La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Sabrina Lunesu Contatta »

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Anteprima della Tesi di Sabrina Lunesu

Anteprima della tesi: La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana, Pagina 10
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13 terre di una famiglia abitavano le anime degli antenati che le avevano coltivate nel passato. Per questo la terra non poteva mai essere venduta, né si poteva estromettere qualcuno dalle terre che aveva sempre coltivato. Una parte cospicua della popolazione yoruba era costituita da schiavi ancor prima dell’arrivo degli europei. Erano solitamente prigionieri di guerra o persone che avevano perso la libertà a causa di debiti o crimini. La loro vita era abbastanza tollerabile, vivevano nelle stesse case dei padroni ed erano trattati con rispetto. Coltivavano le terre dei loro padroni e ricevevano una parte dei prodotti coltivati. Erano anche obbligati a seguire i padroni nelle spedizioni di guerra. Questa situazione si modificò completamente con l’arrivo degli europei e con l’esplosione della tratta. Sempre più frequentemente, dei gruppi armati attaccavano popolazioni indifese con l’unico fine di raccogliere prigionieri da vendere ai bianchi. Quindi gli schiavi diventarono una proprietà economica di gran valore, con un buon prezzo ed un mercato sicuro. A Cuba la tratta era gestita prevalentemente da inglesi, portoghesi e francesi e solo più tardi, quando la Spagna liberalizzò i traffici, i sudditi spagnoli iniziarono a prendervi parte. Già nel 1505 i primi esploratori portoghesi conoscevano gli yoruba e facevano menzione dei loro territri. Pù tardi nel 1580, il regno dell’alafin Obalokun Erin entrò in contatto con i portoghesi. Nel secolo XVII, nel suo trattato di geografia apparso nel 1668, Olfert Dapper ci ha lasciato una descrizione molto dettagliata del regno di Ulkuma: “il regno di ulkuma o Ulkami, è situato ad est di Arder tra i regni di Arder e Benin a nord-est, ma non arriva al mare. Da questo regno molti schiavi, che vennero sia catturati in guerra sia ridotti in schiavitù per aver commesso dei misfatti, furono portati a Little Arder (Porto Novo) e lì venduti ai tedeschi e ai portoghesi, che li portarono nelle Indie Occidentali”. Talbot sospetta che questo regno corrisponda al regno di Oyó. Le notizie ottenute dai viaggiatori che visitarono l’interno dell’Africa, nella zona della tratta, non sono del tutto soddisfacenti, in quanto si prestano a gran confusione, impedendo di comprendere la differenza tra Ulkami ed Oyó. È significativo il contributo del geografo Bello de Hoossa, che parla di Oyó come regno di Yarba: “Yarba è una provincia estesa, contenente fiumi, foreste, spiagge, e montagne così come una serie di altre cose straordinarie. Da un lato di questa provincia c’è l’ormeggio per le navi dei cristiani, che sono soliti recarsi lì per acquistare schiavi. Questi schiavi erano esportati dalla nostra regione e venduti alla gente di Yarba, che a loro volta, li rivendevano ai cristiani. Gli abitanti di questa provincia si suppone siano i discendenti dei bambini di Canaan, della tribù di Nimrod. La causa del loro stabilirsi nell’Africa occidentale fu la conseguenza del fatto di essere guidati da Yaarooba, figlio di Kahtan, fuori dall’Arabia, verso la costa occidentale, tra l’Egitto e l’Abissinia. Da lì, avanzarono verso l’interno dell’Africa, sinchè raggiunsero Yarba, dove fissarono la loro residenza. Sulla strada lasciavano, in ogni posto in cui si fermavano, una tribù della loro gente. È per questo che si suppone che ogni tribù