sapiente unione del rame dorato con il corallo. La più antica tecnica è detta a retro-incastro. Essa consiste nell’inserimento nel rame di piccoli elementi di corallo levigato. Fissati con pece nera, cera e alcuni con tela. L’opera sul retro veniva poi  rifinita con un'altra lastra di rame dorato preziosamente decorata ad incisione.
Altra caratteristica sono poi gli smalti che contornano le opere e in particolare quelli bianchi che lasciano trasparire i metalli dorati.
Con questa tecnica si possono creare vari tipi di oggetti, dai vassoi ai cofanetti ai piatti.
Quella dei maestri trapanesi del corallo non è un arte chiusa in se stessa, ma attenta alla cultura che da più parti raggiunge non solo Trapani, ma anche il resto dell’isola. I corallari poi, lavoravano spesso in collaborazione con bronzisti, orafi e argentieri, scambiandosi esperienze.
I rami più grossi di corallo venivano usati per simboleggiare la Croce del martirio di Cristo.
Venivano poi ornati di corallo calici, ostensori e pissidi, sacri contenitori.
Dopo l’esplosione barocca le possibilità tecniche e la consolidata esperienza degli artisti vanno mutando. Cambiano le tipologie e i soggetti delle opere, ma anche le tecniche e i materiali impiegati. Subentra la tecnica della cucitura tramite fili metallici e pernetti, dei singoli elementi di corallo che sono floreali e con motivi curvilinei.
Il gusto polimerico spinge alla realizzazione di composizioni complesse e articolate che uniscono al corallo materiali preziosi, realizzando opere di una esuberanza decorativa vistosa, molto ricercata, e originale.

di Katia D'angelo
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