La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Sabrina Lunesu Contatta »

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Anteprima della tesi: La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana, Pagina 12
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15 Dal 1790 al 1875, Cuba vede l’auge della sua economia agricola e le statistiche ufficiali dichiarano che entrarono nell’isola 436844 bozales 13 , numero che chiaramente non considera gli schiavi importati clandestinamente. Dall’anno 1820, data che segna la completa decadenza degli yoruba, sino al 1865, data che a sua volta indica la rovina del contrabbando dei neri, si registrano nell’isola 28948 bozales. Il 30 maggio del 1820, la Spagna si impegnò con l’Inghilterra a sopprimere il traffico negriero in tutti i suoi domini e simultaneamente proibì ai suoi sudditi il traffico degli schiavi in tutte le zone a nord dell’Equatore. È chiaro quindi che gli schiavi entrati a Cuba posteriormente alla firma del trattato tra le due nazioni, avrebbero dovuto essere di provenienza bantu, e quindi congo, mozambicani, ecc. se il trattato fosse stato rispettato. In realtà, la tratta clandestina continuò per almeno quarant’anni dalla firma del trattato. Nel basso Niger si sgretolava un grande e potente impero – quello yoruba - che per molto tempo aveva imposto le sue condizioni ai popoli vicini e che ottenne molti vantaggi con l’inizio della tratta. Il Dahomey, uno stato di scarso potere, che era stato sotto la tutela di Oyó e sottomesso al potere degli alafin e dei sovrani yoruba per più di un secolo, fu il fulcro di questi intrighi. I dahomeiani, da una posizione geografica vantaggiosa, fecero di tutto per avvicinarsi alla costa occidentale e trafficare con gli europei, così come i loro vicini di Wida e Ardra; ma per fare questo era necessario sottomettere entrambi i popoli. Così, nel 1724 organizzano l’esercito ed occupano Gran Ardra e due anni più tardi Wida. A questo punto gli yoruba si schierano con il popolo di Wida e dichiarano guerra ai dahomeiani e li sottomettono alle loro condizioni. Dietro tutti questi movimenti bellici c’era la mano dell’Inghilterra e della Francia, due poteri rivali nella tratta degli schiavi. L’interesse che avevano gli yoruba per la crescita politica ed economica dei dahomeiani non era basato sul “gusto che hanno i popoli selvaggi per la guerra e la distruzione”, ma era semplicemente una lotta per l’acquisizione di quote di mercato. La vantaggiosa posizione geografica del Dahomey li metteva in condizione di avere, attraverso Wida e Ardra, interscambi con gli europei del litorale. Gli yoruba, in quanto più potenti, tentarono di contenere la sfera di influenza commerciale dei loro rivali, circostanza questa che portò all’incremento della tratta e che a volte fu una della cause della presenza del gran numero di dahomeiani che inondarono i mercati del Nuovo Mondo. Più tardi l’impero yoruba iniziò a declinare e i dahomeiani per vendetta si accanirono contro i loro antichi rivali, il chè portò la presenza degli yoruba tra le fila degli schiavi. A partire dal 1702 l’unità politica yoruba venne meno, a causa di problemi interni e soprattutto per l’ingresso nello scenario storico delle tribù Hausa e Fulani: la prima costituita da una nazione stabile come quella Nupe, e l’altra da gente nomade dispersa nell’alta valle del Niger. In questo modo non solo si disintegrò il potente impero yoruba ma anche la ricchezza della sua economia e i negrieri della costa approfittarono delle guerre e le trasformarono in retate di schiavi. Il collasso del regno yoruba corrispose alla crescita della produzione a Cuba. È ovvio che non tutti gli schiavi entrati a Cuba in questo periodo furono yoruba, ma provenivano sia dai mercati stabiliti nella zona proibita, compresa la regione del delta del Niger e la zona al nord della Sierra 13 Vedi Appendice n. 1