Skip to content

Relazione logica tra rendimento e rischio

La funzione obiettivo dell’investitore non considera il rendimento separatamente dal rischio, anzi si esprime con riferimento alla combinazione fra rendimento e rischio.
È intuitivo pensare che fra i 2 fattori esista un rapporto di correlazione diretta (o di trade-off), nel senso che l’investitore è disposto ad accettare combinazioni crescenti di rendimento e rischio.
Il rischio deve essere remunerato: pertanto, l’investitore acquista un’attività finanziaria (rischiosa) soltanto se il suo rendimento atteso è remunerativo rispetto al suo rischio stimato.
La relazione tra rendimento e rischio trova un fondamento logico nella psicologia e nell’osservazione del comportamento economico di una gran varietà di tipi di soggetti; più difficile è definire la forma della funzione che lega rendimento e rischio.
In generale, di fronte ad attività finanziarie alternative caratterizzate da eguale rendimento, l’investitore preferisce quella dotata di rischio minore; analogamente tra attività finanziarie con uguale rischio, egli preferisce quella con il rendimento atteso maggiore.
Questo criterio non è applicabile quando l’investitore si trova a decidere tra attività finanziarie caratterizzate da combinazione rendimento/rischio progressivamente crescenti. Infatti se un’attività presenta sia un rendimento che un rischio superiore ad un’altra, occorre possedere un criterio per stabilire se il maggior rendimento remunera adeguatamente il maggior rischio. In altri termini, è necessario determinare, a ogni specifico livello di rendimento (indicato sull’asse delle ordinate) e di rischio (indicato sull’asse delle ascisse), il rapporto di cambio o scambio tra le quantità delle due variabili.
Assumendo come riferimento il rendimento di un’attività priva di rischio (risk free, come per.es un titolo di Stato a breve scadenza), il maggior rendimento atteso da un’attività rischiosa viene definito premio al rischio.
Lo strumento logico della c.d curva di indifferenza consente di determinare (dato il profilo soggettivo psicologico e comportamentale di un certo tipo di investitore) l’adeguatezza del premio al rischio.
La curva di indifferenza è una funzione ideale che riunisce geometricamente i luoghi o le coordinate/combinazione rendimento/rischio intersostituibili o “indifferenti” per quello specifico investitore. Le curve di indifferenza sono molte e variabili poiché, nello stesso tempo, ogni tipo di investitore presenta una propria curva di indifferenza distintiva e lo stesso tipo di investitore presenta curve di indifferenza diverse nel corso del tempo, secondo l’eventuale evoluzione e cambiamento delle proprie preferenze.
Le curve considerate hanno pendenza crescente a denotare la circostanza realistica che in genere l’investitore presenta un profilo caratteristico di avversione al rischio, cioè il maggior rendimento richiesto è più che proporzionale al maggior rischio accettabile.
Il fatto che queste curve assumano pendenze molto elevate sta a indicare che per molti tipi di investitori (la stragrande maggioranza) esiste una “soglia massima” di rischio insuperabile, oltre la quale nessun premio al rischio, per quanto grande, verrebbe considerato sufficiente e remunerativo.
L’appartenenza di un singolo investitore all’una o l’altra classe di propensione al rischio dipende da una combinazione complessa di numerosi fattori (es: età, stock di ricchezza finanziaria e reale posseduto, livello di reddito attuale, livello di reddito atteso e sua incertezza, stato di salute, composizione familiare, coperture assicurativo-previdenziali, tasso di risparmio, etc).
di Alessia Chiovaro
Valuta questo appunto:

Continua a leggere:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo appunto in versione integrale.