La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Sabrina Lunesu Contatta »

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Anteprima della Tesi di Sabrina Lunesu

Anteprima della tesi: La santeria. Credenze e pratiche rituali di una religione afrocubana, Pagina 8
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11 Dal punto di vista religioso, la religione è stata il “leitmotiv” della vita yoruba. “Tutto è sacro”. Così Valentino Salvoldi sintetizza la sua esperienza di vita e di ricerca tra gli Yoruba negli anni ’70. “Il mangiare insieme è un rito privilegiato: lo stesso cibo, consumato in un contesto di preghiera e di mistero, crea lo stesso sangue nei vari partecipanti ed è il presupposto per avere la stessa anima. Un solo cibo, un solo sangue, una sola anima: questo è l’apice della solidarietà umana, perché il banchetto, unendo gli uomini tra loro, pone il presupposto per un’alleanza con la divinità” 9 . L’Essere supremo, le divinità, sono state sempre le responsabili di tutti i fatti, sia di quelli felici che di quelli dolorosi. Tutto quello che può fare l’uomo è consultare l’oracolo per conoscere la volontà delle divinità e poter obbedire ai loro consigli e ai loro mandati. Il Dio Supremo costituisce il concetto religioso più evoluto ed elevato nella religione yoruba. È distinto dalle altre divinità del panteon in quanto è troppo elevato e troppo puro e di conseguenza troppo distante per essere oggetto di culto. Gli oricha sono gli dei del panteon. Sono concepiti come spiriti soprannaturali generalmente associati alle forze della natura: le tempeste, il vento, il mare, le malattie, la terra, le acque dolci. Gli oricha sono il prodotto di una concezione animista. Il culto degli antenati o “babanla” costituisce la terza categoria religiosa. Eccetto quello che si rende alla famiglia reale, il culto degli antenati è semplice ed essenzialmente privato; il sacerdote che lo officia è il capo della famiglia o del clan. La quarta categoria è costituita dagli amuleti e dagli oggetti magici. La religione yoruba è essenzialmente ritualista e liturgica. I riti seguono delle modalità fisse, invariabili e tradizionali. Ogni atto rituale è intriso di un certo sentimento magico, e chi non seguisse rigidamente il rituale tradizionale rischia di incorrere nella rabbia e nel castigo della divinità. Tra gli yoruba, infatti, il fine ultimo che persegue tutta la loro attività religiosa è assicurarsi il favore delle divinità. Si crede che, se il rito si svolge nelle forme e nelle condizioni appropriate, le divinità, soddisfatte, riempiranno i fedeli di beni. Essendo il rituale e il culto tradizionale così importante per gli yoruba, è necessaria la presenza di una casta sacerdotale molto organizzata e specializzata che garantisca il regolare svolgimento delle cerimonie. Le funzioni dei sacerdoti sono: agire come intermediari tra gli uomini e le divinità. Il sacerdote è l’avvocato dei credenti di fronte alle divinità ed è colui che indica alle divinità i desideri dei credenti. i sacerdoti sono, inoltre, divinatori. Anche se questa funzione è di esclusiva pertinenza dei babalawo, sacerdoti di Orunmila, in generale tutti i sacerdoti possiedono il potere di divinazione. Sono numerosi i metodi divinatori impiegati, anche se quella più completa e potente è quella usata dai babalawo. i sacerdoti sono incaricati di preparare gli amuleti. Agiscono anche come medici prescrivendo l’uso di certe erbe per particolari malattie. 9 Salvoldi, V., “Il banchetto sacro. Aspetti della cultura yoruba della Nigeria”, p. 9, da Lunesu, “Yoruba. Tra storia e religione”, Tesina per il Corso di Culture e società dell’Africa Musulmana, Prof. Alice Bellagamba, A.a. 2004 – 05, p. 7