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L'arte terapia in carcere: valenze terapeutiche e risocializzanti

Informazioni tesi

  Autore: Silvia Cottino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Enrico Molinari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 151

Questa tesi propone una riflessione circa la possibilità di progettare e realizzare spazi di arte terapia in ambito penitenziario, con lo scopo ultimo di indagare le valenze terapeutiche e risocializzanti attribuibili a tale intervento creativo.
Il lavoro è diviso in due parti: una prima parte, suddivisa in quattro capitoli, dedicata all’approfondimento di una serie di tematiche generali che costituiscono il quadro di riferimento all’indagine successiva che, nella seconda parte, si focalizza sull’arte terapia in carcere. Nel primo capitolo ho analizzato la possibilità di concepire spazi di terapia in contesti non convenzionali, prendendo in considerazione il carcere come esempio di tale speculazione. Nel secondo capitolo la riflessione riguarda in particolare l’ambito penitenziario, l’Ordinamento odierno, la presenza degli psicologi in carcere e un’analisi approfondita dei bisogni che caratterizzano gli esseri umani detenuti. Nel terzo capitolo si parla della sofferenza mentale in carcere, attraverso una serie di contributi di autori come Goffman E. e Clemmer D. che hanno studiato tale argomento, mentre nel quarto segue un approfondimento sull’arte terapia, sulla storia che caratterizza tale metodo terapeutico e sulle sue principali funzioni e applicazioni.
La seconda parte della tesi riporta una serie di interventi, stranieri e italiani, di arte terapia in carcere, concludendosi con la descrizione delle attività avvenute nella Casa Circondariale San Vittore di Milano e seguite da me personalmente attraverso un’esperienza diretta. Il racconto del caso studio di San Vittore è corredato da una serie di immagini che aiutano la comprensione dell’attività arteterapeutica.

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5 INTRODUZIONE Da qualche decennio l’arte terapia è divenuta una pratica psicoterapica riconosciuta nel nostro paese per la sua efficacia e validità terapeutica 1 ; la sua diffusione, in contesti clinici privati ma anche pubblici tradizionali, testimonia la necessità e il desiderio attuali di concepire e progettare terapie psicologiche sempre più attente a produrre un reale benessere nelle persone sofferenti migliorando la qualità della loro vita. L’arte terapia, basata su principi teorici che richiamano quelli delle più tradizionali psicoterapie, presuppone una visione olistica dell’individuo e quindi della psicopatologia. Secondo questa prospettiva l’uomo è da considerarsi nella sua completezza sia di organismo biologico sia di soggetto psichico, e per di più non risulta comprensibile come somma di funzioni quanto piuttosto come realtà complessa, dinamica e unitaria. A fronte di tale concezione, anche la psicopatologia deve essere riformulata nel senso che, pur rimanendo una disciplina interessata a scoprire l’origine di un funzionamento anormale o deviante dell’attività psichica umana, dirigerà la propria indagine eziologica verso spiegazioni che tengano conto della omnicomprensività, biologica e psichica con cui l’uomo si esprime e vive. Una simile concezione dell’uomo e della psicopatologia ha aperto la strada a tutta una serie di sperimentazioni che, in diversi contesti terapeutici più o meno convenzionali, utilizzano il medium artistico come agente di cura e come strumento privilegiato per l’espressione sana e creativa dell’uomo. Tra i contesti terapeutici in cui si è sperimentata la pratica arteterapeutica, il carcere rappresenta un ambito stimolante e innovativo per progettare e realizzare interventi psicologici di aiuto e sostegno alla persona. Nel 1975 il nuovo Ordinamento Penitenziario (L. 26 luglio 1975, n.354) sancì l’ingresso degli psicologi negli istituti penitenziari in qualità di esperti, incaricati di svolgere “attività di osservazione e trattamento”. Fra le attività di trattamento anche 1 Nel 1994 nasce a Napoli la CONFIAM (Confederazione Italiana delle Associazioni di Musicoterapia) e successivamente, nel 2002, viene istituita l’AIM (Associazione Italiana professionisti della Musicoterapia); nel 1997 viene fondata l’APID (Associazione Professionale Italiana Danzamovimentoterapia) e nel 1999 l’APIArT (Associazione Professionale Italiana degli Arte Terapeuti). Per la drammaterapia non esiste ancora un registro professionale, ma negli ultimi anni i singoli professionisti si stanno occupando di favorire tra loro un confronto diretto all’individuazione di una modalità terapeutica comune.

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Parole chiave

arte terapia
carcere
malattia mentale in carcere
psicologia giuridica

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