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Valutare per... comunicare

La valutazione è, nei fatti, il principale canale di comunicazione tra insegnanti e allievi. Attraverso i giudizi che riceve dalla scuola ogni allievo struttura progressivamente un concetto di sé e delle proprie possibilità di riuscita in un determinato ambito disciplinare e in generale nel suo corso di studi. Sul concetto di sé si costruisce poi il livello di aspirazioni personali, e la motivazione o meno a raggiungere obiettivi di successo scolastico.
La motivazione o la demotivazione sono la risultante delle vicende personali, e del gioco in esse di variabili di ordine sociale, economico, culturale e psicologico. Tra queste variabili ha un ruolo di primo piano proprio l’esperienza scolastica.
Accanto alla comunicazione esplicita di voti e giudizi, c’è poi la comunicazione implicita che lo studente riceve rispetto alle sue capacità, alle aspettative degli insegnanti su di lui, e in sostanza rispetto alle sue possibilità di successo. La comunicazione implicita passa attraverso segnali «deboli», verbali ma più spesso non verbali: sono gli atteggiamenti, l’attenzione, il coinvolgimento che gli insegnanti comunicano a trasmettere messaggi, che sono invece forti ed efficaci. Attraverso di essa, oltre che attraverso l’espressione diretta dei giudizi, prende corpo e si alimenta progressivamente un’immagine di capacità e un ruolo sociale nella classe che orientano un’immagine di sé di ogni alunno e le sue motivazioni.
Poiché sappiamo che la valutazione comunque agisce i suoi effetti, si tratta di governare coscientemente le sue dinamiche e di sfruttare il suo potenziale comunicativo in modo esplicito e condiviso tra insegnanti e studenti perché le immagini, le prospettive, la motivazione comunicata dai giudizi non siano un prodotto casuale del processo scolastico ma il frutto di un’attenta gestione del sistema comunicativo tra individui, nella classe.
Per realizzare la funzione comunicativa della valutazione occorre instaurare un’abitudine di comunicazione esplicita e condivisa tra docenti e studenti.
di Anna Bosetti
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