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Pesca e societas ad corallandum

Per tutto il Medioevo il corallo fu un componente focale nelle attività commerciali tra le antagoniste potenze dominanti nel Mediterraneo che si contesero la supremazia mercantile di questo prezioso dono marino.
Fino a tutto il tardo Medioevo il corallo era pescato nel Mediterraneo occidentale lungo le coste dell’Africa settentrionale, in Sardegna, in Corsica e in Sicilia. Nel 1418 venne scoperta una mina de curalli meraviglia, un giacimento di coralli nel mare di Trapani che il viceré aragonese permise di sfruttare e diede slancio alla pesca e lavorazione del corallo negli anni successivi.
A Trapani  si pescava tutto l’anno. La ricerca veniva effettuata con piccole barche fornite di un ingegnoso ordigno a croce in legno, collocato sul ponte posteriore e affondato da una pietra, alla cui estremità erano agganciati filamenti di rete. Questo ingegno sradicava i rametti che rimanevano impigliati nelle reti.
La scoperta e lo sfruttamento dei giacimenti corallini era visto dalle autorità reggenti come una potenziale risorsa per ottenere tributi dai pescatori e dai commercianti. Era necessaria una licenza reale per pescare, non obbligatoria per i pescatori siciliani, ma espressamente richiesta alle compagnie straniere. Era dovuta inoltre una gabella alla Dogana di Mare sul corallo lavorato all’atto dell’esportazione.
Allettati dai possibili guadagni i pescatori furono spinti alla ricerca di mari più fruttuosi.
Per regolare i rapporti economici e di lavoro tra i vari ruoli connessi alla pesca del corallo, nacquero le società ad corallandum. Veniva concordata la divisione del corallo o la vendita ai mercanti in base ad ogni mezzo impiegato: denaro, barca, attrezzi e lavoro.
Sebbene l’attività di pesca vede impegnati soprattutto i cristiani, esistono atti societari in cui appaiono contraenti ebraici.
Verso la metà del XV sec il mercato del corallo si amplia e l’economia siciliana sfrutta la possibilità di estendere gli scambi nel Mediterraneo.
Dalla prima metà del XVI sec la distribuzione del corallo passa dal maestro corallaio che compra il grezzo direttamente dall’armatore e una volta lavorato lo affida agli Zafferanari che lo distribuiscono al mercato locale o ai mercati stranieri.
di Katia D'angelo
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