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La cittadinanza multiculturale

Il tema dell’inclusione conduce direttamente al tema della cittadinanza multiculturale che implica uguale trattamento per tutte le etnie conviventi. Tutta la problematicità della questione si riassume nell’idea di una cittadinanza differenziata che sia cioè in funzione dell’appartenenza di un gruppo.

I nodi che a tal proposito si presentano sono numerosi ed intricatissimi:


• Il primo nodo che salta agli occhi è quello della compatibilità culturale, come cioè conciliare differenti concezioni morali e religiose facenti capo a culture contrapposte alla nostra? Alessandra Facchi propone un modello che innanzitutto valuti e consideri la natura dell’incompatibilità tra le diverse visioni del mondo nel mondo occidentale. Francia e Gran Bretagna sono il suo modello d’esempio. La Francia ha adottato una politica d’inclusione guidata dall’idea di una società caratterizzata da una omogeneità culturale che si sostituisse alle culture originarie in quanto l’apparteneza comunitaria potrebbe essere un ostacolo alla libertà dell’individuo, il modello francese si basa pertanto sull’uguaglianza dei soggetti, e il diritto di cittadinanza e di partecipazione politica per il soggetto indipendentemente dalle sue origini, il problema però nasce dal fatto che nel tessuto della società gli standard per una completa integrazione economica, politica e sociale sono ancora troppo alti e ciò favorisce gli autoctoni, il numero di straniere completamente integrati è ancora troppo basso. Questo francese è un modello apertamente non multiculturale in quanto non va a riconoscere legittimi trattamenti differenziati in base all’appartenenza di un gruppo. Il modello britannico invece pone l’accento sull’eguaglianza delle culture dirigendosi verso l’impegno pubblico al mantenimento delle tradizioni comunitarie, delle specificità culturali ed etniche, tale modello si dichiara diretto a una armonia razziale e ad un trattamento paritetico delle minoranze. Ogni “comunità” ha un rappresentante. Tale è una politica che può considerarsi multiculturale, che protegge e riconosce le natie identità presenti sul territorio britannico. Questo modello ha però prodotto l’allargamento delle distanze tra comunità riducendo le possibilità di dialogo e al confronto politico tra  i quali non sono i rappresentanti. Vige qui una situazione in cui l’impegno preso per favorire l’apertura comunitaria sia più finalizzato al controllo sociale che al miglioramento delle condizione degli immigrati. Tale modello ha finito per dare maggiore potere ai gruppi maggioritari, il che ha accentuato le differenze.


• Un altro nodo spinoso nasce quando i gruppi etnici stranieri chiedono di diventare cittadini dei paesi in cui ormai risiedono da nani e di ottenere il riconoscimento delle loro culture ossia avere il diritto al mantenimento dello loro tradizioni identitarie. I timori verso le esperienze che la differenza dei modelli culturali inevitabilmente provocherebbe aumentano, sussiste la paura del declino dell’autonomia della nazione, dello sgretolamento del tessuto normativo delle società occidentali. Come risposta sono nate comunità blindate contro gli invasori per proteggere il proprio particolarismo e impedire strane miscele pluriculturali che intaccherebbero l’integrità di un paese. Un’altra questione riguarda l’origine di identità rizomatiche ovvero lo sviluppo sotterraneo di una rete invisibile di rapporti di fedeltà con le patrie di origine e la sudditanza ai vari capi carismatici di paesi che disprezzano dichiaratamente l’occidente.
Perché allora, si chiedono in molti, riconoscere diritti a persone che continuano a osservare regole di paesi lontani dal mondo occidentale a cui si chiede di dare ospitalità a coloro che contravvengono le sue regole? Perché accogliere le richieste di coloro i quali non vogliono aprirsi al pluralismo e all’integrazione? Secondo Gabriella Turnaturi l’attenzione va spostata più sul piano culturale che su quello politico in quanto i problemi che nascono all’interno delle società non hanno a che fare con l’uguaglianza bensì con la cultura, la Turnaturi si riferisce ai problemi della comunicazione ai linguaggi, alle incomprensioni reciproche, che vanno poi ad influenzare comportamenti e che comportano una serie di sofferenze in chi non si sente riconosciuto e accettato. Questo perché l’insieme delle pratiche sociali e relazionali coinvolgono i sentimenti, la stima e il rispetto di se, considerare i cittadini più come persone. Anche li dove le barriere legali sono cadute restano quelle culturali e le forme di discriminazione per le quali la politica può fare ben poco poiché le norme anti-discriminatorie non bastano perché abbiamo a che fare con percezioni e stima e identità nonché stima di se, il non sentirsi rappresentati è diverso dal non sentirsi accettati, parlare di solidarietà e di integrazione a questo punto, non basta.  I nostri paesi attualmente recintano ciò che può venir corroso dalle tradizioni altrui recitando la parte del cortese e cordiale spirito di benvenuto, quasi.

di Marianna Tesoriero
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