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Rating ambientale di credito. Nuovi strumenti per misurare il rischio ambientale d'impresa nelle istruttorie di fido alla luce del Nuovo accordo di Basilea

Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Rabito
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Tommaso Sediari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 272

Questo lavoro trae spunto dal Nuovo accordo di Basilea, le cui regole come è noto entreranno in vigore entro il 2006 ed imporranno alle banche l'adozione di nuovi e più analitici sistemi per la misurazione del rischio di credito. Tra le novità più consistenti introdotte nel primo pilastro dell'Accordo ricordiamo: l'apertura ai modelli di rating interno per la misurazione del rischio creditizio e l'allargamento alla valutazione dei rischi operativi. In particolare in questo lavoro è stato studiato il rischio ambientale legato alla concessione dei finanziamenti alle imprese da parte delle banche e come tale rischio può essere gestito e valutato attraverso lo strumento del rating. Le imprese affidate dunque per effetto delle loro attività (o delle caratteristiche del patrimonio) possono produrre danni ambientali tali da generare conseguenze negative dirette o indirette anche per le banche. Per effetto del regime di responsabilità vigente nello Stato in cui la banca opera, questa può essere ritenuta corresponsabile dei danni ambientali prodotti dalle imprese che ha finanziato; per cui potrebbe essere costretta a sostenere i costi di ripristino dello stato dei luoghi(rischi diretti). Esistono poi una serie di rischi indirerri legati alla solidità economico finanziaria dell'affidato, per cui l'impresa finanziata potrebbe rivelarsi in tutto o in parte insolvente dovendo rispondere dei danni ambientali. Ancora vi è un rischio legato alla solidità patrimoniale dell'affidato per cui potrebbe verificarsi una perdita di valore negli asset patrimoniali o nelle garenzie immobiliari concesse a fronte del finanziamento per problemi di inquinamento. Infine una banca potrebbe incorrere nel cosidetto rischio di reputazione (o rischio di immagine) per cui acquisire l'appellativo di "banca dell'impresa inquinante", con le relative conseguenze negative che ne possono derivare nei rapporti con investitori, clienti ed in generale tutti gli stakeholders. Il rischio ambientale connesso alle attività e ai progetti di investimento delle imprese finanziate entra dunque direttamente nel profilo di rischio complessivo delle stesse, e come tale deve essere attentamente valutato e gestito. Lo strumento che consente di includere la variabile ambientale all'interno del tradizionale processo di erogazione del credito è il rating ambientale di credito. questo permette di valutare e individuare i potenziali rischi ambeintali connessi alle attività delle imprese che presentano domande di finanziamento o ai relativi progetti di investiemnto, e di sintetizzare tali valutazioni attraverso un giudizio sitentico (rating appunto) utilizzato successivamente dalla banca per definire il profilo di rischio complessivo del cliente e il relativo prezzo del finanziameto.

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3 INTRODUZIONE L’importanza che le tematiche ambientali stanno rivestendo in ogni ambito del contesto socio-economico mondiale, non è ancora stata recepita appieno all’interno della cultura finanziaria e in particolare di quella bancaria. E’ possibile tuttavia riscontrare delle eccezioni anche di un certo spessore; scelte concrete in questa direzione sono già state compiute da diversi anni in alcuni paesi come gli Stati Uniti, la Germania o l’Austria, dove, dietro la spinta o in diretto contatto con le organizzazioni dei consumatori o con i movimenti ecologisti, sono stati costituiti fondi comuni o banche che attuano una politica selettiva degli investimenti, indirizzandoli, ad esempio, a sostenere aziende che lavorano nel campo della salvaguardia ambientale, oppure che producono beni e servizi eco-compatibili. Si tratta di passi importanti, ma che testimoniano un’attenzione ancora circoscritta, poiché il problema ambientale è visto dalle banche, soprattutto quelle più restie al cambiamento, come un fenomeno a loro “esterno”, al quale dedicare attenzione essenzialmente per il fatto che rappresenta un settore su cui investire. La situazione italiana non si discosta da quella appena descritta, anzi su queste tematiche si registra ancora un quadro piuttosto arretrato. Solamente i maggior gruppi bancari del nostro paese (Monte dei Paschi di Siena, San Paolo IMI, Unicredito Italiano) si stanno da alcuni anni impegnando nel gestire la variabile ambientale a trecentosessanta gradi. Tuttavia, l’ormai prossima introduzione (entro la fine del 2006) delle regole del Nuovo Accordo di Basilea, volte ad inserire misure maggiormente selettive nella concessione del credito alle imprese e un nuovo sistema di misurazione del rischio basato su rating interni, oltre che ad allargare le valutazioni ai rischi operativi, consentirà di modificare radicalmente il rapporto banca-impresa. In prospettiva si apriranno così anche da noi le porte ad una maggiore attenzione verso le tematiche ambientali. Questo rapporto richiederà inevitabilmente una più intensa collaborazione tra le parti, in cui le banche dovranno riconoscere in termini positivi gli strumenti volontari adottati

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