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Riforme e conomiche e servizi sociali nel sudafrica post-apartheid: l'accesso all'acqua

Informazioni tesi

  Autore: Antonio Senta
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: IrmaTaddia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 130

Nel momento in cui questa tesi viene scritta, si sta celebrando l'anniversario dei primi dieci anni di democrazia. Nella vita quotidiana, nei mercati e sugli autobus, nelle piazze e nelle strade, alla televisione e alla radio, si respira senza dubbio ancora una aria nuova, come un' eco del 1994; nei grandi eventi di popolo, così come nei discorsi della gente è evidente la felicità e l'orgoglio per la nuova strada intrapresa dalla "nazione arcobaleno". Neri e bianchi vivono, apparentemente senza evidenti conflitti razziali, la propria quotidianità insieme. E' sorprendente la totale assenza di odio da parte dei neri nei confronti dei bianchi; sembra quasi, ad un primo acchito, che le nozioni di odio e vendetta razziale siano praticamente assenti.
A Mandela, leader storico del movimento anti-apartheid, simbolo delle sofferenze e della tenacia di un popolo intero e, in ultimo, padre putativo del nuovo Sudafrica, va senza dubbio gran parte del merito di ciò. Sin dalla sua liberazione, avvenuta nel febbraio 1990, dopo ventisette anni di carcere, egli si è attribuito il compito di riconciliare le masse nere con la minoranza bianca, impegnando ogni suo sforzo nella ricerca di un futuro di convivenza pacifica in grado di superare la dicotomia oppresso-oppressore. Tale dicotomia è l'inevitabile paradigma di interpretazione degli ultimi trecento anni di storia sudafricana, segnati dal colonialismo europeo e dall' imposizione di una gerarchia razziale fondata sullo sfruttamento e la segregazione e culminata nel sistema dell'apartheid.
D'altra parte il fatto che alcuni bianchi siano stati parte del movimento di liberazione ha fatto sì che la contrapposizione all'interno del paese non abbia assunto una connotazione esclusivamente razziale ma anche e soprattutto politica, tracciando una linea netta tra attivisti (non solo neri) da una parte e coloro i quali contribuivano a perpetuare il sistema di segregazione dall'altra. Nel momento culminante della lotta di liberazione, segnato dall'insurrezione delle townships (sobborghi urbani) alla fine anni degli anni Ottanta, pochi bianchi continuarono il loro lavoro quotidiano all?interno delle comunità nere per paura di diventare bersaglio di attacchi sconsiderati, tuttavia in molti hanno proseguito nella loro azione di appoggio e supporto della lotta. Nonostante la consapevolezza che - per citare le parole di Steve Biko - "in ultima analisi nessun bianco può sfuggire dall'essere membro del partito degli oppressori", tali persone hanno voluto fare proprie le istanze di liberazione delle masse nere. Anche ad essi, soli, in mezzo ad una maggioranza bianca a favore dell'apartheid, va una piccola parte del merito per cui è oggi possibile entrare in una township ed essere accolto in maniera fraterna. E' difficile immaginare come poteva essere la vita di un nero sotto l'apartheid; non credo che le letture, o i racconti possano aiutare a capirlo completamente; ma l'imbarazzante gentilezza e quasi deferenza con cui un bianco viene trattato in un minibus di Cape Town è il segno tangibile delle conseguenze psicologiche del retaggio storico di anni di oppressione, sfruttamento e segregazione. Dieci anni dopo è ancora viva la gioia, la felicità, forse quasi l'incredulità seguita alla liberazione. E' opinione condivisa che, date le difficoltà della transizione, il relativamente pacifico consolidamento di un sistema liberale e democratico vada considerato come un risultato ragguardevole. Trattando di questo paese non si può non tenere conto di questo.
Pur tuttavia i paradigmi di classe presenti all'interno della società non hanno vissuto quella rivoluzione avvenuta invece nel campo dei diritti civili e politici. Al contrario le masse nere povere hanno visto ben presto minati alle fondamenta quei pochi progressi sociali "che non sarebbe sbagliato a questo punto chiamare illusioni" ottenuti nei primissimi anni di democrazia. Sarà nostro interesse approfondire le caratteristiche e i motivi di ciò e le risposte che le comunità cercano di elaborare.
La critica dell' attualità, delle decisioni economiche e politiche del potere in nulla vuole scalfire o diminuire la portata epocale della liberazione del paese dall'apartheid: le prime elezioni democratiche del 1994 hanno segnato la fine di un'epoca buia, durante la quale la dignità umana è stata sistematicamente calpestata. Anzi, vogliamo sperare che il nostro lavoro, insieme a quello ben più importante di decine di ricercatori e attivisti, possa essere di aiuto nel portare avanti quei principi costituenti del movimento anti-apartheid, parte dei quali proprio la Costituzione del 1996 ha sancito.

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3 RIFORME ECONOMICHE E SERVIZI SOCIALI NEL SUDAFRICA POST-APARTHEID: L’ACCESSO ALL’ACQUA C’è la bellezza e ci sono gli umiliati qualunque difficoltà presenti l’impresa non vorrei mai essere infedele né ai secondi né alla prima. A.Camus PREFAZIONE: IL CONTESTO SUDAFRICANO Nel momento in cui questa tesi viene scritta, si sta celebrando l’anniversario dei primi dieci anni di democrazia. Nella vita quotidiana, nei mercati e sugli autobus, nelle piazze e nelle strade, alla televisione e alla radio, si respira senza dubbio ancora una aria nuova, come un’ eco del 1994; nei grandi eventi di popolo, così come nei discorsi della gente è evidente la felicità e l’orgoglio per la nuova strada intrapresa dalla “nazione arcobaleno”. 1 Neri e bianchi vivono, apparentemente senza evidenti conflitti razziali, la propria quotidianità insieme. E’ sorprendente la totale assenza di odio da parte dei neri nei confronti dei bianchi; sembra quasi, ad un primo acchito, che le nozioni di odio e vendetta razziale siano praticamente assenti. A Mandela, leader storico del movimento anti-apartheid, simbolo delle sofferenze e della tenacia di un popolo intero e, in ultimo, padre putativo del nuovo Sudafrica, va senza dubbio gran parte del merito di ciò. Sin dalla sua liberazione, avvenuta nel febbraio 1990, dopo ventisette anni di carcere, egli si è attribuito il compito di riconciliare le masse nere con la minoranza bianca, impegnando ogni suo sforzo nella ricerca di un futuro di convivenza pacifica in grado di superare la dicotomia oppresso- oppressore. Tale dicotomia è l’inevitabile paradigma di interpretazione 1 Nell’aprile 1994 si svolsero le prime elezioni libere vinte dell’ANC (African National Congress) con il 62.65% dei voti: cfr. L. Thompson, A history of South Africa, Tale University Press, 2000, p. 264.

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