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approccio evolutivo della crescita economica

secondo la visione evolutiva, il sistema economico si adatta a fattori esogeni (istituzioni, evoluzioni politiche, eventi..) ed endogeni (preferenze dei consumatori, produzione). le imprese non sono omogenee: esse possiedono conoscenze specifiche e capacità di innovare determinate dalla propria storia passata. l’attenzione si sposta dall’efficienza statica (=massimizzare il profitto, minimizzare i costi) all’efficienza dinamica, la capacità dell’impresa di innovare per essere competitiva in un mercato ricco di imprese differenti. secondo tale ottica, solo le imprese che riescono ad innovare rimangono sul mercato a spese dei conocorrenti meno innovativi: il mercato è quindi un meccanismo di selezione delle imprese.
- l’apporto che schumpeter ha dato alla teoria economica parte dalla sua concezione di sviluppo: in un’ipotetica economia basata sul modello “statico”, i beni prodotti vengono venduti secondo la domanda variabile dei consumatori, ma i prodotti scambiati rimangono gli stessi; con l’approccio dinamico l’imprenditore introduce nuove combinazioni di fattori produttivi sfruttando le innovazioni tecnologiche, per conseguire un profitto legatoprincipalmente alla sua capacità di innovare. la teoria delle innovazioni consente a schumpeter di spiegare l’alternarsi, nel ciclo economico, di fasi espansive e recessive: le innovazioni non vengono introdotte in misura costante, ma si concentrano in alcuni periodi di tempo e luogo, caratterizzati da una forte espansione, a cui seguono periodi di recessione in cui l’economia si trova in equilibrio. si viene a creare un equilibrio nuovo, attraverso un processo di “distruzione creatice”, in cui le innovazioni distruggono le modalità di produzione precedenti,che a loro volta sono risultato di attività innovative passate. tre sono gli aspetti fondamentali nella sua concezione di innovazione: la fondamentale incertezza intrinseca a tutti i progetti innovativi; la necessità di muoversi prima che sia qualcun altro ad innovare ed approfittare dei benefici economici; la resistenza al nuovo, l’inerzia presente in tutti i settori che contrasta le nuove iniziative degli imprenditori.
- in schumpeter mark I, l’innovazione è il risultato della continua battaglia tra inerzia sociale e sin goli imprenditori, proprietari di piccole imprese in un mercato caratterizzato da libertà d’entrata e facilità di sviluppare nuovi prodotti e processi, in cui chi innova vince.
- in schumpeter mark II, invece, il mercato è concentrato e le poche grandi imprese, attraverso una r&s interna e delle forti barriere all’entrata, vincono mentre le piccole imprese sono destinate ad uscire dal mercato.
gli studi di schumpeter sono stati portati avanti nel corso del tempo, dando conferma del ruolo che egli dava all’incertezza. è stato inoltre dimostrato che le imprese che scelgono di innovare devono prendere in considerazione i problemi che può causare la “path dependency”, in particolare: il vantaggio generato dall’adozione di un’innovazione prima dei concorrenti potrebbe far rischiare all’impresa di rimanere “intrappolata” (lock-in) e non cambiare in caso di scoperta di un percorso migliore; è perciò considerata migliore una situazione di leadership pluralistica piuttosto che assoluta, in modo da valutare diversi tipi di soluzioni per poi scegliere la più efficace. infine, l’idea di innovazione di schumpeter come nuova combinazione di risorse esistenti ha portato a concentrarsi sull’importanza della dimensione d’impresa(più è grande e maggiore è la varietà di risorse disponibili) e delle fonti esterne per l’apprendimento, superando l’idea che le innovazioni potessero essere generate solo all’interno dell’azienda stessa, la cd sindrome del “non inventato qui”.
- per penrose, l’impresa è un’organizzazione che, amministrando una serie di risorse umane e materiali, attraverso l’accumulazione di conoscenze e l’apprendimento di coloro i quali ne fanno parte, è in grado di sfruttare idee produttive uniche e differenti dalle concorrenti. il sommarsi delle esperienze permette di superare il “limite manageriale” che nell’impresa ottimizzatrice limita la crescita e le innovazioni, poiché sulla base della sua conoscenza, l’impresa innovativa può trasmormare le risorse per sfruttare possibilità nuove di mercato.
di Maria Caldiero
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