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La persona di riferimento al nido

In molti servizi sociali è una pratica consolidata quella di conferire ad una specifica persona la responsabilità di un particolare utente.
Il sistema basato sulla persona di riferimento prevede di approfondire anche il rapporto con il/i genitore/i del bambino.
Per un’educatrice che svolge il ruolo di persona di riferimento può essere molto stressante seguire un bambino che lei sente trascurato o poco amato da un genitore. Le emozioni generate sono intense. L’educatrice è portata a desiderare che se riuscisse a rimpiazzare il genitore inadeguato tutto andrebbe bene.

L’intimità personale è un elemento che spesso manca in ogni genere di istituzione, ma questo ha effetti molto gravi per i bambini piccoli. Gran parte delle comunicazioni dei bambini che non sanno ancora parlare avviene attraverso il tatto e la manipolazione.
Il momento della giornata che più spesso è descritto come più caotico è quello della fine delle attività del mattino, mentre i bambini vanno in bagno, si mette in ordine la sala e si preparano i tavoli per il pranzo. Questo è il momento più opportuno per ogni adulto di diventare il centro del proprio gruppetto, fino a che il pranzo non è finito.
Quando il materiale di gioco e delle varie attività è stato riordinato, ogni educatrice si ritira con il suo gruppetto di bambini, per il quale è la persona di riferimento, in un angolino tranquillo. L’educatrice ha il proprio spazio che, durante il periodo che precede il pranzo, può essere definito “l’isola dell’intimità”.
Dovrebbe essere sempre lo stesso angolo, reso confortevole da tappeti e cuscini, dove l’educatrice ha la possibilità di un momento tranquillo per osservare e ascoltare i bambini del suo gruppo.
Durante questa fase, in un momento stabilito da tutte le educatrici, ogni gruppetto va in bagno con la persona di riferimento.
Fino a che il carrello delle vivande non si trova realmente in sala, i gruppetti rimangono con le rispettive educatrici nei propri angolini. Questo evita di far sedere i bambini a tavola prima che il cibo sia servito, cosa che crea sempre confusione e inquietudine. Talvolta ai bambini vengono dati libri da sfogliare, cantano delle canzoncine oppure fanno dei giochi con le mani durante l’attesa.
Ci sono due punti riguardo all’organizzazione sui quali trovare un accordo: il primo, che sia un’ausiliaria o un volontario a portare in sala il carrello delle vivande in modo che l’educatrice non sia costretta a lasciare il suo gruppetto; secondo, durante questo lasso di tempo, prima, durante e subito dopo il pranzo, che le educatrici non ricevano telefonate, se non in caso di vera emergenza.
Quando arriva il carrello delle vivande, la persona di riferimento di ogni gruppetto va a tavola con i bambini. Una volta seduta tutto dovrebbe essere a portata di mano, così da non doversi più alzare - cosa essenziale se vuole godersi il suo pranzo almeno un po’.

Un modo per ridurre o modificare la sensazione di perdita che si genera nel bambino quando la “sua” persona di riferimento è assente è quello di fare un piano preventivo in queste circostanze in modo da avere una precisa persona in alternativa. Prendiamo ad esempio le ferie. La data precisa di queste assenze solitamente si conosce in anticipo. La persona di riferimento dovrebbe spiegare ai suoi bambini che non ci sarà per un certo periodo, e dire il nome dell’educatrice che li accudirà al suo posto. Anche i genitori devono essere avvertiti. Quando il bambino arriverà al nido, il giorno in cui la sua educatrice è in vacanza, l’educatrice che la sostituisce prenderà l’iniziativa per fargli capire che lo stava aspettando e che è il benvenuto.
Quando un’educatrice è assente per malattia, di solito il nido ne viene a conoscenza il giorno stesso. Chiunque riceva l’avviso si prenderà il compito di informare l’educatrice alternativa e assicurarsi che quanto deciso funzioni a dovere.

di Anna Bosetti
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