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La conferma dell’illiceità dell’attacco all’Iraq alla luce della risoluzione n. 1441

I rapporti dell’UNMOVIC e dell’AIEA mostravano che non vi erano alcuna prova che permettesse di affermare che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa o stesse sviluppando attività nucleari vietate, anche se una tale ipotesi non poteva escludersi e pertanto si proponeva un rafforzamento e una continuazione delle ispezioni.
Il governo statunitense e quello del Regno Unito si dichiaravano certi del possesso di armi di distruzione di massa da parte dell’Iraq. Particolarmente teatrale era l’esibizione di una misteriosa provetta da parte del Segretario di Stato statunitense Colin Powell assieme ad una serie impressionante di prove sui programmi di realizzazione di armi chimiche, biologiche e atomiche da parte dell’Iraq. Prove che accettate come inconfutabili da buona parte dei media, politici, governanti occidentali e opinionisti, sono state giudicate “falsificate” dal presidente dell’UNMOVIC e si sono successivamente rivelate una colossale montatura.
Prima di intervenire militarmente gli Stati Uniti, con Regno Unito e Spagna, hanno presentato due progetti di risoluzione al Consiglio di sicurezza per ottenere una qualche forma di autorizzazione:
nel primo si dichiarava che l’inadempimento da parte dell’Iraq delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza e la proliferazione di armi di distruzione di massa e di missili di lunga gittata ponevano una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale
nel secondo, premesso sempre l’inadempimento iracheno, si dichiarava che l’Iraq non aveva colto l’ultima possibilità concessagli dalla risoluzione n. 1441, a meno che, entro il 17 marzo 2003, il Consiglio giudicasse che l’Iraq avesse dimostrato il pieno adempimento dei suo obblighi --> questa seconda proposta non mutava la sostanza della prima e incontrava un’ampia opposizione da parte degli altri membri permanenti e non del Consiglio di sicurezza
Il 17 marzo 2003 il Presidente George W. Bush lanciava un ultimatum al Presidente iracheno Saddam Hussein. Egli riaffermava la sua assoluta certezza circa il possesso, da parte dell’Iraq, di armi di distruzione di massa, trasferibili a terroristi --> in tal modo il Presidente statunitense mostrava di non tenere in alcun conto i lavori dell’UNMOVIC e dell’AIEA.
Nel suo ultimatum Bush intimava: Saddam Hussein e i suoi figli devono lasciare l’Iraq entro 48 ore. Per la loro salvezza, tutti i cittadini stranieri (compresi giornalisti e ispettori) dovrebbero lasciare l’Iraq immediatamente. Non è troppo tardi per l’esercito iracheno proteggere il vostro Paese permettendo il pacifico ingresso delle forze della coalizione per eliminare le armi di distruzione di massa. Bush prometteva al popolo iracheno un roseo avvenire di pace e prosperità: Noi abbatteremo l’apparato di terrore e vi aiuteremo a costruire un nuovo Iraq che sia prospero e libero. In un Iraq libero non vi saranno più guerre di aggressione contro i vostri vicini, non più esecuzioni di dissidenti, non più camere di tortura né luoghi di violenza. Il tiranno sarà presto scacciato.
L’ultimatum di Bush cercava di dare una giustificazione giuridica al preannunciato intervento militare, sostenendo che le risoluzioni del Consiglio di sicurezza autorizzavano tale intervento: In base alle risoluzioni 678 e 687 gli Stati Uniti e i nostri alleati sono autorizzati a usare la forza per liberare l’Iraq dalle armi di distruzione di massa. Il Consiglio di sicurezza ha approvato la risoluzione 1441 giudicando l’Iraq in violazione sostanziale dei suoi obblighi e promettendo gravi conseguenze se l’Iraq non avesse pienamente e immediatamente provveduto al disarmo. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non è stato all’altezza delle sue responsabilità, pertanto noi saremo all’altezza delle nostre.
Questa posizione è stata ribadita nella lettera del 20 marzo 2003 inviata dal rappresentate degli USA al presidente del Consiglio di sicurezza, con la quale veniva comunicato l’inizio delle ostilità. Sul piano giuridico una presunta autorizzazione del Consiglio di sicurezza è il principale argomento che gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno invocato per giustificare l’attacco all’Iraq.
A questo argomento questi paesi sono rimasti fedeli anche nel momento in cui, il 16 settembre 2004, il Segretario generale dell’ONU Kofi Annan ha ufficialmente dichiarato alla domanda se la guerra in Iraq fosse illegale: Si, ho segnalato che essa non è conforme alla Carta delle Nazioni Unite, dal nostro punto di vista e dal punto di vista della Carta è stata illegale.
I governi della coalizione hanno continuato a sostenere la legalità dell’azione contro l’Iraq in base alle precedenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza.
di Alice Lavinia Oppizzi
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