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Lezioni Americane di Calvino

A Calvino nel 1984 giunse l’invito dall’università di Harvard di tenere per l’A.A.1985-6 le conferenze “Norton Lectures”. Trasformò questo invito per un pretesto per un discorso sul libro, sulla letteratura, sulla lettura e sulla sua opera (poi trasformate in un libro postumo pubblicato dalla moglie Esther nel 1988 edito dalla Garzanti). Il suo intento era quello di fissare alcune grandi categorie e/o procedure dell’agire letterario,accanto alle quali studiare a mo’ di esempi autori fondamentali della storia letteraria di ogni tempo e paese. I temi sui cui si focalizza sono: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistenza. La moglie Esther riferisce che Calvino non aveva scelto un titolo, quello pubblicato – Lezioni Americane. Sei proposte per il prossimo millennio/Six memos for the next millenium – è stato scelto insieme a Pietro Citati; è significativo però notare che Calvino scelga di introdurre il termine memo (appunto, promemoria), che comunemente indica i post-it. Asor Rosa considera le Lezioni Americane come un testamento, non tanto nel senso dell’eredità lasciata, quanto nel senso della testimonianza che lo scrittore rende in pubblico intorno alle sue più profonde convinzioni letterarie e poetiche e alle sue molteplici e contrastanti visioni del mondo; c’è come una ricaduta dell’intera sua storia, sia saggistica sia creativa. Dunque Calvino, operando una sorta di bilancio della propria carriera al tempo stesso dice la sua idea di letteratura e pronuncia auspici e previsioni per il futuro. Pertanto Le lezioni Americane risultano incomprensibili se non vengono proiettate sullo sfondo dell’intera sua carriera.
di Alessia Muliere
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