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Le successive innovazioni nelle procedure di collocamento

I problemi di gestione del sindacato, unitamente all’insoddisfazione degli emittenti per i rischi e i costi che la procedura open priced comporta, hanno condotto alla progressiva modifica delle procedure di collocamento. Inizialmente si è passati alle emissioni pre-priced, per le quali le condizioni a cui si effettua l’emissione vengono rese note prima della costituzione del sindacato e rimangono valide fino al termine della fase di mercato primario. Le emissioni pre-priced pongono il rischio circa l’andamento del mercato sul sindacato. Per minimizzare tale rischio diviene quindi rilevante per gli intermediari riuscire a chiudere il collocamento in tempi più brevi rispetto al passato. Tale innovazione non è stata però sufficiente a eliminare i comportamenti opportunistici da parte di alcuni membri del sindacato, che scaricano i titoli sul gray market fin tanto che le commissioni percepite sono superiori allo sconto concesso al gray market e non paiono essere colpiti da altri meccanismi sanzionatori, basati sulla reputazione. Un successivo passaggio obbligato è stato quindi la riduzione delle commisioni per il sindacato, a fronte di prezzi sempre più competitivi a favore degli investitori. A breve si è andata poi diffondendo la pratica del bought deal , secondo la quale la banca leader procede ad acquistare l’intera emissione per poi incaricarsi in assoluta indipendenza del successivo collocamento. Tale procedura risulta particolarmente gradita agli emittenti in quanto permette di chiudere rapidamente il collocamento e minimizzarne i costi. Quanto agli intermediari per poter chiudere un bought deal diventa essenziale la capacità di assunzione dei rischi da parte di una sola banca, in quanto il rischio potenziale associato al fallimento dell’operazione ricadrebbe interamente sulla banca stessa. Proprio per questa ragione i bought deals sono riservati solamente a operazioni di emissione effettuate da parte di prenditori primari. Premessa necessaria per il successo di tali operazioni è l’esistenza di relazioni con i più importanti investitori istituzionali con i quali dialogare per la fissazione del prezzo di offerta e per il successivo collocamento dei titoli. Attualmente la pratica di collocamento più diffusa è il cosiddetto fixed-price reoffering. In sostanza i potenziali lead managers sono costantemente in contatto con il mercato degli investitori per monitorarne i bisogni e struttura del portafoglio. Quando ritengono di aver colto una qualche opportunità interessante, identificano un emittente a cui offrire l’operazione e in contemporanea sondano le condizioni a cui gli investitori sarebbero disposti a operare. Se l’istituzione finanziaria si aggiudica effettivamente il mandato, non le resta altro che rioffrire, questa volta ufficialmente, i titoli agli investitori preventivamente consultati. La tecnica è detta fixed-price poiché le condizioni a cui i titoli vengono riofferti tendono a essere molto vicine, se non addirittura identiche, a quelle informalmente indicate nelle fasi di marketing svolte in precedenza. Ulteriori sviluppi relativi alle modalità di collocamento sono da considerarsi la tecnica dell’over-allotment e il pot system. Nel primo caso la banca lead manager in sostanza colloca in sede di mercato primario un numero di titoli superiore a quelli effettivamente disponibili, salvo poi riacquistarli sul mercato secondario  per adempiere alla consegna. Il pot system consiste invece in un book centrale, gedtito dalla banca lead manager, cui affluiscono tutti gli ordini raccolti da ciascun componente del sindacato di collocamento. In questo modo la banca può agevolmente controllare l’assegnazione dei titoli ai vari investitori, al fine di realizzare una distribuzione il più possibile stabile ed equilibrata. A differenza del bought deal, in questo caso la lead manager non è costretta ad acquistare a fermo l’intera emissione. Il pot system è gradito anche all’emittente in quanto permette al medesimo di conoscere fin da subito l’allocazione finale dei titoli. Chi non apprezza particolarmente tale metodologia sono invece i membri del sindacato di collocamento, data l’elevata trasparenza cui sono sottoposti e in particolare l’obbligo a rendere noto l’elenco dei propri clienti alla lead manager.
di Alessandra Depaola
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