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La semiotica interpretativa di U. Eco

La semiotica di Eco, sostanzialmente orientata verso aspetti generali e dunque, filosofici della disciplina, si sposta verso lo studio del testo quando il concetto di segno induce a riflettere su non definite porzioni espressive interpretabili e quando lo stesso concetto di codice viene integrato da quello più ampia di competenza enciclopedica (schema a pagina 193). Eco non vede il testo come un oggetto di cui considerare esclusivamente l’organizzazione semiotica né come un’entità soggetta all’individualità della lettura da cui poter trarre ogni interpretazione possibile ma come una congiunzione equilibrata tra le due prospettive.
La cooperazione testuale. La cooperazione testuale è vista come fenomeno che si realizza tra due strategie discorsive e non fra due soggetti individuali. Tutto è quindi “modello” prima che “empirico”. Il testo è una macchina pigra, un sistema presupposizionale di ingranaggi che implica un non detto. L’autore deve quindi ipotizzare un tipo di lettore modello che possieda le competenze richieste nella lettura. Quando si parla di lettore modello ci si riferisce ad un insieme di condizioni di felicità testualmente stabilite che devono essere soddisfatte perché un testo sia pienamente attualizzato nel suo contenuto potenziale. Il lettore modello postulato dovrebbe essere capace di muoversi interpretativamente così come l’autore empirico (l’effettivo scrittore) si è mosso generativamente. Specultarmente, lo specifico lettore empirico (l’effettivo lettore) produce, su dati precedentemente acquisiti su altri atti di comunicazione, un’immagine ipotetica dell’autore (autore modello) al quale verranno attribuite ideologie, mondi, sensazioni. Il lavoro di interpretazione, dunque, impone la scelta dei limiti ovvero il formato da usare per ridurre l’enciclopedia potenziale e l’universo di discorso, mutando il quale la lettura porterebbe ad altre interpretazioni. Si definirà chiuso un testo che riduce drasticamente tali varietà indirizzando il lettore verso una e una sola lettura e non richiedendo alcun lavoro personale; viceversa si definisce aperto il testo che, oltre a controllare la cooperazione del lettore, contempla rimandi, chiavi di lettura, supplementari e possibiilità di letture incrociate. Il testo chiuso, però, in quanto tale, può essere sottoposto ad un uso libero, ovvero non previsto. L’uso libero non va confuso con l’interpretazione: mentre la seconda partecipa alla generazione del senso e contempla un incontro in un comune spazio pianificato dall’autore, l’uso libero è frutto di un arbitrio del lettore che, scavalcando il tessuto testuale, evade su propri cammini personali che esulano drasticamente dalla cooperazione. Eco tenta di limitare i rischi di una tale decodifica aberrante, distinguendo: a) la intentio lectoris: ciò che il lettore vede nel testo; b) la intentio auctoris: ciò che l’autore vuole dire, gli infiniti sensi che ha immesso intenzionalmente; c) la intentio operis: ciò che il testo dice indipendentemente dalle intenzioni dell’autore, ovvero i riferimenti alla propria coerenza contestuale e ai sistemi di significazione cui esso stesso si rifà. La cooperazione interpretativa avviene progressivamente nel corso della lettura e si sviluppa su vari espedienti che prevedono un continuo scambio tra le prospettive offerte dall’autore e le attese-ipotesi del lettore. Questi, chiamato a collaborare con lo sviluppo della fabula, deve saper fare previsioni, selezionare proprietà, decidere universi di discorso, deve, dunque, procedere per inferenze e attendere che gli stati successivi approvino o contraddicano le ipotesi formulate. L’attività previsionale avviene sia su condizioni oggettive sia su personali speculazioni. Così facendo, viene a configurarsi un possibile corso di eventi, un possibile stato di cose o meglio un mondo possibile. Prefigurare mondi possiibli significa assumere atteggiamenti proposizionali e scegliere, tra le possibilità oggettivamente riconoscibili come “ammesse”, quelle che si ritengono più probabili. È necessario innanzitutto ricorrere al topic testuale. Il topic è un fenomeno pragmatico, è una ipotesi che dipende dall’iniziativa del lettore il quale, ponendosi fuori dal testo, individua un percorso di lettura che risponde alla domanda “di cosa si sta parlando?”. In base al topic, o meglio alla serie di topic organizzati gerarchicamente lungo il testo, il lettore magnifica e narcotizza le proprietà dei lessemi in gioco stabilendo un livello di coerenza interpretativa, un unico livello di senso, detto isotopia. L’inviduazione del topic è un movimento cooperativo-pragmatico che indirizza il lettore a individuare le isotopie, intese come proprietà semantiche di un testo. Per indirizzarsi nella lettura, il lettore seleziona sempre un topic anche se non ne è consapevole. Da ciò si evince, seguendo i dettami peircani, che quando si trova di fronte ad un lessema, il lettore non sa quali delle proprietà (semi del semema) deve attivare per mettere in moto i processi di identificazione. Il testo si limita, pertanto, ad indirizzare verso le proprietà che dovranno regolare quel dato mondo narrato, dando per implicite quelle che partecipano al mondo reale e specificando quelle che invece lo caratterizzano nella data circostanza. Per lessema intendiamo una unità del lessico appartenente al piano della langue e come tale ancora astratta; intendiamo invece per semema la stessa unità considerata dal punto di vista del suo contenuto composta da semi, ovvero da tratti minimi già definiti altrove figure del contenuto. Mentre le sceneggiature comuni provengono dalla normale competenza enciclopedica, le sceneggiature intertestuali dipendono da corredi individuali relativi alla conoscenza di altri testi che, attraverso schemi retorici e narrativi, hanno consodlidato una data situazione con una certa successione di eventi.
di Niccolò Gramigni
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