La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Sabrina Lunesu Contatta »

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Anteprima della Tesi di Sabrina Lunesu

Anteprima della tesi: La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana, Pagina 3
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6 Introduzione Diego Velásquez conquistò l’isola di Cuba negli anni 1511 – 1512. È probabile che diversi schiavi neri fossero nella sua spedizione o che comunque giunsero sull’isola poco tempo dopo il loro arrivo. Bartolomé de Las Casas, “l’apostolo delle Indie”, ordinò un’indagine accurata a proposito delle condizioni di vita degli indiani, che lui riteneva deplorevoli. Egli richiese, su richiesta dei coloni, che fosse permesso a chiunque arrivasse sul suolo delle Indie Occidentali, di portare con sé una dozzina di negri dalla Spagna, che avrebbero evitato agli indiani gran parte del loro duro lavoro 1 . La santería iniziò in Africa, nella Valle del Nilo, tra il popolo chiamato Twa. Quattro gruppi minori dei Twa si svilupparono e viaggiarono verso il centro; quelli che si stabilirono al nord, furono conosciuti come Ta-Merrians o Egiziani, quelli al sud, Amazulus, quelli ad est, Agikuyus, e quelli all’ovest, Yoruba. Quanrantamila anni fa, i Twa concepivano dio in un modo che divenne la base di molte religioni africane. I Twa chiamavano il loro dio semplicemente il Grande Creatore di Tutto – lo Sconosciuto. I Ta-merrians chiamarono questo dio Aten, mentre gli yoruba, Olodumare. La civilizzazione yoruba vera e propria iniziò con la fondazione della città santa di Ile –Ife, centro del loro impero. Quando i trafficanti di schiavi europei giunsero sulle coste dell’Africa occidentale, il potere della civiltà yoruba aveva già iniziato a decrescere. Tuttavia, la bellezza dei lavori artistici e dei miti religiosi yoruba erano paragonabili a quelli greci. La disintegrazione dell’impero yoruba può essere fatta coincidere con la caduta dell’Alafin Awole nel 1796. L’invasione da parte delle tribù Fulani durante la prima parte del XIX sec. determinò la cattura di centinaia di migliaia di yoruba come prigionieri di guerra che saranno poi ceduti ai mercanti di schiavi e imbarcati verso il Nuovo Mondo. Tra gli yoruba, Olodumaré – anche chiamato Olorun – era il più grande di tutte le divinità, colui che suddivise l’ashé, la fonte di tutti i poteri, tra le divinità inferiori. Olodumaré si pensava essere troppo distante dall’umanità per aiutarla nei problemi quotidiani; per questo gli yoruba, e i loro discendenti del nuovo mondo, i Lucumí e i Nagos, si rivolgevano agli orisha. L’area principale dello Yorubaland è situata nella parte sud-occidentale dell’attuale Nigeria, anche se un numero considerevole di yoruba vive nei paesi vicini del Benin e del Ghana. Gli yoruba trasportati come schiavi nel nuovo mondo, e conosciuti come Lucumí a Cuba e Nagos in Brasile, furono abili nel preservare la loro cultura. Il termine yoruba 2 si riferiva originariamente solo alle persone provenienti dalla città–stato di Oyó; fu poi usato per fare riferimento a tutti i membri dell’egemonia di Ife nel XIX sec. La città di Ife, chiamata Ile-Ife, nella tradizione yoruba è considerata la culla della creazione. 1 Aimes, 1967, p. 7 2 “Yoruba è il termine che identifica tutte le tribù che parlano la stessa lingua (…) è una denominazione prettamente linguistica (…) è parte della sottofamiglia “kwa” a sua volta fu divisa in molteplici dialetti dalle divisioni tribali”, Natalia Bolívar, “Los orisha en Cuba”, da http://freeweb.supereva.com/archiviocubano/