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Donne e Risorgimento: il caso di Teresa Casati Confalonieri (1787 – 1830)

Federico Confalonieri

La storiografia ha finora riscontrato a Federico Confalonieri, un ruolo centrale nella congiura lombarda del 20 aprile 1814; tuttavia nuovi studi potrebbero meglio chiarire la posizione del conte in quello che nella sostanza fu un colpo di stato. Per la sua origine patrizia, la sua cultura, la sua ricchezza, il suo animo innovatore egli era certamente destinato a ricoprire un ruolo importante nella Lombardia della Restaurazione. Era un uomo molto attivo, nato per esercitare la pienezza dei propri diritti e delle proprie facoltà, tanto che egli definiva l'ozio: "ozio non beato, ma soporifero"; era deciso a scendere in campo e operare in ogni modo, tanto da informarsi su tutte le cose che lo circondavano. Durante gli anni del regno napoleonico Federico si tenne in disparte a causa dei suoi atteggiamenti che nascondevano uno spirito di avversione nei confronti dei francesi e proprio a causa del suo giudizio negativo sull'esperienza napoleonica fu allontanato dalla strutture amministrative. Prima del crollo del governo di Eugenio Beauharnais il patrizio milanese era stato fra gli ideatori della petizione rivolta al Senato che chiedeva di dichiarare il trono italico vacante e riunire i collegi elettorali come legittima rappresentanza del Regno. La petizione fu il pretesto della rivoluzione del 20 aprile, quando la popolazione invase i cortili del Senato e si recò a casa del ministro delle finanze Prima per assassinarlo.
Confalonieri fu ritenuto il responsabile e l'ideatore di questa giornata e fu anche accusato di aver istigato la folla contro il ministro. Dopo il 20 aprile, la sua influenza politica aumentò notevolmente, tanto che egli divenne membro della Reggenza provvisoria e fu inviato a Parigi a prendere contatti con le potenze alleate e trattare con l'imperatore d'Austria la maggior autonomia della lombardia. Con l'intervento della Reggenza, il destino della Lombardia fu deciso tra il maggio e il giugno 1814 quando il plenipotenziario austriaco Bellegarde assunse la presidenza della stessa e il 12 aprile proclamò la Lombardia annessa all'Impero. I deputati della Reggenza a Parigi sferrarono le loro miglior doti politiche, diplomatiche, di coraggio e sagacia, ma il tutto non ebbe il frutto sperato: "il nostro paese, se non ha gustato mai il bene di una esistenza politica e nazionale, è da vent'anni che ha imparato a desiderarla. La sola speranza ed il solo nome di questa hanno fatto fare alla nazione sacrifici di ogni genere…e questi sacrifici l'hanno portata ad un grado di energia, di vigore, di consistenza che non aveva mai toccato prima". Conclusa l'esperienza parigina, Federico Confalonieri visitò l'Inghilterra entrando in contatto con numerose personalità della cultura e della politica inglesi. Rientrato a Milano, egli soggiornò in vari luoghi della penisola, incontrando numerose personalità e strinse contatti con uomini appartenenti alle sette segrete, in particolare i carbonari. Federico frequentava assiduamente gli esponenti maggiormente attivi del liberalismo lombardo, tanto che riprese i contatti con i whigs fra cui il Duca di Sussex che lo iniziò alla massoneria.

Come egli attesta nelle sue "Memorie", al suo rientro in politica egli fu: " sempre più confermato nel proposito di nulla volerne sapere, né di fondazioni, né di appartenenze alle società segrete, e sempre più persuaso che neppure il bene va operato per vie violente o meno rotte, ma che la lenta, assidua e progressiva propaganda educativa fosse il mezzo migliore da adottare". I primi contatti di Confalonieri con il mondo delle sette e delle cospirazioni avvenne durante il suo soggiorno a Parigi nel 1814. Nel suo soggiorno parigino Federico Confalonieri conobbe Filippo Buonarotti, il quale gli espose le sue idee politiche e gli fece conoscere alcuni suoi amici, tra cui il generale Millet; anche questi due uomini avevano legami con le Società Segrete. Tornato dalla Francia,
Confalonieri e sua moglie Teresa partirono per un viaggio nelle regioni d'Italia. A Napoli egli conobbe un gran numero di Carbonari delle Società Segrete, ma venne a conoscenza della società segreta antagonista I Calderi; altri rapporti con le Società Segrete li ebbe anche in Calabria. Per Pasqua marito e moglie partirono verso Roma, e Federico constatò che il clero romano era poco animato dallo spirito religioso e in ogni parte del Lazio erano presenti i carbonari. Dopo questo viaggio Federico prese coscienza delle tristi sorti dell'Italia, avvolta da uno spirito poco onesto.
L'anno 1820 stava sorgendo e l'Italia era in continuo fermento e le Società segrete erano pronte all'esecuzione. Infatti, l'Austria aveva già deciso che costituzioni in Italia non ne sarebbero sorte quindi tutti si prepararono a distruggere quella napoleonica. Intraprendendo legami con le società segrete gli furono fatte conoscere, anche senza giuramenti, gli statuti della Società degli Adelfi e i primi gradi della massoneria, della Società dei Guelfi e della Carboneria. Le frequentazioni con il vasto mondo dei settari aumentarono notevolmente in quanto non poteva rimanere indifferente ad alcuni obiettivi importanti delle società segrete. Dal 1818 fino al suo arresto (1824),
l'attività del conte Federico Confalonieri divenne frenetica; egli diede vita a numerose iniziative che rappresentavano una possibilità per contrastare il governo austriaco; dal punto di vista culturale Confalonieri si impegnò in maniera attiva alla redazione del "Conciliatore", l'unico periodico che rivolgeva il suo sguardo verso il sogno di un'Europa liberale. Gli uomini del "Conciliatore", non si limitarono a muovere guerra contro l'Austria tramite la penna, ma nocendole illuminando il paese, ridestandone la coscienza e disciplinare le forze. Essi proposero come avveduti e pazienti apostoli, per arrivare al fine dell'indipendenza. Federico Confalonieri era interessato anche a progetti urbanistici, i quali non solo avevano lo scopo di giovare alla vita economica dell'Italia, ma avevano anche un valore politico.

Un altro ambizioso progetto fu quello di aprire scuole lancasteriane o di mutuo insegnamento: dare maggior attenzione all'istruzione popolare, "se l'infima e più miserevole classe della società debba o no ricevere un' istruzione elementare conveniente al suo stato ed alla sua futura destinazione" inserendo i fanciulli successivamente in attività produttive e radicando in loro:"abitudini di docilità, subordinazione, amore dell'ordine, alacrità nel travaglio, compostezza e diligenza". L'educazione del popolo acquisì un significato politico e divenne un altro strumento per la maturazione di un „opinione antiaustriaca e liberalmoderata. Di tutte queste idee di Federico, non ne sopravvisse una. I programmi dei cospiratori naufragarono quando il governo austriaco incomincia una caccia repressiva, così molti di loro furono costretti a scappare all'estero e altri si autodenunciarono. Il forte gruppo dei cospiratori era composto dai giovani nobili e dalla nobiltà borghese intorno alle idee del Confalonieri. Tutti furono condannati a morte. L'azione politica di Federico Confalonieri e degli altri giovani patrizi non era guidata da una matrice ideologica precisa: in lui c'era solo il rifiuto dell'esperienza rivoluzionaria e napoleonica con le sue aspirazioni democratiche. Nell'ottica di Federico, il nobile lombardo avrebbe dovuto essere dotato di ottima cultura, aperto alle novità tecniche e animato da uno spirito filantropico, cioè dotato di amore per gli altri e di interesse perché si realizzi la loro felicità. In tutta l'azione politica, pedagogica e sociale del Confalonieri troviamo una fedeltà alla sua terra, la Lombardia, e al suo ceto. La prodigalità di Federico Confalonieri nella realtà milanese non rappresentava solo la volontà di creare in Lombardia rinnovate condizioni civili, culturali ed economiche, ma anche uno spirito e una motivazione che animasse i gruppi sociali lombardi compatti a provvedere ai bisogni dei più deboli.

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Donne e Risorgimento: il caso di Teresa Casati Confalonieri (1787 – 1830)

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Marotta
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Operatore dei Processi Formativi e Culturali.
  Relatore: Elena Riva
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

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