Ipotesi psicodinamica del figlicidio: Psicosi maniaco-depressiva e distruttività materna

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Psicologia

Autore: Serena Lauri Contatta »

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7 1. Definizione di figlicidio Il termine figlicidio deriva dal latino filius, figlio, e cidium-cidere, uccidere che tradotto corrisponde a: uccisione del figlio. E viene utilizzato dalla criminologia per indicare l’uccisione del figlio dal compimento del primo anno di vita in poi (Fiorentini, 1981, 263-275). Tale fenomeno rientra nella più vasta gamma di atti aggressivi rivolti dal genitore verso il proprio figlio. Pertanto definire il figlicidio significa anche distinguere tra l’atto criminoso e ciò che viene denominata condotta con significato figlicida che ricorre nel caso di maltrattamenti fisici, seduzioni incestuose, sevizie psichiche (Carloni, Nobili, 2004, 62-76). Tali atti costituiscono comportamenti assunti nei confronti del proprio figlio, motivati da pulsioni aggressive che non culminano però nell’atto omicida. Nella nostra civiltà, particolarmente attenta ai diritti del minore e sensibile ad ogni tipo di abuso sull’infanzia, il delitto del figlicidio appare in tutta la sua gravità e incomprensibilità. Tuttavia il tema dell’assassinio del proprio figlio è riscontrabile in diverse culture e periodi storici. In riferimento a quest’ultimo aspetto basti pensare che nell’impero romano vi era “la patria potestà” che contemplava il diritto di vita e di morte sui figli che potevano essere venduti e sacrificati agli dèi. Devereux, psicoanalista e antropologo, riferisce che il cannibalismo ed il commercio della carne dei figli erano frequenti nel medioevo durante i periodi di carestia, così come sono stati consumati anche nella Russia post-rivoluzionaria e in Cina durante la grande carestia degli anni ‘59-‘61 (Deverux cit. in Di Gianfrancesco, 2005, 57). In culture differenti da quella Italiana, come quella Indiana e Africana si riscontrano casi in cui, secondo il costume locale, l’uccisione di un infante non viene considerato un delitto, poiché il neonato è appena venuto al mondo e non può essere considerato un essere umano completo. Secondo tali costumi, il neonato deve essere trasformato in essere umano poco alla volta. A tale proposito Bramante sostiene nel libro Fare e disfare dall’amore alla distruttività materna che prima del secolo attuale, in India i 6/7 della popolazione praticava in modo sistematico il figlicidio delle bambine ed era usanza diffusa tra le donne del Bengala gettare i propri figli nel Gange. Ogni anno in India nascono 12 milioni di bambini ma il 25% non arriva a 15 anni. Risulta che