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Lineamenti della teoria delle scelte in condizioni di incertezza

Albero della teoria dell’Incertezza
La teoria delle scelte in condizioni di incertezza può essere configurata come un albero dal cui tronco si dipartono 2 rami principali:
Il primo è formato da quegli economisti che utilizzano le distribuzioni di probabilità. Distinguiamo:
* Teorici delle probabilità oggettive
* Teorici delle probabilità soggettive
Il secondo dagli altri che assumono che gli agenti si avvalgano di altri criteri nel valutare le loro scelte.

Teorici che rifiutano la possibilità di formulare una distribuzione di probabilità (impossibilità di ripetere le osservazioni sui fenomeni)
* Teorici che misurano l’incertezza in termini di possibilità
* Teorici che misurano l’incertezza in termini di rischio.
Il punto di partenza può essere considerato D. Bernoulli (1738), a cui seguì F.P Ramsey (1931) che formulò il principio di massimizzazione dell’utilità attesa.
Neymann e Pearson e Wald svilupparono le implicazioni che derivano dalle inferenze statistiche alla teoria delle scelte, mostrando come l’incertezza implichi, oltre alle probabilità agli eventi, anche le ipotesi sulla base delle quali si è prescelto quel set di probabilità piuttosto che un altro.
E’ come dire che un evento futuro aleatorio può essere formalizzato attraverso una classe o modello di diverse distribuzioni di probabilità, ciascuna delle quali viene scelta in base ad una ipotesi.
Bayes studiò per primo le inferenze delle probabilità tratte dall’evidenza empirica, mettendo in relazione la probabilità a posteriori con quelle a priori, sulla base dell’apporto di una nuova informazione (evidenza empirica)
Il merito riconosciuto a V.N.M fu quello di trattare detta massimizzazione attraverso un approccio formale e assiomatico (5 cinque assiomi).
Gli sviluppi del filone probabilista si sono sviluppati lungo i 2 tronconi principali:
Il primo troncone è a sua volta suddiviso in 2 rami:
Ramo classico o di La Place: in cui la probabilità è data dal rapporto tra casi favorevoli e casi possibili.
Ramo frequentista: che assume la probabilità come misura oggettiva della frequenza relativa (rilevabili ripetendo le prove per un n° talmente grande di volte da assumerne il risultato come legge empirica del caso)
Il secondo troncone è quello della probabilità intesa come grado di credenza. Un sostenitore ne fu Keynes (1921), secondo cui uno stato del mondo doveva essere espresso dai due aspetti dell’incertezza: peso dell’evidenza e probabilità, non del tutto misurabili.
Il limite riconosciuto dell’approccio frequentista è quello di essere valido soltanto per quelle situazioni in cui è possibile costruire una distribuzione di frequenza in base alle ripetute evidenze empiriche. Di conseguenza non consente di eliminare quell’ignoranza legata alla mancata conoscenza di qualche ipotesi da cui dipende la completa descrizione degli stati del mondo.
Il secondo approccio basato sulla probabilità come stima del grado di credenza, trovò un sostenitore in Keynes. Questi esprime l’incertezza non soltanto come una relazione tra le evidenze e gli eventi considerati, ma anche attribuendo un peso alle stesse evidenze, in relazione all’importanza che esse assumevano nel complessivo contesto della scelta da effettuare.
In Keynes, considerato un soggettivista, per es, vi è un passaggio dalla probabilità oggettiva a quella soggettiva per descrivere meglio il grado di credenza
Gli sviluppi successivi hanno lasciato il sentiero della probabilità per inoltrarsi in quello dell’informazione incompleta, caratterizzata da razionalità limitata alle informazioni possedute. In questa direzione si sono mossi economisti di entrambi i versanti: keynesiano e non-walrasiano.
Stigler (1961) assunse l’esistenza dell’informazione asimmetrica per mostrare come il meccanismo della selezione avversa potesse condurre l’economia verso i fallimenti di mercato. Bastava che ci fosse asimmetria informativa nella domanda o nell’offerta per escludere dal mercato quella quota di consumatori o venditori interessati alla trattativa.
Nel paradigma di Akerloff, del lemons market, il prodotto con qualità nota soltanto ai venditori (informazione nascosta ai compratori) era l’auto usata (lemons = bidoni).
L’informazione asimmetrica dava luogo alla formazione di un prezzo medio che escludeva dal mercato le auto di ottima qualità per vendere soltanto i bidoni.
L’epilogo macro è che in condizioni di incertezza e di informazione incompleta ed asimmetrica, quando gli agenti sono costretti ad inferire la qualità dal prezzo, si registrano fallimenti a catena dei mercati con conseguente progressivo allontanamento dagli equilibri di piena occupazione.
Approcci analoghi sono quelli dei salari di efficienza (una sorta di premio di assicurazione che trasferisce l’azzardo morale dalle imprese ai lavoratori) e del moral hazard (situazione che fronteggia un lato del mercato quando non può controllare il comportamento dell’altro lato.
di Alessia Chiovaro
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