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Le ragioni della domanda di servizi di advisory per la realizzazione di operazioni di M&A

Una prima classe di spiegazioni del perché nella maggior parte delle transazioni societarie vi sia il coinvolgimento di intermediari finanziari è da ricondurre alla capacità di questi di ridurre i costi di transazione caratterizzanti il mercato della riallocazione della proprietà e del controllo delle imprese. Il contributo fornito dagli advisor consiste soprattutto nella loro capacità di ricercare la controparte, di effettuare le valutazioni necessarie alla determinazione del prezzo e di condurre a termine la fase negoziale a costi minori di quanto possibile alle singole aziende coinvolte in una data transazione. Secondo una seconda classe di spiegazioni, gli intermediari svolgono un ruolo essenziale nel mercato dei servizi di corporate finance, data la loro superiore abilità nel raccogliere produrre e gestire le informazioni in merito agli aspetti rilevanti su cui divergono normalmente gli interessi delle controparti impegnate in una data transazione.
Una terza classe di spiegazioni giustifica l’esistenza degli advisor nelle operazioni di corporate finance sulla base dell’effetto certificativi riconducibile alla loro reputazione, da essi garantito alla validità di un data transazione.
Una quarta classe di spiegazioni inserisce il problema nell’ambito di un contesto di relazioni multiperiodali banca-intermediario. Alcuni studi hanno infatti dimostrato come le commissioni legate all’attività di advisory a supporto di operazioni di M&A includano una sorta di premio alla relazione riconosciuto a quella banca d’affari di cui una data impresa si è già avvalsa in passato come advisor in occasione di precedenti operazioni di finanza straordinaria. Un simile premio potrebbe significare sia che è costoso per un’impresa cambiare advisor quando si trova  a dover effettuare più acquisizioni nel corso del tempo, sia che una relazione duratura con un advisor procura alcuni benefici, per esempio, un migliore e più completo servizio consulenziale offerto o, ancora, un effetto certificativi generato, questa volta, non tanto dal capitale reputazionale dell’advisor, quanto piuttosto dalla possibilità, garantita da una consolidata relazione contrattuale cliente-consulente, di estrarre informazione privata sull’impresa seguita.
di Alessandra Depaola
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