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La crisi dell'industrializzazione: causa delle Rivoluzioni russe – Theda Skocpol

Tuttavia, proprio per i suoi successi, questa rapida industrializzazione della Russia fu la causa di due rivoluzioni: una nel 1905, terminata con un fallimento, un’altra nel 1917, affermatasi con successo. Ciò, secondo Mendel, fu la conseguenza della creazione di nuove classi, come quella del proletariato industriale, e di una esasperazione dei conflitti sociali. Durante gli ultimi decenni, il mutamento interno più importante fu la rapida formazione di un proletariato industriale, concentrato nei principali centri industriali. Questi nuovi proletari erano stati allontanati in modo rapido dai villaggi contadini. Dopo l’iniziale difficile ambientamento nell’ambiente urbano-industriale, ben presto queste masse di operai vi si inserirono e le condizioni di vita in cui si trovarono fornirono loro motivi sufficienti per ricorrere all’arma dello sciopero. Pertanto, la rapida industrializzazione diede vita ad una formidabile forza popolare capace di opporsi allo Stato ed agli industriali.

Altrettanto e forse più importanti furono tuttavia le implicazioni internazionali dell’industrializzazione russa. Innanzi tutto, il finanziamento di questa rapida industrializzazione creò legami sempre più stretti tra Russia ed Europa occidentale. I capitalisti stranieri furono incoraggiati a investire i loro capitali nelle industrie. Nello stesso tempo, essa si basava sulle esportazioni di prodotti agricoli, per lo più in Inghilterra ed in Germania. Inoltre per concorrere al finanziamento degli investimenti governativi nell’industria, il regime zarista si basava su prestiti contratti in Germania, Inghilterra, e soprattutto Francia.

Perciò l’economia russa era così strettamente legata alla finanza europea che, quando si verificò una contrazione, l’industria russa, cresciuta impetuosamente negli anni novanta, piombò in una crisi più profonda e prolungata della recessione. Questo regresso rese più acuto il malcontento sociale nei cinque anni che precedettero la rivoluzione del 1905. Ci si domanda pertanto se la Russia fosse una semicolonia dell’Europa occidentale. Se da una parte essa importava tecnologia occidentale e surplus di capitale, d’altra parte in termini pro capite il debito estero russo era inferiore a quello della Svezia e degli Stati Uniti. E gli studiosi non sono riusciti a provare che le aziende estere o i capitalisti esteri pretendessero di esercitare un certo controllo.

Più significativo sembra invece essere il fatto che la Russia continuò ad agire nel sistema europeo di Stati come una grande potenza in competizione con le altre, per quanto non fosse alla pari con tali Stati da un punto di vista economico. Dopo essere stata strettamente legata a Prussia ed Austria, si avvicinò in seguito a Inghilterra e Francia a causa della minaccia tedesca, vicina alle sue vecchie alleate.

Il problema decisivo di tale situazione economica era rappresentato dal basso livello della crescita dell’agricoltura, che rimaneva il settore preponderante nell’economia russa. Perciò il programma di industrializzazione forzata di Witte fallì il suo obiettivo strategico di raggiungere la parità internazionale. All’inizio del ventesimo secolo, erano già poste le premesse di una crisi rivoluzionaria in Russia, proprio perché il suo sviluppo economico procedeva con troppa lentezza. Lo Stato russo non poteva che crollare sconfitto in una guerra totale.
di Domenico Valenza
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