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Stato di natura e gradi di credenza nella Teoria dell’utilità attesa

Nell’ambito della teoria dell’utilità attesa, assume particolarmente importanza lo “stato di natura” dei beni.
Esso è definibile termini di disponibilità nello spazio (luogo in cui il bene è disponibile) e nel tempo (momento in cui il bene è disponibile); più in generale è definito come la realizzazione di un evento naturale futuro che non dipende né dalle azioni né dalla volontà dei soggetti.
La convinzione che ciascun soggetto si forma sul futuro stato di natura, contribuisce in modo determinante alla formulazione della funzione di consumo. In questo caso le scelte dei soggetti si devono basare su 2 distinte serie di variabili decisionali: quelle che sono controllate dai soggetti e quelle che dipendono dal contesto economico, o ambiente (environment) che riguarda lo stato di natura dei beni, sfuggono al controllo dei soggetti.
Nella costruzione della funzione di utilità attesa questo problema si pone in termini di utilizzazione, rispettivamente, della probabilità soggettiva o di quella oggettiva.
Questo è un punto delicato nell’ambito della teoria delle scelte intertemporali, in quanto da esso discende la natura stessa degli equilibri intertemporali: statica o dinamica-m e quindi l’assetto dell’intero sistema economico in corrispondenza dei medesimi (piena occupazione o no):
nel caso di probabilità oggettive le decisioni dei soggetti sono prese una volta per tutte e gli equilibri sono quindi istantanei; la possibilità di ottenere un equilibrio di piena occupazione si riduce a un problema tecnico: se l’evento futuro rispetta le regole del gioco espresse dalle probabilità, si realizzano in pieno le aspettative dei soggetti e quindi la piena occupazione
Nel caso di probabilità soggettive non sono rilevanti solo le aspettative dei soggetti, ma anche le ripercussioni sulle loro scelte quando si verificano discrepanze tra valori attesi e quelli effettivamente realizzati. In questo caso gli equilibri sono dinamici, la formulazione delle scelte è di tipo sequenziale e il tempo entra nell’analisi in modo essenziale.
La natura degli equilibri non è tecnica, essendo le scelte legate al comportamento dei soggetti (processi decisionali coerenti e razionali), e la piena occupazione dipende sostanzialmente dall’adozione di interventi esogeni che possono modificare il livello di informazione e quindi le stesse convinzioni che i soggetti si formano sugli eventi futuri.
La questione approccio oggettivo o soggettivo è molto combattuta.
Secondo Ramsey la probabilità in economia non deve riguardare rapporti oggettivi tra proposizioni ma piuttosto i gradi di credenza dei soggetti. Egli esprimeva il proprio dissenso sull’approccio probabilistico oggettivo adottato da Keynes nel suo “Treatise on Probability”.

Sostanzialmente la differenza tra questi due diversi approcci sta nel fatto che:
per Keynes la probabilità poteva essere espressa dal rapporto tra “evidence” (insieme di proposizioni note, rilevanti ai fini della valutazione della probabilità di una proposizione non nota) di cui il soggetto era a conoscenza e proposizione non note.
Ramsey riteneva invece che le probabilità potessero entrare nelle scelte dei soggetti soltanto se considerate in termini di valutazione dei gradi di fiducia riposti nelle azioni o decisioni che essi si accingevano ad adottare: maggiore era il grado di fiducia riposto in una decisione che riguardava un evento futuro, maggiore era la probabilità che si poteva legare a detto evento. Tale aspetto soggettivo viene peraltro messo in risalto dal fatto che per Ramsey le probabilità potevano essere espresse dalle “quote di scommessa” e dalla “speranza matematica”.
(es. corse di cavalli). Gli eventi (ordine di arrivo dei cavalli) e gli stati di natura (che sfuggono al controllo degli agenti: qualità dei cavalli, stato della pista, stato psico-fisico del fantino, etc) sono caratteristiche obiettive, che possono essere espresse dagli scommettitori attraverso le probabilità oggettive, mentre il grado di fiducia dei soggetti, da cui dipende la decisione-azione di puntare sui cavalli (anche meno bravi), appartiene alla serie di variabili decisionali che essi controllano e viene espresso dalle probabilità soggettive.
In termini di processi decisionali questi 2 approcci probabilistici dividono la teoria economica delle scelte intertemporali in 2 emisferi:
- quello che considera l’incertezza come un fatto ambientale, esogeno ed oggettivo, ed in cui i soggetti svolgono un ruolo passivo di adattamento al proprio grado (incompleto) di conoscenza dell’ambiente
- quello che attribuisce ai soggetti la possibilità e la capacità di migliorare le proprie decisioni attraverso una revisione dei processi decisionali. I gradi di fiducia possono essere modificati in modo sequenziale attraverso una riduzione dell’incertezza.
Da questo punto di vista (determinante non solo per le scelte dei singoli, ma anche per l’intero sistema economico), bisogna dire che le analisi di Arrow e Debreu, pur introducendo l’incertezza quale determinante dei livelli di consumo, della produzione e dell’utilizzazione delle risorse, possiedono un limite, che è quello di prendere in considerazione soltanto l’incertezza dei soggetti derivante dall’imperfetta conoscenza dell’ambiente. Ciò deriva dal fatto che per essi è la natura a scegliere, tra i diversi possibili, gli eventi. (l’adozione di quest’unico aspetto dell’incertezza può essere giustificato solo nel caso in cui, le contrattazioni sono effettuate una volta e per tutte all’inizio del periodo e quindi non vi è motivo di prendere in considerazione una revisione delle scelte dei soggetti).
Nell’intento di rivalutare il ruolo dei processi decisionali dei soggetti, Radner (1968) ha compiuto un importante passo in avanti: ha esteso il modello di Arrow-Debreu nel caso in cui l’incertezza non si limita all’ambiente, ma investe anche i processi decisionali controllati dagli agenti. In questo caso (anche se ci si limita al contesto ambientale), secondo Radner, basta rimuovere l’ipotesi che i soggetti possiedano le medesime informazioni sull’ambiente che li circonda perché entrino in gioco le convinzioni che ciascuno di essi si forma sulle quantità e sui prezzi di beni che sono oggetto di contrattazione.
Se passiamo ad esaminare il comportamento dei soggetti in un contesto dinamico in cui le informazioni non sono date e fissate in anticipo (come in A/D) l’analisi dei processi decisionali diviene più importante nella determinazione dell’equilibrio economico. […].
Le azioni finali di un agente saranno determinate soltanto quando egli conoscerà le strategie degli altri agenti e così faranno gli altri: le azioni degli agenti verranno effettuate congiuntamente.
Le decisioni degli altri agenti rappresentano delle esternalità e valorizzano il ruolo del comportamento dei soggetti ai fini della determinazione dell’equilibrio economico: l’incertezza legata ai processi decisionali ha dunque importanza pari a quella determina dalla imperfetta conoscenza dell’ambiente.
di Alessia Chiovaro
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